This is a digitai copy of a book that was prcscrvod for gcncrations on library shclvcs bcforc it was carcfully scannod by Google as pari of a project
to make the world's books discoverablc online.
It has survived long enough for the copyright to expire and the book to enter the public domain. A public domain book is one that was never subjcct
to copyright or whose legai copyright terni has expired. Whether a book is in the public domain may vary country to country. Public domain books
are our gateways to the past, representing a wealth of history, culture and knowledge that's often difficult to discover.
Marks, notations and other maiginalia present in the originai volume will appear in this file - a reminder of this book's long journcy from the
publisher to a library and finally to you.
Usage guidelines
Google is proud to partner with librarìes to digitize public domain materials and make them widely accessible. Public domain books belong to the public and we are merely their custodians. Nevertheless, this work is expensive, so in order to keep providing this resource, we have taken steps to prcvcnt abuse by commercial parties, including placing lechnical restrictions on automated querying. We also ask that you:
+ Make non-C ommercial use ofthefiles We designed Google Book Search for use by individuals, and we request that you use these files for personal, non-commerci al purposes.
+ Refrain fivm automated querying Do noi send aulomated queries of any sort to Google's system: If you are conducting research on machine translation, optical character recognition or other areas where access to a laige amount of text is helpful, please contact us. We encouragc the use of public domain materials for these purposes and may be able to help.
+ Maintain attributionTht GoogX'S "watermark" you see on each file is essential for informingpcoplcabout this project and helping them lind additional materials through Google Book Search. Please do not remove it.
+ Keep it legai Whatever your use, remember that you are lesponsible for ensuring that what you are doing is legai. Do not assume that just because we believe a book is in the public domain for users in the United States, that the work is also in the public domain for users in other countiies. Whether a book is stili in copyright varies from country to country, and we cani offer guidance on whether any specific use of any specific book is allowed. Please do not assume that a book's appearance in Google Book Search means it can be used in any manner anywhere in the world. Copyright infringement liabili^ can be quite severe.
About Google Book Search
Google's mission is to organize the world's information and to make it universally accessible and useful. Google Book Search helps rcaders discover the world's books while helping authors and publishers reach new audiences. You can search through the full icxi of this book on the web
at|http: //books. google .com/l
Informazioni su questo libro
Si tratta della copia digitale di un libro che per generazioni è stato conservata negli scaffali di una biblioteca prima di essere digitalizzato da Google
nell'ambito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tutto il mondo.
Ha sopravvissuto abbastanza per non essere piti protetto dai diritti di copyriglit e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio è
un libro clie non è mai stato protetto dal copyriglit o i cui termini legali di copyright sono scaduti. La classificazione di un libro come di pubblico
dominio può variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono l'anello di congiunzione con il passato, rappresentano un patrimonio storico,
culturale e di conoscenza spesso difficile da scoprire.
Commenti, note e altre annotazioni a margine presenti nel volume originale compariranno in questo file, come testimonianza del lungo viaggio
percorso dal libro, dall'editore originale alla biblioteca, per giungere fino a te.
Linee guide per l'utilizzo
Google è orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili. I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro è oneroso, pertanto, per poter continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire l'utilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa l'imposizione di restrizioni sull'invio di query automatizzate. Inoltre ti chiediamo di:
+ Non fare un uso commerciale di questi file Abbiamo concepito Googìc Ricerca Liba per l'uso da parte dei singoli utenti privati e ti chiediamo di utilizzare questi file per uso personale e non a fini commerciali.
+ Non inviare query auiomaiizzaie Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantità di testo, ti invitiamo a contattarci. Incoraggiamo l'uso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto.
+ Conserva la filigrana La "filigrana" (watermark) di Google che compare in ciascun file è essenziale per informare gli utenti su questo progetto e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi tramite Google Ricerca Libri. Non rimuoverla.
+ Fanne un uso legale Indipendentemente dall'udlizzo che ne farai, ricordati che è tua responsabilità accertati di fame un uso l^ale. Non dare per scontato che, poiché un libro è di pubblico dominio per gli utenti degli Stati Uniti, sia di pubblico dominio anche per gli utenti di altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro è protetto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un determinato uso del libro è consentito. Non dare per scontato che poiché un libro compare in Google Ricerca Libri ciò significhi che può essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere molto severe.
Informazioni su Google Ricerca Libri
La missione di Google è oiganizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e finibili. Google Ricerca Libri aiuta i lettori a scoprire i libri di tutto il mondo e consente ad autori ed editori di raggiungere un pubblico più ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web nell'intero testo di questo libro dalhttp: //books. google, comi
fì'.y'
w
•il
b
5".'.
■V •
m
l.
•-1"
S-MI
r
"_ >
i' i-..
fh
'B(Ì'W\OC.
c\\C )
■ s
r>
i 1 ■*;,
umm DI fimi
*^^ta» « • •
XìU
RACCOLTA
DI VIAGGI
iIEL MOVO CONTINENTE
Fl\0 A'UÌ NOSTItl
DA F. C. mABMOCCBI
Toh. XII.
p 11 A T ir-
m «
VIA(iCiI
AL
NUOVO CONTINENTE
Tom. il
• • • • • - .
• • • • •>
• • •• *
• • • • •
i»"^»
• ■
• • • •
• - • •
• • • •
• !• •• •• ••
• •• ■ • *•• • • »
• •••-■• •*•
• ••••*■••■ •
• ••• •••
• •
• ! • •
• • •
|
• • • • • • • • • * |
•• •• • |
IO • * • • |
• • • • • • • |
• • • • • • • • •• t • • •* • • • |
• • |
• • * > * |
|
|
••• : • • • • |
• II • |
• • • • _ |
• • • |
||||
|
• • • • |
• » • ■ • |
• • |
|||||
|
• • • |
• • • • • A A A |
• • •* • * |
t « |
• t |
|||
|
t • • i |
• ■ • 1 ■ |
• • • • • • • •• V |
* ♦
«
\ \ '% *.' ^: *. V.
•»
vi&€i .:•." ■; 'li^-i; '^,AV)
■1
I. it :m |i|
U
n
VIAGGIO
NELL' AMERICA SPAGNUOLA
.'lessico Gur^wma-!, N. Granita. Perì. Chili, er '
IN TKMPO DBLI.R GUERRE
DELL'INDEPENDENZA
Membro della Società Geografica di Parigi
DEDICATO ALFOWSO DI KAMARTINK
Yolnine ITnfro
TIPOGRAFIA GIACHETTI 1845.
• I
I !
I I
I
! i
£rii}>iiltorc ; ^i. ^(h
0^^^ ^j-m •/«^«■«.«ta «4h > #^^« fc ^-"S - " * f • i^' ^iV«J^1^M^MMntfHHW»«B^
LETTERA DEL SIGNOR DI LAMARTINE
ALL' AUTORE
*yf( cncfaua: , ttS novetn^te /è 4/,
xy rancie ,
S'^/no a^/iaAnona/afne^/e < ^aaa4,' dona ax y<^
d€a€i4Ìu€ a /j*av€édo a t/noftf/^ /
cK^ana/s /ctim4 , e tiaew ciaoa'Uado cut /lùd/o cAe o/ft^A a/m€o nome ne€/ion/edA4hio et uno ck tfcd^' ^io^mi, ^< Aone un ne me anuco du/ta Aiolà (u^^no'UtaAo, ^ap^nc^ ^el /oi/unodo camm4hc ,' ^o/da €€fn4oaU' agliai nf /ané^ ^ne, atianà^ tuéUo/e/do dà'ma ea a/7e^.
Lamarthib
XII.
INTRODUZIONE
i A gran rivoluzione operata I dalla scoperta di Colombo, ■ e il conquisto del continen- te americano fatto da un pugno d' intrepidi venturieri abbandonati a sé slessi e privi qua- si d'ogni aiuto del loro governo, sono cer- tamente i due più straordinari avvenimenti registrali dalla storia : han cangiato la faccia del mondo, e per effetto più diretto hanno ele- valo al più alto grado la potenza Spagnuola e preparata insieme la sua decadenza e rovina.
"3 19 SJ=
Fino alla fine del secolo XV, la Spagna (lì^isa in molti slati indipendenli, vide le sue grandi ricchezze riccvnic daìla natura, con- sumiile da intestine discordie e da settecento anni di guerra contro l'Islamismo.
L' unione delle due corone d'Aragona e di Casliglia , col matrimonio dr Ferdinando e d'Isabella, formò il complesso delle sue for- ze, e da quel momento la Spagna entrò in quella grande e gloriosa carriera, della quale gli annali dei popoli offrono pochi esempi; la scoperta d'America diede a questo regno un'estensione che sorpassò quella dell' impero dell'antica Homa, e prodigiose ricchezze, che serviron di base alla grandezza e allo splen- dore di quella monarchia , e contribuirono a render la potenza pi'cdoaiinaute in europa. Ma questa smisurata estensione di potere fu il segno della sua decadenza . Ella profuse , sotto Orlo V, il sangue do' suoi abitanti in lunghe e sanguinose guern'is' indebolì, sot- to Filippo li, colla violenta cacciala d' un milione d' industri soggetti , e colla, coniìjiua
emigràzìono d' un'altra parie della popola- zione verso l'America. La sete dell'oro le fe- ce abbandonare Pagi'icoltura e l'arti industri, che lenlamenic il procurano, e tolta si diede allo scavo delle miniere: ma presto non pro- ducendo più diche comperare Ì metalli ame- ricani . cessò <r esserne arricchita . Allora s'accreblwr gli errori dciramminÌs(ra/,ion co - loniale: la metropoli aggravò \i(' più il gio- go delle colonie, forzolle finalmente a cor- rere all' armi per liberarsene.
Il conquisto foce nascere un sistema di proprietà, che dee richiamare la nostra atten- zione. La bolla famosa di paj>a Alessandro VI, che tracciò sul globo*/ segiHO di iHvlsio- ne, attribuendo esclusivamente a Ferdinan- do , Isabella e loro discendenli tutte le re- gioni scoperte e da scoprire» ponente delle Azore , fu il titolo primitivo sul quale la Spa- gna fondò i suoi diritti . Ella spiegollo collo spirito feudale di <|ucir epoca , che confinftva col medio evo, ed i suoi principi reputarono d* aver assoluto diritto non solo sulle terre
tlie i loro soggetti scoprivano , ma allresi su lutle le popoliìzioni naiive, che furono in- calzale e Jislribiiitc come animali bruti.
Tale fu r origine dei feudi o encotnlendas , stabiliti tuttavia per protegger gl'Indiani dal- l'oppressione dei primi conquislatori ; e que- st'odioso sistema mollificalo e attenuato, con- tinuossi per dei secoli mal grado il volere della corte di Madrid , a cui V interesse dei coloni oppose lungo tempo quasi insormonta- bili ostacoli. Laonde le calamità degl' Indiani cominciarono col conquisto j ma, per quanto fossero grandi , scemarono tuttavia insensi- bilmente fino al momento , che suonò 1' ora dell" indipendenza . INoÌ esamineremo la sorte e le \ icende di questa razza perseguitata , con lolla r attenzione che merita l'infortunio.
Son note le false e stolte massime di quel- la amministrazione, che privava i coloni di ogni libertà, e lino delle franchi|^ie munici- pali si care agli Spagnuoli d' Europa : e quel- l'odioso sistema dì proibizioni e di monopo- lii che rigorosamente chiudeva agli stranieri
j
I
-3 13 er^ 1' ingresso dello colonie, per assicurarne il provvedimento alla melropoli.
La dominazione del clero dislendi;\asi , com' una vasta rete, su lutto il suolo del- l' America. Mal grado degli sforzi del governo per porre un freno al suo ingrandimento , aveva alla fìne fatto passare nelle sue mani la maggior pai-te della proprietà territoriale . " I conventi, dice l'islorico Mora , possede- >i vano (]uasi tutte le terre degli Indiani , ì ì> quali colla massima facilità le abbandona- » vano per mezzo di legati testamentarii in » onore di qualche santo prediletto^ e quan- M to alle proprietà nulle città può dirsi, che » almeno t due terzi eran caduti in mano >j delle comunità religiose».
Quei flagranti abusi sono innegabili e quei rimproveri fondati ^ e luMn volta non è men vero, che le colonie Spagnuolc d'America presentavano in complesso il più magnifìco e stupendo spettacolo per la loro estensione e pel loro mirabile ordinamento. Non-si pos- son mirare senza un senso di meraviglia tanti
-S IO E ■
|>upoIi ^iAl■ii su quel \asto contiiientt3, suui- iiifssì al inedesimo scettro, aile meilesinH; leggi, ni mudesìmi usi , e formanti gt-iiiiLle e poloni*' ini|)ero obbediente ad un solo' impul- so :, la lin^nn Spagnuoln pai'Iala sopra nno spazio di più di mille novecento leghe , dal- l'isole (li Chiloè fino air ultima California .
Oli apologisti dellji Spagna pretendono , rlie malgrado degli esclusivi inonopolii con- servali da <piesta potenza, la sua sollecitudine per le colonie riv'elaxasi per la profonda pa- ce di che godevano, e per la facilità di for- marvi grandi e pronte ricchezze . L' Ame- rica Spagnuoln , dicono, prosperava sotto gli auspìcii della madre patria, libera dai pericoli e dagli strazii delle guerre che lacerano le al- tre nazioni , sviluppaiulo all' ombra di pace profonda tutti i generi di felicità compatibili colle cognizioni dei suoi abitanti, ed olTrendo hi fortunata e pacifica imagine d' una grande e opulenta famiglia .
Questa ilgura è certamente seducente, e forse lino ad un certo punto verace ^ ma avua
i
in fai libi] mente le sue ombre. 1 mali dei colo- ni doveano esser gravi , e gli abusi , onde si dolevano, veri; poiché hanno alTcrralo la prima favorevole occasione per liberarsene colle armi .
Quanto al clero , le sue ricchezze , la sua dominazione e potenza son fatti inconcussi ; ma la conversione e il mezzo incivilimento d'otto o dieci milioni d' Indiani non fu ope- ra sua? E se il suo dominio fn vero e so- verchio, fu però dolce e moderato . Non inse- gnò egli a quei popoli selvaggi, cui andava a cercare fra mille pericoli in fondo delle foreste, il cristianesimo , clic consiglia Pan- negazion di se stesso , V oblio delle offese , r amor del suo simile e l' immortalità del- l'anima? Non ha egli fatto loro comprendere quanto vi ha di sublime in questa religio- ne , che consacra 1' uguaglianza , versa bal- samo salutare sulle piaghe della soflerenle umanità , e la sorregge suH' estremità della tomba mostrandole il cielo?
Tutle If selle crìslianc hanno maggiore o minore tendenza al proselilìsnio ^ hanno i loro eonqui-iti , dei quali i martiri son gli eroi : ma se paragonansi gli effelti dell' in- Iroduzione del cristianesimo in America per parie del clero cattolico, alle opei-e dei rais- stonarii metodisti protestanti nell'isole del Mar del Sud, fa meraviglia la differenza del- l' esito .
Il fallo pili rilevante elio si mostra da lai paragone, è il seguente : Humboldt , il cui nome fa autorità, ha ritrovalo, che da cento cinquanta anni la popolazione originaria del Messico e della maggior parte delle altre con- trade deirAnierica Spagnuola ha fatto nota- hile aumento , e la sua morale e material con- tlizione è sensibilmente migliorala :^ d' altron- de apparisce dall' unanime relazione dei viag- giatori , che in venti o venticinque anni dì apostolato i missionari Inglesi v Americani son giunti quasi intei-amcnte a distruggere la popolazione di molte isole del Mar del Sud . 1'^ tulli uUribuiscono (piella spaventevole
^
19
(iistruzione al passaggio dalla vita primilìva di quegK isolani , vita piena d'abbondanza e di letizia ^ ad una vita austera e monotona , che senza poter estirpare dai loro cuori i vizii natii, Iki di più dato loro l'ipocrisia • I me- todisti dovevan portare i loro dommi severi e inespressivi sotto i ghiacci del polo, e re- nunziare a vederli fruttificare nei climi ar- denti.
Il clero cattolico ha seguito in America principi i affatto opposti : colla moderazione , coir indulgenza y coli' immedesimarsi alle de- bolezze^ ai gusti e alle passioni de' suoi neofi- ti > colle feste e colle pompe religiose , ani- mate da giuochi analoghi al clima e ai gusti degl' Indiani , ha fondato il suo impero sopra di loro , come col suo zelo a proteggerli e a difendere i loro interessi . D'altronde il cle- ro y malgrado della sua potenza , è stalo il primo a dare il segno dell' indipendenza sa- crificando COSI le sue ricchezze e il suo stalo all'amor della patria.
Per oUii Jinni di continuo soggiorno AintTÌca ho seguilo le varie vicende di que- sta rivoluzione, nella qu&le ho anche avuto parte, avendo assai giovine comandato navi delle repubbliche di Guayaquil, del Perù e del Chili . Divenuto quindi armatore e mercante , sono stalo in grado di conoscere i capi dei governi e i condottieri degli eserciti indipen- denti , e d'avere con <^ssi più o meno intime relazioni. Fui dunque leslimone degli avve- nimenti di quel tempo , mislo di grandezza e di delitti, di fatti, di cose e d'uomini pro- digiosi-, nel quale quella terra che da tre secoli non aveva udito il suono delle armi, ha prodotto subitamente guerrieri di sublime zelo, che correvano a pugnare e morir per la patria, ed uomini politici i cui sforzi passio- nati pel trionfo della libertà non erano forse che illusione, ma almeno nobile e gloriosa illusione, perchè morivano anche per lei.
Se in questo lungo dramma si soti vedu- ti taKoltii ignobili cahecUli gittarsi su questa rivoluzione, come sopra una preda, per
J
disputarsela e carpirsela fra loro , e non aspi- rare al potere ^ che per saziare la lor cupidi- gia, non è men vero che i veri capi e le moltitudini furono pure^ e mostrarono eroica devozione alla patria • Bolivary Sucre , Balcas- se e tanti altri morirono poveri dopo aver sacrificato le loro fortune alla causa delF in* dipendenza-, O' Higgim^ RiK^ada^ay La He- rù y Santa-^Jrux ^ son noti per nobile disin- teresse, e San-Martin^ dopo aver disposto del- ie miniere del Perù , non riporto altro da Li- ma che la bandiera di Pizarro , decretatagli dalla pubblica riconoscenza .
Dirò i principali particolari della vita di tutti questi personaggi, come dei capitani CanteraCy Valdès y Espartero^ Comha y ecc, che difesero gloriosamente F infelice e dispe- rata causa della madre patria . Parlerò pure di quegli officiali francesi , che andarono a porgere all' America indipendente l' ajulo del loro coraggio e della loro esperienza ^ gli ammiragli della nostra marina come Roumìu, Rosamel y Di Moges , La Suite , Casy , ecc ^
gli ufìziali superiori Bruatf Turpin, Cham- brepraseó altri ,sui quali al presente riposa in parte la i^peranza della nostra potenza niarit- tiraa, troveranno pur luogo in quest'opera, al pari dei legittimi omaggi al carattere, che dimostrarono agli occhi di quei nodelli popo- li , i quali avean preso a modello la nostra rivoluzione, e pei quali il solo nome di Francese formava un titolo di raccomanda-
La storia degli avvenimenti della gnerra dell' imiipendenza d' Jmerua , è stata compi- lala su documenti forniti da molli condottieri e capi del due eserciti^ e formerà una suc- cessione di capitoli (li molto interesse. Ho avuto relazione colla maggior parte degli ufi- zialì, che spatriati di Francia per vicende politiche, andarono a cercare asilo in Ame- rica a prezzo del loro sangue;, racconterò le varie sorti dei Brantzm ^ d' Jlbe ^ l tei. So- yei;, Ilaìdelf Sonia mjm, Beauchùf ^ Boitckurd , ed altri .
j
Farò la relazione del mio viaggio a Cho- co , contrada qaa$i sconosciuta sulle rive oc- cidentali della Colombia.
Finalmente dedicherò alcune pagine al com- mercio , dando notizie precise , che potranno giovare agli armatori europei^ nelle opera- zioni che dirisreranno verso contrade , le cui immense ricchezze si rivelano ogni giorno in seno della pace . Terrò pure rapido discorso dei lidi, dei portile dei venti dominanti, bramando di nulla obliare dì quanto possa scorgere i naviganti nelle loro intraprese .
CIP. 1.
■ ■ JvB^lglV— TJ-
l'iniliarcai a Manilla, iti qualità I di seconda lao^oU-nenle, sulla na- I ve a tre alberi la Rìla , ap|i<irtciivn • TàiBi. Bri »b« dfii. cuu tea q«H porlo e destinali per San- Blas, nella Nuova Spagna. La composizifme di'llo fiato «i(7(/f/tofif e della ciurma, offriva un bizzarro uii»ru;;;lio di uumioi di tulle le naziooi . Il capitano, don Andn-a Palme- ro, era Spa;:nuolu: ma è nolo, ette in Spa;;na i|ii'.'«te fon- ziooi sono spessi) di puro nome; il capitano veramente è il rappresentante dei pruprielarj , e talora il medesimo pro- prietario. La direzione del maneggio, il vero ^oierno della nave é fra le mani del primi piloto: quiiidi il vero nosiro
ili I. A FOfCn DI LURC Y
capitano, il pritm officiale (Idia nave, don Filipiio Peiì^i, eraSpagnuolo; et' inglese Itirlinrilson, giovine fri^ìatodi'lle più amabili 'jualiià , ed eccellente marinaro , era primo Itio* goteoenle. Fra i niiiriniiri, v'erano degl' Inglesi , degli An> {{Io-Americani, dei Portoghesi, (te^lì Oliindesi, degW Spa- gnuoli, dei Messicani , alcuni Francesi , molti lailiani di-Ile Filippine e fino dei Lascari del Gange. Avevamo per pas- seggieri , don Afonzo Morgado, don Giovanni Babely,etft; altri Spagnuoli.
Gravi avarie , e la perdita del timuuc a cagione d' un' ar- renamento ci costrinsero a ricoverarci nel piccol porto di Saloniagué sulla riva occidentale di Lu^on , per risarcire il navilio; ma questo vtllagj^io non presentando alcun mezzo, fu d'uopo far venire da Manilla gli operai e i materiali ne- cessari , talché la nostra fermata si protrasse per più di Ire mesi . Siccome dovevamo traversare lutto l' Oceano Pacifico senza mai approdare , ed erano i nostri viveri roosumati, occorse comprare nuove provvisioni, le quali furono im- barcate in lanla copia, cbe era quasi impossibile di trovare da metter piede sulla coperta . Lo schifo ed ì bordi eran pi(>- iii di gabbie di galline , e le minori barchette di polii d' In- dia, d'anitre, di capponi, di frutte, di legumi d'ogni sor- ta; avevamo capre , porri , distrati; insomma il nostro d;i- vilio rassembrava assai all'arca di Noè.
Uopo aver salpato da Saloniagué e giralo il capo Bogeri- dot, drizzammo il nostro camminn verso le Bubuyane e le Basci, gruppi di isoielle e scogli situati tra Formosa e la pun- ta settentrionale di Lu^on . Quivi dovemmo solTriru una di quelle orribili tempeste dei mari della Cina, chiamate lìfotiù Per la prima volta fui testimone di quel tremendo spetta- colo, che fece nell'animo min si profonda impressione da non poterne mai peidere la memoria.
_lj
r
TIAGGIO IN AHKRICi e:
Era la sera A' un' ardente giornata di Iu-^ìh ; i» stara di guardia . Il deto era stato à' iiu' ammirabile serenità : solo uaa picrolanubeneraoiide^^ìiivanisì ient.iinonte nfll'altno- gfera, cbe pareva inunubile e soiiiiesa sul nostr» t-apo . A puro a poro ioffriDdìla , si distese ra[)id;iBiciitt' , e a>aiiti la Dott» oipmc lutto )' orizzonte mnie uu velo fmieren. Il Qierrurìo ilrl barometro toàlo ahbiissò: piena raliiia ri'{;na- va nell'aria e nelle onclc; ma quel profondo silenzio ,solo interrotlu dal moto del naviglio e dalle grida degli augelli marini, ri ciii «olo frelloloso e disii;:uale rivelava inquietu- dine, era irislu foriero della tempera j, che presagiva vicina.
Ci preparaiutno a quella guerr.i lerribile cogli elementi . Prendemmo tutti i provvedimenti solili in tali rasi, e posta la nave alla rai^pa atli'udemino la sorte. Il turbine sreso dalle nubi fece da prima sollevare le onde, i venti raddop- pi.irono il loro furore . i lampi rischiara v.mo l'oriz/onle, e quindi l'eco dell' oceano risjKjndeva al fragore venuto dal seno delle nobi , e (o scoppio del tuono empieva gli spazi d'orrende minaccie: Ìl mare si fece allora spaventevole : da tutte le parti si sollevava , e le sue onde, testé d' im bel ver- de di smeraldo, ora erano livide e nere ; mnnLigne d' acqua correndo l'uoa dietro r altra fin da' confnii dell'orizzonte, assalivano furibonde i fianchi ilei naviglio. La notte venne ad accrescer l'orrore dello spettacolo, coprendolo di tene- bre solo riscbiarate a brevi intervalli dai ra^gi della luna , il cui pallido e lugubre disco appariva fia le nere nubi e fra l'onde , cbe , sorgendo furiose , ad ogni momento niìnacria- vano d'ioghiottirri. Spettacolo pieno dì grandezza e di poe- sia veduto dal lido; na noi v'eravamo in mezzo !
Quando la bumura fa giunta al massimo grado di fie- rezza, no' onda moriruoM *Ì «carin'i sulla nave gettando in mare Ire tioinìni dal castello di prua , i quali , non potendo
'i< LAFOS l> 1(1 I. CnCY
dar loro soccorsu, miserameli le perirono : allagato il ponte, rt.\sl.iu]mo tiilti coperti d' acqua ; e come la non scolavn con bastante prestezza per li canali, i margini furono infranti a colpi di magli: finalmente la nave drizzossi un poco.
In questo pericolo, gì' Indiani , che formavano la ma|f- giiir parte della nostra ciurma , compresi di terrore si mo- strarono all'alio sbigottiti; ricovrati sotto vento dell'albero maestro e del palÌ»cberuio o sotto il castello di prua, seni^ bravano rassegnati a soffrire il fatale destino : seduti e stret- ti gli uni con gli altri , opponevan la forza d'inerzia agli i>rdini loro dati, e non senza molta faticasi potevano strap- pare dal loro ricovero per costringerli a lavorare alle ma- novre o alle trombe; giacché l'acqua penetrava copiosa- mente nel bastimento , quantunque di recente risarcito.
Tuttavia la nave resisteva assai bene, mal grado dello inaudito furore del vento, furore tale che, presentandogli il volt», sì sotTfìvun dolorisi acuti , come se fosse punto da mìgliaja di apilli .
Il secondo giorno di quella tempesta, e nel momento della massima furia, due uQziali del bastimento vollero as- solutamente volger la nave, e farle prendere il vento in pop- |>a. Ricbardson ed io mostrammo il pericolo di quella ope- razione in tale stato : ma uno di quelli ulìziali essendo no- stro supi-riore, fu d'uopo ubbidire. Ricbardson, un sotto- pilota portoghese, due marinari inglesi, uno americano ed io, fummo incaricati d' attaccare una vela sul contro staglio di trinchetto, eia ciurma fu distribuita in diversi posti, accinta ad eseguire l'opra , e fu messo un buon timoDÌere al timone. Quando tutto fu pronto, avvertii il primo uSziale Pena ; ma appena pronunziato il comando di volger il ti- mone al vento ,i tristi nostri presagii si verificarono. La nave troppo grave e lenta uè' suoi moti doo potendo correre
quanto Tooda,!! mare scagliuwisi sopra eoo v ruppe la finestra della camera di poppa dalia pirte m e il flocco fu strappato e fallo a pezzi dal tciiIo: Ta tolse via la navicella die avevamo attaccala a poppa,! seco, la ruota del lìiuoueed U timoniere; la camera, ove penetrò per la finestra dopo aretla ralla; e tulio allora fu confusione e scompìglio. I poswgtie mastro , i domeslk'ì corsero fuori della i-amera , ote a vano : molti m-irinari , sfiagellali dall' onda e i corsia solto vento , giltaruno alle (^ida cagioMi delle ferite e contusioni ricevute . L'ansia « 3 li rivano in volto di quasi tutti gli uomiai deUa t credevano esser giunti alt' estremo del btaie p lunatamente la nave , di noi più saggia , ra che si voleva darle , e da se slessa girò al \tala : cbe ta aita e gli uomini da lei porUti periraBa. riavutici dal Tiero spavento, ci affrelIamBO a 0 meglio possìbile con assi e coltrici to i>parco et sinistra, e mettemmo una sbarra Ubera io tei portata vìa al limone. 1^ procella dorò óaqn tiuui,ueì quali i venti solDarono da talli t patii deVoi ionie . Cinque uomiui sparirooo, due fdroMI piÉ o ■ gravemente feriti o pesti : perdemmo toUo levciecn mo privi della m3g«ior parte degli atlraixi. J capre , i laccbini , le gabbie dei polli , e qnaM loUe le f visioni prese a Salomagué, ciw ingombravano b coperte j^ erano stale portate via; resistettero alla procHla i f li . Si può credere clic in mezzo a quel tnuporale omi Irai- tossì di cibo; alcuni biscotti furono 1' aoico nuthmeiilo par tulla la sua durala . Finalmente trovaniBo teniì pkk co- stanti : risarcimmo i danni , e facemmo f eia a leiaale Ira i paralleli dì Ireulolto a quaranta gradi, vcnoilidi M
^lessico . Il ^ia^^ìo non presentò più altro caso notevole p ik';.'no ildl'utlenzion del k'tlore.
Cresce sulle coste della California un' erl)a dì specie afTal- t» particolare ( /'iirif.s jjifianleus., diiaiiiata dagli Spagimnli purras de mar^ perchè infatti è funnala di lunghi steli dirit- ti, aventi air estremità inferiori' una specie di nodiida cui piirtunn le radiehe, che la fissano al suolo : alcuni porti della (California ne sono talmente ingombri, che per enirarvi le barelle son costrette ad aprirsi un canale tagliandole a mi* sura che s'avanzano . Oneste piante marine hainio spessn cinque o sei braccia e più dì lunghezza; il loro incontro è sicuro inilizio della vicinanza del lido, i vtìnti e le correnti Airaseinandole in alto mare; s' incominciano a scorgere a dugenlu leghe da terra , e crescendone il numero ammano ammano deirappres^arvisi, fan preparare ad approdarvi . L'incontro di questi vegetabili dell'Oceano era utile altra Tolta, quando i nocchieri stabilivano imperfeltanionte la lon- gitudfne , massime dopo lun^'a navigazione ; noi sono oieno al presente, a cagione delle folte nebbie , che ropron fre- quenti le rive della California , stendendosi molte legiie nel mare ; ciò che impedisce agli ulìziali , privi per molli giorni della vista del Sole , di fare le necessarie operazioni per stabilire con precisione il sito della nave ■ Quindi le pairtu rie mar ponno considerarsi come tante naturali vedette , poste in quelle marine a protezione dei naviganti .
L'isola di Guadalupé fu la prima terra da noi veduta sul lido americano; e di>po averla riconosciuta , la Itila driz- zò il corso verso il capo San-Lucar . Nel tragitto la ciurma era stata talvolta esircilata all'opre del cannone e della moschetterìa ; infatti noi eravamo armali da guerra, e ci studiavamo d' insegnare agi' Indicmi il maneggio dell'armi ^ per essere almeno in grado di respingere una sorpresa:
I
vrAfiCio ts jtatBicA Kide eranu siale dHirAotte le p«li degli ^ààaB : i maDdavano la tujoovra . allrì b —ittrtHril, b I o l'arremb^i^^u. TulUvu, maJ pjJu M —te» wfrtì» terriero , ebbi presto ea^iaot di loiptCti , the le dfaif»* stzioni della Do»lra rium* dm fuJiMiq lr«pfw «nitte .
AvevaniO!«apulo da una uve da Bai iMaMntoraacdfo dì Lima falto dall' «errilo del gmecale Sja-MwtM e^tt lo di Callao e d'alni poni del Perd fallo daVarmiti GU- liaoa governata da lord Cucbrane ^ e temevamo 4" lacMtTJ- re ÌDinrno alle cn»te del l*p$si<*o corsali o mavì <U | delle nuove reptibblirhe Americane. T«l« t ad andare a prender navelle a Mauilao prima di rerarri a Sao-Blas . Avevamn in i i«ta il capo Sao-lJicar . quando la vedetta aDiiunziò una vela. Falli Sibilo mili gli affralì del combatlimenln. ugnano reeoaii al poftoasiCgBalo.AB* drea Palmero , il qiule era sialo ofiziale dei dragoni nazio- nalì di Guadalasara al tempo delta prima ptem Mìa sot levazlone messicana , si mise il suo elmo di duro euow ornato di piastre d'»ri:entn, indosM» !a vesta , si cn»e di grande sciabola , e in «inesf apparalo pmenlosoi sol ponte : era i)uolla mostra (Eiierriera burlesca , perrli« tutti i su'ii atti e la voce medesima rivelavano il terrore, nod' era com- preso . ÌJi comparsa di quella nave metteva citiarameule paura ali* animo suo . Fra una bella e graziosa gulella , cbe alla figura , alla foima e agli attrezzi aveva tutte le appa- renze di corsale . Prima d'averla riconosciuta , Palmero nel suo spavento gridò : •> Lascia prendere il veolo ! •• In fatti si volser le vele e la nsve correva col vento in poppa , ma la goletta ci avea trapassali senza cambiar cammino : vedendo allora di non dover aver più paura, alzammo coraggiosa- mente la bandiera e. la fianunadi nave da guerra Spagnno- li, che salutammo d'una cannonala. Il preleso corsaro,
I
j^ LAFOSD DI Ll'BCT
senza dc^tinre di far il niiniiiio movimento; e ridendosi senza faliu della nostra jii(tanza, drizza la bandiera dejili stati uniti dell' America Setlenlrionnle , sestiìtandu Iratiiiuil- lameDle il viaggio verso il golfo di Cortèi .
Riavutici da questo timore, serrammo il vento per dirigerci verso MasalUo: scorgemmo le isole dei Cervi fuori ili quel seno, che non fireseolavano allo .«guardo altro che misera- bili raiKkox o capanne ili pastori , armonizzando col tristo e desolalo aspetto di quell'isole coperte di massi, di selvatica vegelatione e di lunghe spiagge sabbiose e deserte .
Restammo in panna a gran distanza dal lido giudicando prudente di mostrarci il meno possìbile ; spedimmo la liar- clielta a Masatlan , e ailendemmo il ritoruo . Tornò a gioi^ no . Non avea trovato altro sulla spiaggia rbe una pìccola guardia di soldati Spagniioli , il rapo dei quali era partito per Rosario , città lontana dodici leghe dentro terra ; non di meno con piacere apprendemmo che tutto era tranquillo , « in spezie cbe uiun corsale dei sollevali era comparso; ciò rbe era l' essenziale : allora, perfettamente sicuri, spiegam- mo le vele per San-lìlas.
In tutta questa costa si leva tutte le nere dalla riva il ven- In di terra, espira assai regolarmenle nella notte; verso poi le undici della mattina sorge insensibilmente dal lato opposto , e spira dal mare. Questo alternare favorisce mi- rabilmente la navigazione dei bastimenti, che vanno lungo ta costa, sapendone profittare. Noi noi trascurammo, e cosi giungemmo alle Tre Marie , gru|>po d' isuletle sassose rim- petto a San-Blas, una delle quali , e la piti considerabile , San Giorgio, ha dieci miglia di lunghezza, e possiede, dica- si, un buon ancoraggio .
1 nostri sguardi volgevansi ansiosamente alla costa , ove dovevamo approdare per riposarpi dalle fatiche ed/ille noie
1
VIAGGIO IH AMERICA Ò3
di langa navigazione; ed erano massime rìvoltr ad un enor- me scoglio di forma rotonda, alto più di venti piedi, arido e privo d'ogni vegetazione , e tutto imbiancato di sterco d'uccelli marini . Sorgeva dinanzi a noi come uno spettro bianco ; era Piedra Bianca de Mar , che natura sembra aver gettato d* avanti alia baia di San-Blas per indicarne V in- gresso.
Sul finir del giorno profonda calma ci sorprese in quella vicinanza; e lasciammo cader l'ancora per attendere il ven- to di mare del giorno dopo • La mattina tutta la ciurma era in moto a ripulire e nettare il naviglio, la coperta, la bat- teria , per fare V ingresso nel porto in modo orrevole e de- cente. Finito il nostro apparato, movemmo col vento in poppa e con tutte le vele spiegate; e presto scorgemmo Pie- dra Bianca de Tierra^ altro scoglio gigantesco situato presso la riva , tre leghe distante da Piedra Bianca de Mar. Verso le due gettammo T ancora; e ripiegate le vele salutammo la piazza con tredici colpi di cannone : ella si contentò di rendercenecinque.il capitano, i passeggieri e molti ufficiali scesero a terra; io restai in mare per ormeggiare il b<isti- mento, e vigilare allo sbarco del carico.
Molte navi spagnuole erano in rada, fra le quali la i/a- ria, di Manilla, appartenente a don Alonzo Morgado , no- stro passeggiere : al nostro arrivo le loro barchette eran ve- nute a trovarci, e i nostri ufiziali non rimasero poco stupiti sentendo, che un bastimento inglese , entrato in porto col pretesto d'avarie, si dava quasi apertamente ai contrabban- do. La presenza di quell'intruso sembrava loro un vero scandalo; è noto in fatti con quale rigida severità gli stra- nieri erano esclusi dal commercio dell' America , che la Spa- gna erasi riserbato, e che presto doveva perdere per passare in altre mani; perchè quella impolitica esclusione gravante
K
XII. a
Si
LAFOND DI LtaCY
4ulle colonie eccitò pure la cupidigia dell'Inghilterra, indu- cendola a sostenere la causa delPindipendenEa per farla volgere a suo vantaggio .
Due soli porti su tutta la costa occidentale del Messico erano aperti al commercio ( babilitados ) , Acapulco e San- Blas. Erano al mondo poche città mercantili ove si facesse- ro negozii tanto considerabili, poiché n'eran subietto le più preziose merci , i più ricchi metalli . Sì crederebbe da ciò che quei depositi le rendessero città floride , ornate, abbel- lite dalle arti e dal lusso, che suole accompagnar la ricchez- za : giudicherassi nel seguente capitolo .
f
GAP. IL
I San-Blas—Il poeto—La citta'*- Il curato Mobblum
Il clima— Lb malattie— Emigrazioni peeiodica della
popolazione— Commercio— Sbarco— DiMoaA a terra—
i Usi — TERTULL\S — Composizione della popolazio-
j NE —Ricchezze che l*arrito delle nati delle Filippi-
NE PONETA IN CIRCOLAZIONE — Le SIGNORE — PASSIONE
PEL GiDoco — Danza — Chitarre — Fumatori — Inset- ti POEMID abilissimi.
L
la città di San-Blas doq è situata sulla riva del mare , ma lootana almeno quattro leghe . Prima dunque parlerò della rada e del porto. La rada è difesa a tramontana da un monte chiamato el Morrò ^ che forma una penisola a po- nente del porto interno chiamato el Poso ; le sue eminenze son cinte di fortificazioni che signoreggiano la rada e il porlo; sulla spiaggia , a ponente dell'ancoraggio, Ison due nitrì (oriì ^ los Borregas (gli Agnelli), e lo$ CastUlos de la Playa ( il castello della spiaggia) , il fuoco dei quali, incro- ciato con quello del Jforro^ difende r ingresso della rada. A tramontana della marina, e fuori della rada, corre il fiu- me di Sant'Yago (San Giacomo), fiume d'assai lungo cor- so, che sarebbe bastante a mantenere attiva navigazione intema ; ma gì' impacci della sua foce, ingombra da un bau- co, sul quale non è che dodici piedi d'acqua ad alta marea.
L
M LàFONO Dt LVnCT
e i perìroli die presenta il lido vìl-ìdo, tolgono tutti i yan- taggi che porgerebbe quella comunicazione fluviale; (inde i primi Spagnuoli, the stanziarono in quelle cunlrade, )iref(«- rirono il presenle sim. Il porto inlenio di San-Blas è Tormalo da quello cbe chiamano Estero Salado, e l'entrata è slrct- lissima e appena praticabile dalle navi .
Farò qui osservare un errore, nel quale son caduti moltrl viaggiatori, che mal informati pretendono rhe il Sant-Vagal sbocca a Sao-Blas. Questo tlume comincia, é vero, con 1' Esta>f roSalado; ma la ^ua vera foreè situala molte miglia a tra*-] monlano di San Blas. Si legge nei trattati di geografia: »San-l •• Blas,portodÌa)aree arsenale:era)aprlncipal sede dell'aio» I " ministrazione della marina nel vicereame della Nuova Spa- 1 •> glia sul Grande Oceano » . È dunque sperabile di vedere 1 no vero slabilimenlo marittimo, magazzini , cantieri di co- struzione, arsenali, o qualche cosa di simile. Ecco veramente | quello cbe ri si trova : sopra una spiaggia arenosa , che segni I la sinuosità della riva, soreono,a maggiori ominori distan» ze, baracche forniate di rami d' albero, le cui commettitu- ^ re Roii ben chiuse di fuori, foderale internamente da stojs Ì attareate alle parete e intrecciate dì giunchi e di foglie d) * palma. Alcune di queste baracche eran decorate del nome i d'Arsenale, di Magazzino Reale o di Dogana; intorno a Ì queste fabbriche si vedono, sparse o riunite all'ombra dei catti, delle palme, degli aloè, dei limoni, altre baracche ugualmente miserabili e minori ; ivi abitano i commessi al- le dogane,gli operai del porto e del arsenale; le altre in Gne servono di bettole o di osterie. Non vi ha ruscello d'acqua dolce su questa marina ; per trovarne , si fa una buca nella rabbia a qualche distanza dal lido , e messovi un barile sfondato da una parte,. si ba cosi un acqua appresso a
TIAGG10 IN AMEBICA ^
poco potabile, che diviene eccellente dopo un mese di na- vigazione.
Ho detto che San-Blas è situata a quattro miglia dal li- do. La città è fabbricala sulla cima d' uno scoglio, dirupato quasi a picco da tre lati , ed alto più di cento trenta piedi , che domina da tutte le parti i vicini piani. La campagna, che si distende fra il porto e la città, forma parimente una bas- sa pianura sabbiosa , di quando in quando paludosa e co- perta di folli cespi e d*alta vegetazione composta di limoni , di una specie di peri, di cedri, di ieotiscbi, di palme di varie specie , di carrubi, di tamarindi , di mangli . Non vi è strada formale, ma un sentiero segnalo dalle tracce dei muli a traverso al bosco ; appressandosi a pie del poggino- lo^ la via si fa scabrosa e malagevole, e vie più chiusa di alberi e di cespugli.
Arrivando in cima del monte , la prima cosa che si pre- senta air occhio è la casa o palazzo del governatore , deco- rato del pomposo titolo dì Palacio^ solo notabile per la sua bella situazione ; costruito sulla vetta perpendicolare del masso, domina tutta la contrada air intorno, e giunge la vista fino al mare. '
Questo monticello fu testimone d*nn fatto assai tragico. Nel 1811 , nella prima guerra delF indipendenza, il curato Uerinos, uno dei luogotenenti di Morellos, allora capo del- la sollevazione messicana , era stato investito del comando di quella provincia. Sofferte molte sconOtle , giunse a San- Blas incalzato dalle squadre reali , che cercavano di por mano sulla sua persona ; ed egli , per fuggire la sorte che r attendeva , gettossi dati* alto dello scoglio, e il suo capo fo fatto in pezzi.
La facciata della casa del governatore , guarda , dalla parte della città , sopra una piazzetta formata da un lato da
u_.
3« LAFOND DI L DRCT
uDa caserma a due piani, e dall' allro da una fila di case. La gran via separa questa piazzetta dalla piazza principale, ove si trovano dei magazzini e la chiesa , la quale , atter- rata da un terremntu, piii non preseatava cbe un mucchio di ruine. Scendendo da questa piazza, s' entra nella grande strada cbe c<Hidure alla volta di Tp|)Ìc: é la sola regolar- mente formata , e (iancheggiala di case di pietra di tristo aspetto, il resto della città si compone di capanne di rami e di fronde , miserabili al pari di quelle che si vedono sulla marina , A San-Blas non v i è acqua , ne pozzi , ne fontane , né cisterne; gli abitanti son costretti d'andare a cercarla lontano, e la migliore viene da un piccolo seno chicmato Entmada de la Aijuada, situato quattro o cinque miglia a mezzogiorno della baju di San-Blas , e lontano circa una le- ga dalla città ; è formato dallo scolo dell'acqua d'un pedule ove sorge.
Dall'alto dello scoglio, ov'è fabbricata San-Blas, t'occhio »i stende sopra una campagna piana, di tristo aspetto, perchè ÌDculta , generalmente boscosa e in parte coperta di stagni , dai quali esalano pestiferi vapori, che per sei mesi rendono la città quasi inabitabile; e nel resto dell'anno quel sog- giorno è intollerabile non solo ai forestieri, ma anche ai paesani che dovrebbero esserci avvezzi .
La stagione asciutta comincia nel mese di novembre, e fi- nisce d'aprile; é la state di quei paesi . Allora San-Btas » una vera fornace; veramente gli eccessivi calori del giorno »oo temperati dal vento marino, il quale cominciando a girare verso le undici, cresce continuamente lino alle tre u alle quattro, e quindi cala: sono alcune ore di refrigerio all'estremo afT.mno, all'intera atonìa del corpo e dell'ani- mo , in fine si respira, e all' ombra la tcm|)eratura è an- che piacevole , ma al sole e sempre ardente . La stagione
TIAGGIO IN AMERICA
30
pioTOsa comincia nel mese di maggio e fioisce d'ottobre . La pioggia cade allora a torrenti ; pare che le cateratte del cielo sieno aperte ad un nuovo diluvio ; V atmosfera è semr pre coperta di nubi, e ogni giorno si ode la folgore con tre- mendo fragore; di che non abbiamo alcun* idea nei nostri dimi temperati • La pianura , che nella precedente stagione era quasi asciutta , presto si cuopre d' acqua , e San-Blas rassembra un'isola in mezio all' inondazione • Si credereb- be che le piogge tropicali dovessero moderare i calori ; non è cosi, li rendono anzi più soffocanti ; ed ogni giorno esalano folte nebbie mefitiche ,che vanno a spandere a gran distanza febbri della più ria natura , giustificando ampia- mente la detestabile fama del clima di San-Blas*
Gli stranieri , che per qualche tempo han sofferto quel tristo soggiornò , domandano come si possa patire d'abitar- lo neppure per sei mesi dell' anno : ma che ? L' ardente sett dell'oro non fa ella sfidare tutti i pericoli 7
Si facevano allora inmiensi affari a San-Blas : la gente di mare rigurgitava d'oro, i mercatanti facevano grandi avan- zi, gli operai guadagnavano spesso quattro o cinque piastre per giorno e più ancora in certe professioni che richiedono molta intelligenza; le sete della Gina, le tele dell'Oriente, il tè , le spezìerie e una quantità d' altre ricche merci, v' arri- vano dalle Filippine per esservi depositate e quindi distri- buite in tutta la parte settentrionale del Messico: e queste contrattazioni davano origine ad enormi fortune • Giò non bastava a dar molte attrattive al clima più orrendo ?
Quando cooìiocia la stagion delle piogge, e ordinariamen- te senza attenderle, gli abitanti chiudon le porte delle case togliendo seco le robe più preziose, e partono a frotte , i più sulle mule, gli altri a piedi, traendo verso Tepic , città dell' intemo, onde parlerò poco appresso. Non resta a San-
.J
lU LAFORD DI LtJRCV
Blas cbe il governatore, alcuni impiegati, il volgo, poca numero il'operuì, di comoiessì di dogana e di soldati. Gif ufTicijili della milizia ed anclie più fra i sergeuli abbandona- no la città, per essi più terribile del fuoco nemico; talché Ih popolazione , che nell'asciutta stagione ascende a più di Ire mila abitanti, si riduce a tre o quattro cenlo persout'.
io non fui teiilìmone di (|uella periodica euiijO'azione, cbe dicesi presentare il più curioso aspetto ; ma come noi vi giugnemmo nel mese d'ottobre, cioè al line della slagion delle piogge, fui presente al suo ritorno, e quello spettaco- lo, tranne i cammelli, può dare assai perfetta idea delle ca- ravane del deserto d'Arabia.
Lik popolazione , che era partila in frolla , tornò appresso a poco nel medesimo modo, arrivando per lo menu nidlo spazio di due o tre settimane: io m'andava a porre al- l'estremo della citta, sopra un'eminenza da cui si scopre U campagna; vedeva la via tortuosa fra le sinuosità del ter- reno, quanto la vista poteva scorger lontano, lunghe Gledi muli carichi di bagagli, uomini acavaiio ed a piedi seguirne le tracce, avvicinarsi alla città e farci ingresso quasi solen- ne in mezzo alle congratulazioni degli sventurati, che v'erau rimasti, e cbe agevolmente riconosc-evansi al volto pallido « al corpo entìato, sembrando ancora Iremor di febbre .
Mercatanti dell'interno vengo» talvolta a San-Blas,ma in piccol numero, e s'alTrettano di ripartire al più presto; lunlo i: insalubrità del clima fa loro paura. Basta infatti bagnarsi attraversando un marese, esporsi al sole o al se- ren della notte, per essere assalilo da febbri maligne, che uè- cidono il malato in pochi giorni o il fan languire per molti mesi .
I molti forestieri, clie si sono stanziati a 8an-6las dopo la ricognizione dell' iiidipeudeuza del Messico
■J
VIAGGIO IN AMERICA
41
attentamente seguito questo sistema di periodica emigra- zione ; i più hanno anzi casa a Tepic, da cui spandono le loro relazioni per entro il paese •
Alla cessazione delle relazioni privilegiate , ctie passava- no sotto il dominio Spagnuolo , tra le Filippine e San-Blas , i mercanti di questa città crederono certa la loro ruina ; ma non fu così. Se persero il monopolio, la libertà com- merciale e r estensione degli affari hanno ampiamente compensato la perdita; e malgrado dei pericoli del clima, San-Blas ha visto la sua popolazione, massime da alcuni anni, crescere notabilmente. Il cerchio delle sue mercantili operazioni , che s'estende in tutto il Messico settentrionale e occidentale, s' è tanto dilatato, che ha fatto d'uopo, per la rapidità delle comunicazioni coir Europa, di stabilire un uiizio di posta da questa città a Tampico a traverso a de- serte contrade; ed alcuni viaggiatori più intraprendenti cominciano anche a seguir questa via per evitar le lentezze e i pericoli della lunga navigazione dal Capo di Horn.
Sbarcato il carico della Rita^ quasi tutta la ciurma scese e rimase a terra; soli restarono in nave alcuni marinari sot- to la direzione d'un nostr'uomo; nulladimeno il sabato tutta la gente recavasl in barca per polire le gomene, senza di che sarebbero intignate ; poiché non vi ha mare più ri- pieno di vermi di quello che bagna il lito occidentale del Messico,
Gli ufiziali delle navi , e i forestieri che non prendevano albergo in casa particolare , alloggiavano in una locanda tenuta da dona Vicente e dalle sue due figlie, la sola al- quanto polita nella città. Io mi vi stanziai , e non tardai molto ad esser presentato ai principali abitanti cogli auspi- ci! del signor Morgado .
I
Xfl.
6
*i LAFONO DI LORCV
li goveroatore era allora un ufiziale di marina, llaliiinn d'urigiue, chiamato don Giovanni Qiiarlara, il quale tenu- ^ a ili quando in quando conversaziiini, alle quali era ioviUi- 1(1, rome presso il comandante ilell'arsenale don Eugenio Corlez (1) , ora ritirato nel Chili sua patria, dopo esspre sta- lo ammiraglio al soldo della repubblica messÌL-ana . Quelle riunioni erano mera sciiui; il vero fine era il jjiiioro. Si gìuocava ai dadi , e più sovente al moiiU , giuoco di cario ben noto in Spagna, di dove è stalo portato in America. ITamini , donne, donzelle, vecchi e sacerdoti s' all'oliavano iulorno al verde tappeto che ricoprivasi d'oro , perchiì ap- pena vi si vedevano le piastre ; la trista e sconcia passione scurgevasi a Torti segni e sgradevoli su tulli quei volti, che attendevano ansiosi le sorli della cieca fortuna . Il furor del giuoco era penetrato in tulle le condizioni fino a)le più inti- me: nei mercati , sulte pubbliche piazze, alle porle del Cor;- podi Guardia non si vfdova altro che giuncare al moate; veramente quei giuochi erano proibiti dalla polizia; ma la polizia stessa giuocavn. In breve , la funesta passione era generale, e nelle coudizioni più elevate porgeva cagioni* alla dislruzioue delle più solide fortune in molli anni di pe^ nose fatiche adunate . Nei luoghi pubblici i biliardi erano frequentatissimi, e vi si giuocavn no considerabili somme. Le pugne dei galli, diverlinieulo grato agi' Indiani, dava pure (h'casione a numerose scommesse ; le corse dei tori , che ngiialniente attraevano gran concorso di quei paesani, non avevano per line che la cupidigia, vi mostravano la loro destrezza ed agilità senza correre gran periglio, poiché le corna dei tori eran sempre segate ,e vi si accomodavano delle palle di cencio.
(I) L'ammira^! io Corlt^i ditcrnile ila Ferdin
VIAGGIO IS AMSKICA iT.
Nulla è meno variabile dei carattere Spagnoolo ; le usan- ze di questo popolo immutabile sì sod religiosamente con* servale in questa remota parte di mondo, tranne le sole alterazioni dipendenti dalla ragione del clima ; del resto i medesimi usi e pregìudizii, la stessa longanimità e inOessi- bile perseveranza, ma con minor gravità, più brio, gioia- lità e correntezza , tratti piacevoli e distintivi degli antichi
coloni Spagnuoli .
I costumi erano come in Spagna , esternamente inrormati di pratiche monastiche, tutti composti di segni di devozio- ne ; ma in sostanza erano a San-Blas quello che possono essere in un porto di mare, e al ventunesimo grado di lati- tudine. Per Tarsene un'idea, basta gettare uno sguardo sulla composizione d'ella popolazione. L'alta aristocrazia locale comprendeva il governatore, il comandante deir arsenale , il comandante d'un brick, il comandante e gli ufiziali delle truppe del presidio , T amministratore e gF impiegati della dogana, due medici dello spedale, e il direttore della po- sta , che tutti ricevevano massimi stipendi ; i mercatanti , che facevano sommi guadagni , i capitani e gli uGziali dei bastimenti delle Filippine , che avevano il segreto di far fortuna, benché si abbandonassero alle più folli prodigalità. Si potrà concepirne un'idea col sapere, che ognuno di loro aveva diritto sulla nave al possesso di uno spazio (port per* mis) di tanti piedi cubi , cioè alla facoltà d' imbarcare senza spese una data quantità di merci. Appena la nave era al* l'ancora, gli ufiziali sbarcavano coi loro bagagli e merca- tanzie , e non tornavano a bordo che per la partenza . Oltre le loro provvisioni , che sempre correvano, ricevevano una fortissima compensazione di soggiorno a ragione del loro grado ; lo stesso era dei capi e degli uomini della ciurma , che venivano a terra ; e come tali operazioni duravano almeno
» I. AFOMI 01 LURfV
tiM aiiuo e spesso anche due, ne derivava la lapìdUsinia cir- rolazione del danaro, di che prolilla^aao tulli coloro che avevauo qualche cosa da vendere: male caravanc, ohe sul finire del verno tornavano da Tepic, ronducevano sempre a loro seguilo una moUitudioe di giovinette di questa cillà, Iratle come uno sciame d'api o di vespe a si ricca oiesse. Queste donzelle avevano la tariffa per ogni menomo Tavo- re; e maravigliosamente sapevano spremere i loro appas- sionati ammiratori, sendu impareggiabili a farli passare, fino all'ultimo inlento, per lulti i gradi di speranza e di ti- more; era una mirabile, ma cara successione dì balli, di feste, e di presenti. V'erano ammaliatrici per tutte le con- dizioni, dall'alto impiegato lino all'ultimo marinaro. La beltà e l'accortezza decidevano di loro sorte, e può dirsi rtie i migliori lucri della bisca , della mercatura e dei pub- blici impieghi, venivano a spandersi ai piedi dì quelle bru- nette Armide.
In ninna parte del mondo si è forse fatto sì poco conio del grave e santo sagramenlo del matrimonio : non conob- bi in quel tempo a San-Blas che piccolo numero di. consorzi legittimamente formati ; tranne la liglia di dona Vicenle , mia albergalrice, maritata ad un mercante, e il direttor della posta, Indiano di Manilla, tutti, dal governatore fino al sergente, vivevano in concubinato; e quell'uso é difficile a togliersi , tanto le zittelle vi stavano attaccate , per fart come fecero te loro madri : ma in appresso vi è stalo miglio- ramento, dovuto alla communione cogli stranieri, la quale ha modificalo quegli usi moralizzando il bel sesso.
Io era slato accollo in quasi tutte le più notevoli cate, ed una volla accoltovi , basta per sempre ; non si dee atten- dere particolare invilo. Frequentava dunque Uille le lerlullai colla premura tt coir ardore della mia età. I viaggiatori
plicilà dd
zìooe , alla coraleizi é:
farsi
di quelle
colli dalla padi
Entrammo io ma sila jhhì «aitt« jftaBingta 4m
candele che tì jpwfc^aMi fMira ei ìMtitii lan*: i
della cer& %'>ra adam ismM e rwrlaÉi» jfle* «Usm-: T afi*
partameoto era parìmcaie ptn^ M iiMi e di imi— ini^:
m'inganno. Te n'era mat^ mA» . <ÌKr w^yaiiiya a fàs ìMi
arazzi e i più rìerbi fresi: ■■ n ryfciii di iiginCTi> ^ aiuiMe a
due file in ooa parte defla «ala« kr «k anfiM»^ adii^ ^y»- :
le più eran vezzose, moite Mk*. e latte <!mì pm % «mm» di
grazia • In generale eraa^ orante; 4à «fotAn it^^em-Ara VckÌp^
fia si cara a lord Bfrw: Beri eifidK ^^rgi-^aa^ «ifer ft%ir%
fronti ornate di magnifici e ifirafidi firn « e i M fm^mi
tatti calzati d^elegaoli scarpette di Mi»: afnme ateiani^ctt
accolla le mode brìlaonìribe. mifif Y0tn€wTjm40$ tfMn br*
grazie native, die oy riwimlirjia IVilKr wSU /^|f€»» jkt
nVifcrf .
I gioochi cX tncnte wm tardaroMo a éHffgnà. \ ifwl te- gno molte signore lasriarooo le loro §edìe per wbìni ai fjao- calori , e non vidi senza aieravislia fascioBe di dieci a so- dici anni giaocare ona pia^a e fia^i os dvIUfAs^ nm fran- chezza da stupire • Il giuoco infalli fa parte delf ednraziooe delle giovani ; e le sue combinazini e i snoi miilen ,
V, 1. A V (I VI) III I. L'HI. V
l'arle di tenere e ili dare le carie con garbo, é loro ìdcuI- cala di buon'ora, e fra tulli gl'iosegnameuti .ipprendon «luesto con maggior prontezza e fucilila ; diresti rlie fìn dal- la cuna abbian succhialo la propensione a questo pericolo- so sollazzo, elezione degli animi privi d'istruzione . D'al- tronde non ignorano a lungo che la riunione dei due sessi intorno alle tavole del giuoco favoreggia gli atTari del cuo- re, e tulle le passioni leitgon gran luogo a San-Blas.
Mentre seguitavano le partile, le persone , che non vi prendevano parte , TortnavaDO diversi crocchi in luezzu ad una nube di fumo. Anche le donne fumavano, e quesl' uso che ci sembra si ributtante , non ha però nulla di spiace- vole presso una donna leggiadra; d'altronde è mestieri, giugnendo in remote contrade, spogliarsi del vecchio uomo e secondar le abitudini , perchè non le cambiano per piacere a noi . M'è più volle accaduto , entrando ìu una sala , dì ve- dermi da giovine e bella donna presentare con vaga gra- zia un sigaro acceso dalle sue fresche e vermiglie labbra . Si benigna cortesia era sempre slimata una delle più gentili cure.
Tosto i suoni della chitarra chiamarono a sé l' attenzione. La cara e immacolata vigucla, lasciata agli Spagnuoli dagh Arabi, e portata dai conquistatori in America, avea sem- pre il dono d'allettare gli uditori, quantunque il gradito strumeutu fosse talora discorde, ed il cantore con voce na- sale ne accompagnasse i concerti: ma la voce delle donne era per solito pura e melodiosa; cantavano con molto gusto delle seguitlìllas , e delle tonoflillas, le quali, beoctié alquan- to antiche, non eranomeoo piacevoli, massime a noi stra- nieri. La conversazione degli uomini era frivolissima , ca- dendo sui loro alTari o d' interesse u di cuore , Come l' arri- vo d'un naviglio o l'abbandoDD d'uo amante; poi venivan
VIAGGIO IN AMBniCA 47
le mormorazioni , e bisogna confessare che gli Spagnuoli , con la lor gravità , sono in questa materia inesauribili ; san- no egregiamente dir male del prossimo : naturalmente di- leggiatori, accortamente trattano Tarme dell' ironia, prof- ferendo con imperterrita serietà le cose più lepide . La coii- vei sazione delle signore era molto segreta , piena di confi- > denza e di misteri , dei quali mi asteneva di alzare il velo : ' ma il loro spirito brillava talvolta d'arguzie ingegnose e piacevoli, onde ciarlare, mormorare , dileggiare, fumare, danzare , e giuocare al monte , erano le principali occupa- zioni di quelle conversazioni. Ad intervalli, servitori quasi sempre Indiani, in veste e calzoni bianchi, facevan girare ;;ravi vassoi di argento, pieni di limonate, d'aranciate, di ponci, di generosi vini e dì delicati liquori; mentre altri servitori d'ambi i sessi, riuniti alla porta della sala, guac- f davano a collo teso quello che v'accadeva, godendo dello i s|)ettacolo della brigata, onde sembravan dividere i piaceri : i talvolta si movevano per venire a dire famigliarmente alcu- ne parole ai loro padroni o prevenire i loro desideri ; non di rado si vedevano mescolati alla conversazione e dire an- che qualche spiritosaggine, sempre presa in buona parte , specialmente se era dì buona stampa • È noto che gli Spa- | gnuoli sono ottimi padroni, trattando i loro servitori con massima benevolenza, e vivendo con essi quasi in stalo di perfetta uguaglianza: il servitore fa parte della famiglia, i' non è rado , come in Affrica fra i Mori e fra gli Arabi , dì vedere i padroni lasciare le loro facoltà ai servitori o agli schiavi •
A mezzanotte ci ritirammo ; però le tertullas si prolungau sovente più di quest'ora . Per me fu un momento doppia* mente penoso : lasciava una dolce ed amabile compagnia per andare a ritrovarne un' altra ben differente ; parlo dei
■ m,ammt„Mia^^» ^mm/^t^a^^.
4» LAFO.ND DI LURCT
mustichi e dei maringneni , trislo e doloroso scambio dei piaceri die aveva provato . Questi terribili insetti son la disperazione dei forestieri e degli stessi abitanti; sono un vero Qagello. Gli slagni cbe circondano San-Blasne produ* cono miriadi, che assalgono ostinatamente tutte le creatu- re. Quando la sera tornava a casa , cercava di fumare e di scuotere con violenza le tende noi quartiere per discac- ciarne il nemico : inutile rimedio ! appena era coricato ^ i loro tristi ronzii m'annunziavano il principio del supplizio e davan il segno della battaglia • Non bisognava pensare a dormire, ma a difendersi; il loro acuto strale penetrava la pelle ovunque restava scopertale il musticario (specie di zanzariere) ond'era cinto il mio letto, era un mobile quasi inutile: bisognava vedere o piuttosto sentire gli schiaffi cbe mi dava per schiacciare il mio tremendo ed invisìbii nemi- co; ahimè! non faceva che aggiunger nuovi dolori a quelli che già sentiva. Intanto verso il mattino la stanchezza po- neva (ine al supplizio; ai primi raggi del sole i mustichi si ritiravano, ed io allora, stanco dal combattere , cadeva in letargico sonno, che si prolungava molto avanti nella mat- tinala, quando ì miei doveri mei concedevano.
»^h ■^^^■* ■■■i*
GAP. III.
Razzb diverse C05DIZI07II inferiori— Diveetiventi. Passiotib pel ballo — Improvvisatori — L'ISTINTO poe- tico—Caxti POPOLARI —Violenza delle passioni— Ge- losie — Ammazzamenti — MACHETE— HEXENES- Mare ABBONDA>TE DI PESCI — MEROS — VAGRES — DEVILFISH
TARTARDOnB — TRIGLIE — PELLICANI —FREGATE .
L
le classi iuferiori amano appassìonalameote il ballo, e le donne furentemente. Queste classi si compongono di di- verse razze, efletto del mescuglio del sangue degr indiani , dei Negri di Panama e di Costa Ricca , e degli Europei ; onde le gradazioni, quantunque distinte, variano air infi- nito, or Indiani ed i Negri di razza pura appartengono na- turalmente a questa categoria.
Si radunano sul lido di San-Blas per abbandonarsi ai pia* ceri ; ed io amava d' andarli a vedere ; era per me un cu- rioso e dilettevole studio dì costumi . Il sapateo era il loro ballo più grato; ed è senza fallo cosi nominato, perchè se ne nota la misura a colpi di piede più o meno forti e fret- tolosi battendo il suolo . Per renderlo più romuroso, 1' oste presso il quale ballavasi, toglieva la porta della taberna dai gangheri , la distendeva sulla sabbia, e tosto la moltitudine \ i si radunava d'intorno : preparato cosi lo spettacolo, un a- mericano sceglieva nella raunanza una più o mcn bnma
\ii.
50 LAFOND 0 I LURC Y
bellezza , e tutti e due andavano a porsi sulla porta cobsìq- dando al suono di due discordi chitarre lascivissima dan- za . Molti degli spettatori accompagnando con la voce la musica, il tutto componeva un orchastra ed un armonia af- fatto diabolica. I cantori improvvisavan parole degne della circostanza, o aventi dì mira i danzatori; talvolta gittavano anche arguzie satiriche contro gli spettatori. Ad intervalli il ballerino arrestavasi e faceva alla sua compagna un com- plimento spesso ben composto, oppure una dichiarazione alla quale ella doveva rispondere; ma era necessario che tutto si dicesse nel modo più indiretto , poiché il linguag- gio , se non l'azione, era almeno ricoperto del velo del pu- dore ; onde cercavano giri di parole e figure per ceprimere i loro pensieri, e spesso stupii nelT udirle piene di graziose e gentili immagini. Guai a colui che s' imbrogliasse! era (i- schiato senza pietà; ma quando la replica era vivace , mor- dente e spiritosa, l'adunanza strepitava d'acclamazioni e di plausi . I vincitori in questo genere erano poco numero- si, ma certi d'ottenere i suffragi della bellezza, giacché le più leggiadre danzatrici gli cercavano con favore. Vi è dun- que un istinto poetico ben manifesto fra quei mezzo sel- vaggi.
I balli si prolungavano a notte molto inoltrata ; ma era raro di veder finire la festa placidamente; qualche atto di violenza eccitala da gelosia, veniva quasi sempre a finirla . Allora comparisce il ftKuliete (coltello), egli uomini e le donne se ne servono con uguale destrezza e furore . Quasi tutte le donne del volgo a San-Blas portano ad uno dei cin- toli delle calze una specie di trincetto da calzolai; con que- sto stromento dicono di segnare in viso i loro amanti infe- deli . Quanto agli uomini, portano il coltello alla cintola, e spesso né fan sentire l'acuta punta ai rivali ed alle infedeli.
^ VIAGGIO IN AMERICA 5i !
Nella nòstra dimora a San-Blas passavano poche domeni- che senza alcuno di questi tratti ; non guarivano le passio-
t
! . - .. . : . . I
ni con fare spargere il sangue; anzi risorgevano qualche tempo appresso con maggior violenza.
Quest'esito delle danze sulla spiaggia non sono runico loro difetto : il divertimento , quando appunto era sul più hello, venia spesso interrotto dall'invasione dei mustichi: i tra essi ve n' è particolarmente di una piccola specie chia- ì mata hexeties^ che sul far della sera cadono a sciami addos- so agl'uomini ed agli animali; e ci vuol gran fatica a libe- rarsi da quei turbatori della festa, avanti alle case della spiaggia s' accendono delle legne verdi o delle spighe sgra- nate di formentone per discacciare col denso fumo quegli ospiti molesti.
Dedicava ì non brevi momenti d'ozio alia pesca e qualche volta alla caccia. Avendo ritrovalo, ufficiale d'un basti- mento spagnuolo, il Felice di Manilla, un compagno d' infan- zia; esso ed uno dei suoi colleghi divennero il mio abitua- le consorzio, i fedeli e grati compagni dei mìei divertimenti.
La mattina , prima che il vira son, o venticello di mare, avesse reso la marina agitata, noi partivamo per gettarvi la scorlicaria . Vi sono poche parti di mare popolate di sr grande varietà di pesci , e molti d'eccellente qualità; \\f$Èé' ro$ o snerluzzo pesa talvolta fln 150 libbre; le triglie vi sono in gran copia , ma la gente de^ paese non né mangia , perchè crede quel cibo cagioni malattie cutanee : vi si trova una prodigiosa quantità di vagren , pesci che hanno spine sui dorso e sull'ali , e la cui puntura è velenosa; come pu- re razze di smisurata grandezza, chiamate dagli abitanti mantct-raya e dagli Inglesi demi figh , che devono il loro nome alla forza che bando di ravvolgersi sugli uomini e su- <rlianim0li che cadono in mare, e slrìngerii nei giri del
1
^S LAFOND DI LCRCT
loro corpo per divorarli. Il pesce cane e la tartaruga appa- riscono pure abbondauli io quelle acque.
i più fra questi pesci non eran facili a prendere . Mentre r acque erano alquanto chiare , le triglie saltavano le reti come pesci volanti , e spesso ritirammo la nostra scorticaria in pezzi , rotta dalle tartarughe e dai pesci cani.
Partimmo la sera per Piedra Bianca de Mar, della quale ho già parlato, e vi passammo tutta la notte a pescar colla lenza ; e ne riportammo dei meros di straordinaria grossez- za . Ci divertimmo anche a lanciar il rampone al devil fish (pesce diavolo] , ben degno di questo nome per la diabolica fatica che ci costava : la sua pelle è si dura e grossa , che resiste quasi sempre al rampone, il quale si spuntava sen- za potervi penetrare; tuttavia alcuna volta vi riuscimmo; ma appena T animale si sentiva ferito, fuggiva con tanta velocità tirandosi dietro la barca , che eravamo costretti dì gettarci tutti frettolosamente sul di dietro per farle con- trappcso e impedirle di sommeggersi : per quanto grande fosse il nostro ardore e la nostra perseveranza, i nostri sforzi continuamente fallirono; quando si rompevan le cor- de , quando eravamo costretti a tagliarle in fretta noi stes- si , per evitare d' esser tratti troppo oltre in mare o gettati sugli scogli.
Talvolta le nostre spedizioni eran dirette contro i pelli- cani, uccelli noti come simbolo della tenerezza patema : im- mobili sulla punta degli scogli del lido, i pellicani tenevano renorme becco piegato sul petto da nasconderlo interamen- te; e visti di lontano, i loro corpi rassembravano un grosso ammasso sormontato d' una sferoide , tanto la testa pareva perfettamente rotonda. Il petto è coperto di folte piume formanti una specie di corazza , e quando eravamo costret- ti di tirar loro d'avanti, la grossa munizione scivolava senza
VIAGGIO IN AMERICA 53
penetrare alla pelle; ma il colpo faceva far loro tuttavia un capitombolo, e cercavano allora di fuggire a nuoto; noi gli inseguivamo gagliardamente in barca, armati di due, ed alle volte anche di quattro remi > però nuotavano con tanta celerità , che spesso non gli potevamo raggiugnere senza molta fatica .
Quesf uccello pescatore ha il volo grave e lento ; giunge però ad elevarsi tanto da portare ai suoi nati , in cima ai moniiceliì ove fa il nido, il frutto della sua pesca, che conserva in una gran borsa formata da natura sotto il bec- co : ma questo dono non è stato fatto senza disgustoso ag- gravio a quei pesanti augelli . La fregala è il loro flagello ; ed è per essi un vero pirata , che gV incalza e gli spoglia impunemente , senza pietà e senza rimorsi, perchè sem- pre pronto a rifarsi da capo . Mentre il pellicano pensa ad osservare attentamente i santi doveri della paternità , por- tando il pasto ai suoi Agli, Taglie fregata^ che sta in aguato e lontana in vista fra le nubi , osserva le penose mosse del suo avversario ; e quando il vede giunto ad una certa altezza, scagliasi sovra di lui colla velocità del dardo, e volteggia con tutta Tarte d'un vecchio corsale . Da prima si vede volare continuamente sotto del pellicano , e lenta- mente inseguirlo, ma sempre col costringerlo ad alzarsi dav- vantaggio, contentandosi d' opporsi a tutti i tentativi che ^li fa per discendere. Finalmente, quando è giunto a me* diocre altezza, la fregata gli gira d' intorno , molestandolo fortemente e forzandolo sempre a sollevarsi, finché il povero pellicano , ridotto a non poter più difendersi né prolungare il volo a cagione del peso che porta , si risolve ad allegge- rire il fardello gettando via una parte de* pesci contenuti nel- la borsa: tanto voleva la fregata, che scagliandosi sui pesci ,
L_.
'** LAFO.N'll IH LtRCY
destramente gli aflTerra prima ohe tocchino Ponde; poi ri- dale tranquilla, e si libra nell'aere divorando la preda.
I pellicani semt>raTano ben conoscere il pericolo ; pren* davano saTiamente le loro misure , ma senza poter sfuggire al loro fato: movendo , s'inalzavan dall'acqua a tratti suc- cc^nivi . costeggiando la terra a tre o quattro piedi dai lido, e astenendosi dal sollevare il volo per tema di non esser veduti dal nemico: non affrettavano il volo se non quando, lasciate le sinuosità della terra , sorgevano al disopra dei monticelli ; e le fregate cogliendo questo momento, comin- ciavano quella serie di maneggi strategici che abbiamo nar- rato, e quasi mai non inseguivano invano la preda: A che sostìensi dunque con impegno (ihe le bestie mancanti son d'ingegno?
_».iv*>,^f»<yiwtg.
••^ii^^rri*
Éi^
GAP. IV.
pARTE^iZA DA Sa?ì-BlAS PER TbPIC — MODO DI VIAG- GIARE — TRISTO ASPETTO DELLA CONTRADA — R.\N-
CHOS— Banani — Febbrik.ndbhicde — Fecondità
DEL SCOLO E AVVENIRE DI QUEL PAESE — VICINANZA ALLE MONTAGNE E CASlBIAMi^NTO D'ASPETTO E DI CLI-
yA— Ospitalità' creola — Pasto inmc^no -r TOR- TILLAS — Cinto e ciiitaore — Rialti ifjBàsicAM e siti magnifici.
"1
p,
I I
I
arte del carico della Rita apparteneva al signor Mor- gado, il quale era anche padrone d'un^altra nava carica per suo conto che trovavasi allora in rada ; le sue merci erano state sbarcate, ma senza affrettarsi a venderle; risolse d'an- dare a Tepic ove sperava di trarne miglior profitto che a San-Blas, ed anche di prolungare il viaggio fino a Guada- laxara se Tepic non gli presentasse uno spaccio ragionevo- le. Morgado, che mi portava affezione, mi propose accom- pagnarlo, e s' incaricò di fare approvare quesf accordo dal capitano, che egli medesimo doveva far tal viaggio. Nulla mi poleva esser più grato , e sollecitamente accettai.
Partimmo pochi giorni appresso. Ognuno di noi aveva una buona mula , e la nostra compagnia componevasi di
56 LAFOND DI LURCY
servitori e di mulattieri. Una mula fu carica di alcune prov- visioni, necessaria precauzione sovra una via priva d* al- loggi , che non offriva alcun soccorso.
La nostra piccola carovana lasciò San-Blas verso le tre doppo mezzogiorno ; il paese attraversalo per quattro ore di cammino serbava il carattere della zona che cinge il li- do: e una pianura uguale ed estesa, senza ondulazioni, e piena di cespugli e dì paludi ; dì tratto in tratto s' incontra- no alcune triste rancherias^ specie di tmute isolate, i cui abitanti non meritano il nome di coltivatori, |)ercbè la loro unica occupazione si riduce alla cura del greggie • Tuttavia intorno ad ogni rancho sì vede ordinariamente un piccolo spazio di terreno cìnto di siepi d' agavi e coltivato a fru- mentone ; un gruppo di bananieri adombra quelle rustiche abitazioni, che altro veramente non sono, che umili capan- ne con tetto acuto ed alto, la cui costruzione è povera al p<irì di quella delle case di San-Blas.
Il tristo aspetto di quelle contrade inspira mesti pensie- ri, ed i volti sparuti dei vari abitanti che incontrammo non le rendeva più ridenti ; la febbre vi regna sovranamente per sei mesi delPanno, e gli altri sei sono adoperati alla guari- gione dei malati. Tal clima è dunque poco adatto ad attrar- re coloni agricoltori ; per altro quelle terre sono di prodi- giosa fertilità, e quando il Messico sarà liberato dall'anar- chia^ Tagricoltura sMncaricherà di sanarle; e San-Blas di- verrà allora un deposito mercantile dei più ricchi e dei più floridi deir universo.
Verso la sera giugnemmo ad una Ola dì colli che ser- vono di primo gradino alle alte montagne che dovevamo varcare per arrivare a Tepic. A mano a mano che ci eleva- vamo, il paese cambiava d'aspetto e di carattere ; gli inestri- cabili boschi sparivano, si moltiplicavano i campi coltivati.
-.- J
VIAGGIO IPf AMERICA S7
riiiolo si copriva d'alberi pili sottili e pili graziosi di for- ma, sotto dei quali V aria circolava liberamente. Dopo po- chi minuti di salita, giuDgemruo ad ud villaggio, ove dove- vamo passar la ootte ; era composto di quaranta o cin- quanta capanne fatiti di rami d'albeni, sparse cnn fusamen- te intorno ad una chiesa fatta dei medesimi materiali, la quale rimembrava perfellamente la prima età del cristiane- simo. La maggior parte dei nostri ricevè ospitalità da va- ri] abitanti; il capitano, Morgado, io e due servìlori fummo accolti da un ìtGCfììHailo (proprietario di terre) dei più ric- chi del villaggio; tuttavia la sua casa, quasi priva dei mo- bili più indispensabili, era ben lontana dal presentar l'im- magine dell'opulenza; ma quella buona gente era avvezza a farne senza, e la cordiale accoglienza, che ricevemmo dal- la famiglia, ci fé presto obliare cotal mancanza.
Al momento del nostro arrivo apparecchiavasi il pasto della sera; il i/HÌsado (manicaretto di porco | bolliva in una gran pentola di terra, posta nell'ingresso sopra alcune pie- Ire, e alcune fantesche indiane preparavano le lorlillas di formentone . Come questa specie di cereale forma la base dell' alimeuln del popolo in lutto il Messico , il lettore scu* sera i particolari da cucina, nei quali sou per entrare sulla sua preparazione. Si lascia rinveoire il granone per venti- quattro ore nell'acqua di renere, o acqua saturata di cal- ce; poi si lava nell'acqua chiara, stroliiiandolo per farli escire la buccia esteriore, e quindi le donne lo schiacciano sopra una pietra con uno spianatoio , bagnandolo sempre un poco. Ondila pietra, chiamata mei ale , e il mobile pili in- dispensabile della casa. Quando la pasta è ben preparata, e la piastra di [erra su cui deve cuocere la tviiìUa é calda abbastanza , la massaia prende un pezzo di pasta , e facen- dolo passare destramente e prontamente da una mano
58 LAF0.1D 01 LCHCT
Dell' altra l'assalliglia come un foglio di carta; allora si n tesulla piastra rovente^ e la cottura di quella speciedi dal da 0 Focaccia é sì perfetta , come se fosse fatta iu una f della. La tortiUa , tosi preparata, è un sano e grato alimei to , che fa le veci di pane ìli quasi tutta V America Messici na; e la mancanza dei più necessarii uleusilì domestici i tale, ohe, a difetto di cliucchiai , s' usa uà pezzo di questa focaccia ripiegata , per mettere il cibo io bocca . Si fa pure con la farina di granone della polenta, mescolata, quando é fredda e soda, con latte o grasso , o con certi niaoicarelti fatti di polli, di manzo e d'altre carni.
Noi dividemmo lieti il modesto villo della famiglia, reso più sostaozidso dall'aggiuitta d'alcune delle noslre provvi- sioni , e più animato da alcune bottiglie di vino; un ponce, fatto in un piatto di terra sbreccato, venne a por fine a) baudietlo, e ad accrescer la gioia dei convitati, come quella d'alcuni vicini, the la curiosila aveva certamente chiamati. Il suono d' una vecchia chitarra accompagnò alcune roman- ze castigliane ugualmente vecebie, e probabilmente porta- tevi sotto il regno di Carlo V, e terminò la serata. Noi an- dammo a cercare riposo su dei calrés , specie di tetti che r ospitalità dei nostri albergatori volle assolutamente ceder- L'i, malgrado della nostra resistenza; e quel riposo, che al- cuni insetti turbarono, fu per lo meoo rispettato dagli intol- lerabili moscuilos, già fatti più rari all'altezza ove ci trova-
La mattina dopo, tutta la nostra gente era riunita e pronta a partire, ma non potemmo ricusar d'accettare la cioccolata preparata per noi. Questa bevanda è, com'è noto, d'uso universale in tutta l' America ; il povero e il ricco ne fanno uguale uso. Al momento di dividerci da quella buona gente. Morgado volle loro lasciare qualche segno di riconoscenza ,
\ I A G r> 1 (> ÌS A M K H [ C.\ VI
aia ilurò [ulta la falk'a di'l iiioiiild <i Targlii^lu accettare ; e gli abitanti che avevano dal» alhcrgo ai noi^lri mulattieri si mostrarono al pari generosi. FinalmeiUo ci separaiumu co- me veccliì amici, cuii scambievole rincrescimento e con la promessa di rivederci al ritorno.
La via da noi seguila, volgov.tsi attraverso una (ila di colline, che grad.itamcntL' elevavaii-<i; i villagjji si facevano più numerosi, e ijuantuntgue miserabili al pari di quello do- veavevamo passata la precedente notte, bastarono per ani- mare mirabilmente la contrada; verso la sera c'inoltram- mo nella montagua, ed allora la natura vesti un carattere più severo e maestoso.
In non prenderò a fare al lettore ima minuta descrizione di tutte le cose rlie risvegliarono la mia attenzione^ sarebbe reuilere ta mia narrazione lunga e monotona: mi strjgoerò a dire, che arrivammo tardi tu un piccolo casale mancante di tutto, ove ci convenne appresso a jioco slare al sereno. La mattina seguente., partiti avanti giorno, seguitammo a lalire per aspro e dirupato sentiero. Ora ascendevamo in mezzo a folte foreste di magnifici <ilbert, fra i quali erge- Tansi giganteschi cedri , che portansi Guo a San-Blas per la costruzione dei navigli , ora lungo precipizii o torrenti. Fi- nalmente , di buon'ora, nella mattinata, giugnemmo sulla cima delle montagne.
Il celo era di maravigtiosa serenità ; la più profonda cal- ma regnava su quelle cime, e l' aura mattutina spandeva per l' aria soave freschezza . Il suolo , spoglio à' alla vegetazio- ne, concedeva all' occhio di spaziarsi; la contrada da noi l>ercorsa presentavasi ai nostri piedi qual magnifìco pano- rama, e l'Oceano pacifico limitava da lungi l'orizzonte. Gl'immensi spazìi che aveva sott' occhio, m'immergeva- no in una vaga e indescrivibile contemplazione, perché
*« LAPOITD DI LCHCr
l'ampiezza dette distanze ò rome la lontananza ile' secoli- A me fi' intorno la terra cospersa di liori coprivasì di fre- sca e impareggiabile verzura; di tratto in tratto sorgevano iRonlagne di bigio e piillido macigno, tutte vestite <lì ma- gnifici muschi di vivi colori , e un sole tropicale scaldava di sua viva e pura luce il maraviglioso spettacolo.
Fu duopo però d' involarci a quelle aOezioni , e prosegui- re la via. Allora eravamo sul primo rialto delle Cordiglie- re ^ che si stendono su quasi tutto il Messico ; camminam- mo alcune ore a traverso d' una solitaria contrada , placida e soave come un dipinto di Oaudio ; e fìnalmente scorgem- mo da lontano Tepic , fondata in ineizn ad una bassura dd riatto die forma una hella valle, cinta di montagne vulca- niche.
GAP. V.
TEPIC — SPA SITDAilOJlK— QUPACXA INTORflO ALLA CIT-
T*' — Le ctsi— L'iktehno —Mobilia •~- Il hebcato —
Lt DOMENICA A TePIC — La CHIESA DI SANTA CrOCB —
PopoLuioHB— GU*CH11PIN0S-U9ii;!(0« ni Tane - Le mode — Vbìiy dei uve sessi — Bauhitia, nAnriQUA,
X epic, come rjuasi tulle le ritta (lell'Anipriea Spaijnno- l3, è ralibrieala sr>pra una piaotn regolare. Dalle fminenze da cui disecndevamo per arrivar nella valle , seorf^enimo le 8DC vie tirate a linea retta . La città , tutta bianca e circon- dala d' alberi , stendeva il suo grazioso grembo sopra un monte formato a ripiani. Giardini e passeggi irrigati da dd- merosi ruscelli, viali d'alti pioppi elevati nell'aere, campi diiusi ad arte e coperti ili ricotte, poderi isolati, ville ce- late in mezzo at bosclietti; tutto annunKiava ia natura cul- la succeduta alla natura selvaggia.
Seguivamo una strada mirabilmente costrutta, benché poco larga, cbe attraversava una contrada, ove tutto respi- rava rdicilà e abbondanza , e i rivolgimenti di un vago fiu- me che serpeggiava nel piano, accrescevano ancora la gra- zia del prospetto che aveva soll'occbio. Era ben lontann da immaginarmi, che i]uel sito remoto ed ignorato del mon- do possedesse si leggiadra città.
r. L&r o\D bi L ne T
Le «le «Inde erano rreqneatete , e la maggior piazta è belliMtma e rirrnodaUi di portJrì , sotto dei quali si radan»-
no kIì ozJOM e gli zerbioL
Scendemuo Dilli presso an mercante amico dì Morgado, il quale nseodo a\ \ i>alo del nostro arrivo , ì oostrì appar- tameuli erano preparala
La casa di don Agostino Alvarez , presso il quale eravfH aioalb^iaU, era orrevulissiiua : egli teneva ano dei primi po«tÌ nella città , tanto per la rìcchezia , quanto per la per- sonale reputazione rbe godeva : tuttavia iion a^eva l'onore di notiTarsi fra i Gitackupinot , Spagnuoli nati in Europa , rbe avevano la preferenza su tulli gli altri abitanti, e si da- vano aria di superiorità e dì disprezzo, che i Creoli all'or- rasione rendevano loro generosamente. La casa di don A- go^tinu , come quella dove fui accolto di poi , era perii am- mobiliala semplicissimafflente ; le camere da dormire conte- nevano un letto o calrè, venuto dalla Cina o da Gunlimala^ sulqnitle slendevansi alcune stoje di Manilla, ed era cir- condata da uno zanzariere di velo verde, perchè quantun- que i tnuslichi Steno più rari a Tepic cbe a San-Blas , vi fan- no lahuila apparizione, specialmente nei mesi di novembre e di dicembre : d' altronde vi si seguono gli usi di tulli ■ pae- »i tropicali. Una tavola fatta in paese o venuta dalla Cina, due seggiole coperte di cuojo , un piccolo specebiu, cattivi ritraiti cinesi d'idoli o di bonzi , e Immagini di santi , me- ravigfiali di trovarsi in si profana compagnia, ne compie- vano la mobilia . In sala v' era una gran tavola coperta d'un tappeto, delle si>gginle, e per i' illuniinazioRe una gialla di vetro attaccata al soDìtIo, fornita d'alcuni lampion- cini di latta ; il pavimento è ordinariamente coperto di gra- lìose slDJe di paglia di vari! colori. Nella maggior parte delle case vi é un cortile, o per dir meglio un giardino
»
tiaggioi>aui;rica is
ornato di fìnrì, iiilonio a) qiiale gira un porticato dì legtio, coperto con una tenda clic risponde talvolta sulla via; quivi le signore amano di passare una parte della gior-
Liata.
P' Quando poteva lil>eriimi>nte disporre del tempo, tu'ar- frettava di metterlo a profitto per fare più intima conoscen- za d' una ciltà, it cui aspetto m'aveva sedotto; infatti la «uà regolarità e politezza, le sue bianche casette assai
ijfeeo costruite, il bel passeggio cbe in parte circondata, i
Bivi di viva acqua che scorrono lunghesso le vie, e massi- ttiaineute la gtojatità dei suoi abitanti, ne fanno il più deli- fioso soggiorno. La sua popolazione si fa ascendere a dodi- cimila abitanti, ma inqucl numero vi devono essere almeno tremila Indiani ; credo cbe questa novcrazione non abbia nulla di esagerato, giudicando dalla frequenza della gente che gira per te sue vie.
La piazza del mercato m'oOersc un curioso spettacolo: era piena d'Indiani, che dai \icini villaggi vanno a portar- vi ogni maniera di derrate, pollame , salvaggiume , pesce e magnifici frutti dei tropici ad arte disposti a piramide, e fiorì di mirabile splendore e freschezza ; tutto allettava gli sguardi, annunziando pure una terra feconda e ferace, ed un popolo operoso e solerte.
Il di seguente era domenica. Nei giorni di lavoro, a Te- pic,t mercatanti stanno assiduamente nei loro banchi o magazzini, gl'impiegati negli ulizij e gli operai nelle oflici- ; ma in quel paese ortodosso la domenica è atlentamen- santificata. Fin dal mattino la città prende l'aria di fe^ ; si vedouo andar per le vie gli abitanti ben vestili nel tornar dalla messa devotamente e di buon'ora ascoltata a cagione del caldo ; e vanno quindi di casa in casa a visitare ;glt amici : a mezzo giorno tornano alta propria abitazione
ma
tu LAFON'DDILCBCT
e desJRiino nll' una. Dupo desinare si dorme fino alle tre o alle quattro ; allora si ripara il disordine dell' aMODciumeit- to, 0 si rifa da capo e verso le quatlru si va verso la chiesa di Santa Croce per assistere al vespro: questa cliiesa è fuori delta città in amena situazione, e vi si giugne per un bel viale coperto di fresche ombre e serpeggiante nel seno dì una lieta valletta. È questo il luogo di riunione di tutta la popolazione; vi si ritrovano gli auiìci, e gli amanti nou mancano mai : ci vidi molte donne leggiadre pei loro gra- ziosi ornamenti , e bei giovani a cavallo col loro pittorico abito nazionale , i cui sguardi esprìmevano un linguaggio che m'era facile intendere. Ahimé! all'età di venti anni iu era condannalo alla parte di neutrale ed impassibile spetta- tore. Quanti fortunati non invidiai ! quanti sguardi e sospi- ri non ho inteso passando! — sguardi e sospiri forse inijaD- nevoli, perché l'amore è fidente; si crede alla sincerila del- l'amata come alla luce del sole, al sa|)ure dei frulli, al profumo della rosa lìoritu.
La popolazione creola generalmente é bella ; lo donne so- no alquanto pallide e gli uomini nerastri, ma gli uni e le altre oolahili per l'armonia delle furnie e le grazie naturali. Esse venivano abbellite da un vestire decoroso e magnifico, del quale non posso astenermi di favellare; e le persone eleganti , che forse fino al presente hanno tetto queste pa- gine nojandusi, mi presteranno un poco più d'attenzione.
Le signore cominciavano a seguire le mode europee, ma trovai i giornali di mode di Parigi e di Londra multo ritar- dali. Quegli stranieri ornamenti erano ben lontani dall' e&- ■er loro cosi favorevoli , come la baschina e la mantiglia che volevano ripudiare: non di meno questo abbandonn non era generale; molle di loro, o per meglio dire l'im- mensa pluralità , era rimasta fedele all' antico elegante
r
i
VIAGGIO IN AAIERICA a^
costume , ed anche fra le più calde per la riforma rinnova- zione non era intera ; era un uso misto, miscuglio de' due generi d'abbigliamento: non si vedeva, per esempio, un cappello; tutte le teste avevano per unico ornamento bei ca- pelli neri ricadenti sulle spalle per lunghe treccie, ornati di freschi fiori, e ravvolti a un bel pettine di tartaruga o di argento dorato; le vesti, ordinariamente di seta, di mus- solina o d'alcun altro panno leggiero , erano solo notabili pel loro taglio più o meno curioso; si vedevano molti sciai- li di velo della Cina, ma il reboso era il più generalmente portato: e una leggiera ciarpa, a volte d'un solo colore, bianco o turchino, ma più sovente di colorì misti: calze di seta tasparenti, scarpe di raso calzanti i più bei piedini del mondo , belle catene d' oro , e pendenti e braccialetti , e infine un ricco ventaglio , che le signore adoperano con grazia inimitabile, compivano il vestimento. Ma stava per obliare la cosa più preziosa , lo scapolare , dal quale ambi i sessi non si dividono. Quanto alla baschina e alla manti- glia , e inutile favellarne ; sarebbe la nojosa descrizione di cosa che tutti conoscono.
Le donne di condizione inferiore portano vesti d'indiana di vivo colore uguale o rigato, scarpe di pelle, e il reboso vergato di bianco e turchino, e talvolta, ma di rado, di rosso e di bianco ; e 1' acconciano graziosamente sul capo , come le signore spagnuole la mantiglia.
Le donne indiane son vestite, d' una gonna assai corta , rossa o bruna , e d' una specie di tonaca aperta sul petto ; la testa coperta d' un cappello di feltro o di paglia. Sempre con le gambe nude, portano scarpe , ma solo in città, giac- ché appena sono in campagna, se le levano per non consu- marle. Gr Indiani dei due sessi sono notevoli per un difet- to generale di conformazione: camminano tutti coi piedi in
XII. 9
(lenirò , u per meglio dire , i loro piedi sodo torti in dentro , nel modo il |mi niauiresto e dispiacevole a vedere.
L'abito degli uomini indicava allora a^ai perfettamente le varie lor cundizioni.
I tìuachupinoti (nativi di Spagna), eiie formavano Turi- siorrazia del paese, erano vestili all'europea , con abito, pastrano, stivali, mantello, cappello di feltro o di seta^ come presso di noi ; ed in casa indossavano vesti da esmera di tela cinese, o stavano nell'arnese Irasturato delle colonie, cioè veste e calzone bianco o d'anchina, e capello di jia- ^lia . È cosa assai curiosa e poco nota , che molte vesti da uomo indossale ne) Messico , nel Verù e nel Chili , sono fat- te a Canton , in Cina , ove i marinari e i traiTicanti le com- prano per portarle in America come oggetti di speculazio- ne: none dun(|ue niiiraviglioso,se il taglio o'è un poco «n- tiquato.
Ma io devo richiamare l'attenzione del lettore al bell'abi- to nazionale. E mi ristrignerò a solo descrivere quello usato neir andare a cavallo , perchè T abito portato in citta era il nii-desimo, tolte le (.'ose necessarie al cavaliere.
La maiKja, che non è altro che la veste indicala col nome di poncho nel resto dell'America Spagnuola, forma la parte essenziale e caratteristica di i{uel vestire. La maruja può pa- ragonarsi ad una pianeta sacerdotale il doppio larga ; ed è formata d'un pezzo di panno fabbricalo in paese, rigato a varij colori, con una apertura net mezzo per infilarvi la le- sta: il coulorno dell'apertura è sempre guarnito di frange u di ricchi ricami di seta d'oro e d'argento. Ci vuole multa arte per portare quella veste cosi semplice di forma e cosi ricca nelle sue parti. L'u cavalier messicano montalo sul suo destriero e ben avvollo nella manijn , è una figura piena di nobiltà e di artistica bellezza: la lesta è coperta d'un cappello
VIAGGIO IN AMERICA (H
bruDO di vigogna, a larga tesa e di forma bassa e rotonda, coDlornato d'un ricco filo d'oro o d'argento, guarnito di nappe, o di pendagli; l'abito di seta o di velluto, paonazzo, castagno, turchino o rosso vivo, corto e stretto al corpo e alle braccia, brilla di galloni, di ricami, di cordoncini, e d'una moltitudine di bottoni rabescati d'oro o d'argento; le brache sono ugualmente ricche , di velluto o di seta ^ gallonate ai fianchi, aperte alla legatura, e guarnite d'una o due file di bottoni come quelli della veste; la vita è sem- pre avvolta con una cintura di crespar vermiglio della Cina, ornala di tralci d'oro o d'argeùto; le gambe son coperte della uosa messicana, fatta di pelle di cervo diligentemente polita, screziata d'una quantità di bizzarri o graziosi disegni a seconda della fantasia dell'artista, e fermata con legaccioli d' oroo d' argento: finalmente un nero stivaletto aperto dal lato estemo, colle rimboccature di marrocchino rosso o giallo, rotonde a guisa di ventaglio ; enormi sproni d' argento massiccio, e staffe dello stesso metallo, che incastrano il piede, forniscono il vestimento del cavalìer messicano. Qual figura farebbero a petto a lui i nostri più illustri Figari di teatro? Certamente ben trista, perchè quelle magnifiche vesti non posson portarsi fuorché nella patria delle miniere dell' oro e dell' argento.
Non dimenticherò in questo inventario due cose, che ne formano l'essenziale e indispensabile compimento, ma non ho creduto in coscienza doverle comprendere nel numero degli oggetti d' ornamento : primieramente un bello stilet- to, fatto elegantemente, che ponsi nella uosa della gamba destra per prenderlo al bisogno più facilmente ; quindi una sciabola, che non partesi mai dal cavaliere ; quest' arme non è , come presso di noi , sospesa alla vita con un cinturino o balteo, ma si tiene orizzontalmente dalla parte sinistra
L..
lis (. A F O N I) D I I. E II e Y
delia sella, nude rimane snllo la sinistra coscia; e stim quest'uso più comodo e più favorevole alla difesa . La bai datura dei cavalli non è meno ricca : morsi d' argento , brìi glie di seta o d' argento , ricche selle alla spagnuola , alti dietro e d'avanti in modo da cin{,'er bene il cavaliere, e naimente una pelle di cervo ben lavorata che copre le bisac eie e le gambe, e scende fmo a terra. Questo vestimento non e altro die quello degli Andalusi , ornato, abbellito, arric- chito e aumentato colla manga ; e supera certamente di lus- so le suntuose vesti orientali, ungheresi o polacche.
La manga é portala universalmente; quella degli uomini del voIj{o è fatta d' una semplice coperta comune, e il loro vestilo è Tornilo con una camicia bianca <i colorita di gros- so panno di cotone, con calzoni corti retti da una cintura di seta o <li cotone colorita , con abito di tela o dì velluto di cotone nero o verde, colla uosa messicana pili o meno lavorata, con stivaletti aperti e senza calze , e talvolta col cappello di feltro.
I poveri Indiani portano l'abito di calicò, i calzoni corti, la camicia , il cappello di paglia, e in fine l'indispensabile mango.
t.i: ;
* / •* -i . !.. 't Iti , ,. . : ',jM^;,i
v.;/<D!^i'-^ 'M ifi\F©^T: jii? lìfT^iam'
■ -*
"^^
^*..
.'f.
>»
•1'
• ■ "w
l-M'ir.I i; «illiNOKl 1>I Gl'AI»AI.\XAIlA
GAP. VI.
Consorzio a Tepic — I scoi piaceri — Indiani — Cupa
AGITAZIONE DEGLI ANIMI PER EFFETTO DEL SOLLEVAMENTO
— ROMERIA — Cerimonie religiose — Potere del Clero
— Il PULOUE.
L
le tertulles di Tepic sodo allegre ed animate. Come giovine e forestiere, v'era accolto colla più amabile corte- sia ; tutte le porte ra' erano aperte , e spesso nella stessa serata visitava cinque o sei diverse case. Per altro erano le medesime cose che a San-Bias, la medesima semplicità negli appartamenti e la medesima affabililà di maniere ; giuocavasi al monte, si ciarlava, si fumava da uomini e donne ; poi la chitarra ed il canto : onde, per non ripetere , non né parlerò più.
Spesso, verso le quattro o le cinque, quando il caldo era passato, salivano a cavallo per correre le vicine campagne, che son delizioze e ben coltivate. Gl'Indiani formano quasi soli la popolazion dei villaggi . Son uomini apparentemente miti, sommessi e inoffensivi; e tuttavia, gli avvenimenti seguiti al Messico mostravano quanto fosse facile d' infiam« mare una popolazione, naturalmente si pacifica e semplice.
7(1 LAFOM» IH l-UItCV
1 curali esercilavauo uno assoluto impero sopra di loro; e quei curali, tulli imlicci, nienlrele altre dignità della chiesa appartenevano quasi tutte agli Europei, si dichiararono » favore della prima sollevazione onde frappoco favdltTÒ: molti mossero alla testa del loro greg^'e, e gl'Indiani, hen- ché mancanti d'ogni istruzione militare, mal armati e eoo- dotti da capi inesperti di guerra, rivelarono gran carattere per la perseveranza e sofTerenza mostrate, quando, dopo sanguinose e reiterate sconfitte, dovettero eedere alla supe* fiorita delle armi e delta disciplina. In questo tempo era tornala la calma; il viceré vittorioso aven saviamente bao- dito r intero oblio del passalo ; ma mi fu agevole di preve- dere, dalla cupa agitazione che dominava gì' animi, le nuo- ve procelle che s' apparecchiavano.
L'n abitante della città, col quale avea contratto alquan- ta amicizia, m'offerse di condurmi ad una romeria o festa d' un villaggio siltialo sulla vìa di San-Cristoval ; accollai con gran piacere l' offerta, e la seguente domenica it vidi giugnere di buon mattino alla porta di don Agostino Al- varez con buon cavallo condotto a mano da mi servitore indiano, lo fui subito preparalo. Dopo tre ore di cammino, arrivammo in un villaggio costrutto in fondo d'una cara valletta irrigata da piccolo lìume; le casette degf Indiani , sparse o raccolte, orano circondale da boschetti d'alberi che ne toglievan la vista. Scendemmo al presbiterio, ove trovammo il curato in compagnia d' una dozzina dei suoi confratelli del vicinato e di molti creoli o anzi Americani, poiché di queslu nome amavano fin d'allora d'esser fre- giali. Presa la cioccolata, andammo alla chiesa, la quale era ornata di ghirlande e di fiori , di mazzi e di palme , e il suolo era ricoperto d'erbe e di fiori odoriferi.
\ _.
VIAGGIO IN A MERI e A ~1
Ncir entrare fu grande la mia meraviglia: vedeva una mol- titudine d' Indiani, uomini e donne, portare specie di fantocci grossolani ed informi, altri assai grandi, altri assai pìccoli , fatti d'un pezzo di legno tagliato in modo da figurare il corpo e la testa, e ricoperto di cenci, di nastri, di treccie di giunco, di fiori e d'orpelli ; erano i loro fetisci, ì lari domestici, i santi della famiglia, che portavano in gran pompa alla chiesa per farli benedire; alcuni di quegli idoli avevano forme indeterminabili: un ciottolo, una conchiglia avvolta di bende e ornata di fiori, oppure un frutto un cep- po o altre cose , che tutte però chiaramente indicavano gli avanzi delle antiche messicane superestizioni , ed in ogni caso un'evidente idolatria.
Tutti quegr Indiani eran politamente forniti di vesti, di calzoni di tela di cotone a righe , e di camicie assai bian- che ; le donne e i fanciulli erano pur ben vestiti , ed un co- ro di pulcelle circondava V altare; le loro voci , a oìancan- za d'organo, si mescevano ai canti religiosi con un'armo- nia, che era ben lontano dall' aspettarmi.
Al momento dell' elevazione, un drappello di giovani In- diani andò ad unirsi alle donzelle, e cominciarono insieme una serie di posizioni , di passi misurati , d' atteggiamenti gravi e regolari in principio, che finirono poi in smorfie e contorsioni, ed anche in salti e saltacci.
E stato detto , che gli Spagnuoli in America ballavano davanti all'altare ; è errore, le danze sono un privilegio de- gl'Indiani. Per altro, i popoli dell'antichità, Ebrei, Egi- ziani , Greci e Romani, ballavano avanti alle loro divinità; è pur noto, che David ballò al cos(»etto dell' arca.
Poi venne la processione colle sue vergini , i suoi angeli e stendardo spiegato, sul quale era rozzamente dipinta (cer- io da qualche rustico artista) l'immagine di Nostra Donna
7J LAFO>DDILCBCV
di Guadalupa, palroaa del Messico. All'uscir di chiesa x Indiano, vestilo d'armatura antica di cartone dipinto, pessimamente fatta , montò »ovra un cavallo stato condotto nell'atrio, e ponendo fieramente mano alla spada, la brandi più (iato sopra la testa e andò a mettersi in mezzo al cor- teggio, ove parve occupare il posto d' onore: tutti gli sguar- di si rivolsero verso di lui ; neppur l'incenso non gli mancò , perché rappresentava San Giacomo.
RilorDanimo lìnalmente al presbiterio, ove trovammo la tavola apparecchiata; il pasto fu abbondanti- e animalo di letizia, e quando i vapori del vino cominciarono a rendere i convilali più espandivi, osai dimostrare al mio vicino, sa- cerdote d'intelligente aspetto, la mia gran meraviglia d<'lle pratiche profane e veramente pagane da me vedute. — È una necessità, mi disse, è bisognato fare agl'Indiani qual- che concessione, che d'altronde non altera in nulla né la fe- de né il domma , che sono le cose importanti ; il resto sarà opera del tempo: quando saranno più illuminali, ciò che non può mancar d'accadere, queste traccie delle vecchie superstizioni spariranno da sé ; intanto siamo costretli a tol- lerarle.
Il breve colloquio avea richiamalo sopra di me gli ssuar- di dei convitati, e presto m'accorsi che la mia qualità di Francese era divenuta se^no deiratlenzìon generale: mi fi^ rono fatte mille domande intorno alla Rivoluzione, alla Re- pubblica, all' Impero e all'Imperatore; intorno alla libertà, ai diruti del popolo, alla stampa, ai dazìi, alle camere, alla giustizia, al giuri; mi trovava mollo impacciato a ri- spandervi, e comprendasi che a vent' anni la mia suppellet- tile d'idee e di cognizioni in queste materie astraile era mollo scarsa , Ittita via cercai di tirarmene fuori , e come i miei uditori non erano parimente molto valenti , coll'aìiito
J
VIAGGIO IN AMERICA 75
(le vapori del vino arrischiai dei ragionamenli rassomi- gliaDli a quelli di alcuno che debba farla da medico suo malgrado, e credo cbe col favore di quella oscura argomeu* tazioue, ed ecco percM vostra figlia è muta^ potei passare per UD oracolo.
Tosto comiuciaroD essi. Mi raccontarono lungamente e eoo calore le gesta degli Hidalgo, dei Morellos, dei Mata- moros e degli altri eroi della prima rivoluzione ; Analmen- te, cacciato ogni ritegno , gridarono a gara. Mueran los Go- do8 y viva la independencial Muoiano i Goti , (sopranno- me dato agli Spagnuoli d'Europa al tempo della rivoluzio- ne, ) e viva r indipendenza !
Appena fu un po' calmato questo fervore andammo a vi- lùtare grindiani cbe si abbandonavano ai loro giuochi e ai loro monotoni balli nazionali , di che parlerò alti'ove. 1 no- stri venerabili sacerdoti, quantunque generalmente in stato d* assai palese eccitamento , incontrarono ovunque omaggi e rispello; andavasi loro attorno, baciando iorp le mani o il lembo della tonaca ; ma presto la campana dei vespro venne a far diversione. Volgemmo di nuovo verso la chie- sa, e confesso, che, nella mia età, me ne sarei volentieri astenuto , se la curiosità non mi ci avesse chiamalo. Benché fosse ancora di pieno giorno, vi mirai con stupore mia moltitudine di candele accese^ ogni Indiano portava la sua, e la metteva ritta in terra , disponendole tutte in forma di triangolo, uno degli angoli del quale guardava T altare. Si sa che il triangolo é stato presso molti popoli un' allegoria della divinità, e gli antichi Messicani avevano pure la lor Trinità.
Dopo la sacra funzione, ricominciarono i balli ed i giuo- chi a lume delle torcie: si formarono delle brigate, ed i più dei noslri sacerdoti non mancarono di mescolarvisi e far
j
XII. 10
'* LAF05D DI LUSCT
cadere il discorso snlF inesaurìbile tema deirultima guer- ra , onde rimembravano con piacere i fatti più gloriosi. — Tulli quegr Indiani parevan avidi di cogliere le parole df lo$
padren.
M'era agevole scorgere, da quello cbe vedeva e sentiva, che la pace allora dominante, non era cbe vana tregua ; gli accenti di libertà e d'indipendenza erano su tutti i labbri; e se avevano penetralo in quel remoto villaggio , cbe dove- va essere del resto del Messico ? Non so quaPidea quei scia- gurati Indiani potevan formarsi di quelle magicbe parole; ma al lampo dei loro sguardi , per solilo impressi di cupa e trista apatia, era facii vedere il profondo effetto cbe ne ave- vano risonino. Devo pur dire, cbe le copiose libazioni di vino (V Afjnardimte e di pulque contribuivano ad alimentare il sacro fuoco.
La sera tornammo a tavola, e il pasto prolungossi fino alla mezza notte; allora fu tiralo un fuoco d'arliflzio, cbe diede il segnale della ritirata.
In lultii questa giornata, tranne gP intervalli del mangia- re e doirudirio divino, los padres, nome che danno gl'In- (liani ai loro preti, ebbero sempre il sigaro in bocca; ciò mi pareva assai profano, ma era l'uso universale, poicbè uomini , doiuie , faiiriulli , preti , tulli fumavano.
Il giorno appresso, di buon'ora , prendemmo commiato dal nostro onpiU* , che volle per forza accompagnarci. Fatta metlrr la sella alla mula, eseguilo danno de suoi compa- gni, fere con noi quaMi due le{;lie, quantunque paresse un poro arroMNire dell'orgia del giorno avanti, della quale lioiiarlanienle mcuhomhì; e prese questa occasione per ab- Imiidonartil a (Minllden/e, e dirmi dei segreti, di che volen- Iteri Tavn*! dJiipeimalo. - - La popolazione ( diceva ) era di nuovo per correre ali* armi , il irionfo della palria non era
VIAGGIO IN Amebica 75
dubbioso; era una causa bella e nobile a difendere, fareb- be onore e profitto a coloro cbe la sostenessero ; in breve , mi propose di restare fra loro promettendomi magnifico stato neir esercito della rivoluzione. — Mi ristrinsi ad au- gurargli buona ventura, facendogli osservare, che io aveva impreteribili doveri da adempire sulla mia nave, dai quali non potea liberarmi. Cosi ci lasciammo senza rancore e cor- dialmente.
.._ 1
CAP. VIL
TlACOfO D% Tbpic a Gcadalalaka.
1
I di seguente dal mio ritomo a Tepic , Morgado venne fln dal mallino a trovarmi per dirmi cbe era costretto a re- carsi a Guadalaxara ; e dimandommi se fossi contento di Ean re il viaggio con lui: io consentii lietamente. — Vado, mi disse, a fame la proposizione al capitano, e spero che non vi troverà ostacolo. — Il consenso di Palmero non si fece aspettare, e non di meno mi fu facile scorgere, nel corso della giomata, dalle sue fredde e riservate maniere, che quella concessione gli era stata strappata pei riguardi che doveva ai mercatante l^lorgado, la cui onorata reputazione •
dilatavasi dalle Filippine alle Indie, alla Gina ed al Messico. 1
I
e che in mille occasioni poteva esserli utile come armatore e padrone di molte navi. Credei allora di dover dire a Pah | mero , che se giudicasse a qualche cosa utile la mia presela I za sulla nave, renunziereì subito al viaggio; ma egli mi rispose, eh' io poteva liberamente disporre d'un buon me* se. Fu dunque convenuto che io partissi con Morgado, al quale io era d'altronde divenuto utile, per vigilare una in- iiiiilà di particolari delle sue operazioni.
VIAGGIO IN AMEBICA 77
Due giorni appresso ci volgemmo ognuno in direzioni opposte ; Palmero per tornare a San-Blas , e noi per anda- re a Guadalaxara.
Dovevamo correre una distanza almeno tripla di quella da San-Blas a Tepic, e per una vìa anche più mancante, ss è possibile, di soccorsi ; — vi troveremo appena, ci diceva- no , del granone per li muli. — Quindi era slato mestieri di provvederci di quanto era necessario per vivere.
La nostra comitiva componevasi di tre mulattieri, due dei quali creoli ed uno indiano, e di due servitori di Morgado. Per le prime due ore, il nostro cammino si diresse a traver- so alle belle campagne , che circondano Tepic, e formano una continua pianura dovunque perfettamente coltivata.
Dalle falde d'una montagna, che ci convenne salire, in cima alla quale giugnemmo per una profonda , cupa e bo- scosa gola, lo spettacolo era interamente cangiato. Ai casa- li, ai lieti ed animati villaggi, succedeva profonda solitudi- ne; rientrammo nel deserto. La strada , o per meglio dire il sentiero , girava in mezzo alle sinuosità della campagna ; e Ano in vicinanza di Guadalaxara non trovammo più traccia di via costrutta dair arte dell' uomo.
Provava una viva impazienza di trovarmi in una contra- da, che pareami certamente dover far mostra ai mici occhi de' suoi tesori: quando fui giunto alla cima della montagna che ascendevamo da più d' un'ora, vidi che bisognava molto togliere da quella illusione. Quanto V occhio poteva mirare lontano non scorgemmo che una pianura senza con- fini, priva d'ogni vegetazione, il cui suolo era unicamente composto di pezzi di masso ; solo a lunghi intervalli , alcu- ni cespi di sterili arboscelli apparivano in quel deserto, non per dare varietà a quella veduta, ma per accrescere la sua desolazione. Verso sera , trafelati dal caldo e oppressi dalla
78 LAF05D DI LCRCT
fatica, dopo si lango e monotono viaggio, vedemmo ad 00 tratto apparire airorizzonte dinanzi a noi il profilo d* una fabbrica isolata; era il rancho, dove dovevamo trovare al- bergo e passare la notte. Ahimé ! non era che un miserabi- le casolare tutto in rovina , i cui abitatori avevan V impron- ta della più profonda miseria e della più disgustevole sudi- cezza : e pure eran creoli! Tutta la loro ricchezza consiste- va in alcune greggie che allevavano in quelle campagne di erba si rada; non avevano nulla da offrirci, neppure acqua, dimeno acqua bevibile: ricorremmo alle nostre provvisioni, che però la stanchezza non ci permise di manomettere; il riposo era il nostro primo bisogno , ma invano il cercam- mo nei diversi cantoni ove successivamente andammo a posarci , ora sopra una panca , ora sopra un monte di foglie di granone ; insetti d'ogni genere ci cacciavano via imman- tinente : onde assai prima dell* aurora eravamo alzati nel cortile , assai frettolosi d' abbandonare si tristi luoghi e di seguitare il viaggio.
Nella prima parte dei mattino il paese ci presenta le me- desime cose; ovunque squallore , difetto di vegetazione e suolo arido e sassoso : tuttavia verso il meriggio scorgemmo alcuni vecchi alberi soKtari e stentati , coperti di bigio mu- Schio , e le cui nude barbe avanzavano fuor del terreno : a poco a poco altri alberi più vigorosi e più giovani si fece- ro più numerosi , massime in una specie di valletta , o anzi declività di suolo , ove la natura sembrava riprendere un po' di vita; e insensibilmente ci ricomparve ornata di tutte le sue ricchezze. La terra avea il manto ricoverto di verzu- ra e di fiori ; i liquidambari , ed altri alberi di quei paesi , i cui frutti pendono a grappoli, ci offrivano la loro ombra; ed il calore era assai più mite che sugli infuocati e nudi sassi fra i quali avevamo viaggiato.
I I
j
VIAGGIO IN AMERICA 71»
Il saoDO d'una campana, che udimmo di lontano, venne j ancora a rìconforlarci; raddoppiammo! passi, e poco appres-
so ci trovammo in mezzo ad un lieto villaggio indiano, ove risolvemmo fermarci : scaricate le mule , ci adagiammo su verde erbetta a pie d'alcuni begli alberi per prendere il ci- bo del mattino.
S' appressarono alcuni abitanti ; la curiosità sembrava vincere in essi la naturale ritrosia; venne pure il parroco, giovine d'aperta (ìsonomia affabile e lieto, pregandone di riposarci in casa sua ; ma noi stavamo troppo bene a quel- le ombre per abbandonarle, e tutto il nostro apparecchio era d'altronde compito: costretti a rifiutare le offerte cor- tesi , l'esortammo a dividere la nostra colazione, ed egli accettando , noi gli promettemmo d' andar poi a visitare la canonica . L'animo del nostro giovine curato era di qualità vivace, allegra, spiritosa ed alquanto molteggiatrice; ci raccontò molti particolari delle ultime guerre in modo af- fatto curioso, e non era poco il saper rallegrare un sogget- to si tristo : da alcune parole sfuggitegli , supponemmo che egli avesse preso parte a quegli avvenimenti; ma egli ne- ! gollo, indicandoci colla mano molti Indiani, che potevan I mostrar con orgoglio le cicatrici delle riportate ferite , e facendoci scorgere, che quasi tutta la popolazione di quei \ remoti cantoni avea preso parte ad una guerra la cui sede
i
era stata però si lontana . I
Un caso ben frivolo venne ad interrompere la conversa- zione . Morgado era fornito d' una cucinetta da viaggio fatta venire da Londra , che conteneva tutti gli arnesi ne- cessari a preparare il pasto. Gì' Indiani consideravano quel- le lucide bagattelle colla maggiore attenzione ; ma alla vi- sta dei fuoco prodotto dagli zolfanelli fosforici , dei quali non avevano alcuna idea , e d' una caffettiera alla Belloy e
j
«i LAF05D DI LCECT
dello spirito di vioo inGammalo che fece bollire il cafl%, le grida d'ammirazioDe sorsero da tulle le parti, e special- meote i fanciulli non polevau calmare la loro sorpresa . Quella curiosità oon aveva nulla d* importuno; un caratte- re ineffabile di dolcezza e di modestia era impresso su tutti i volti.
Il curato ci rammentò la nostra promessa , e noi il se- guimmo subito . L'aspetto del presbiterio era grazioso ; non era altro che una semplice casetta, pulita, bianca ed elegantemente costruita , circondala di begli alberi e d* un giardino pieno di legumi e di Gori magnifici , che sembra- va essere asilo di felicità : dentro non era meno notevole r ordine e la minuta nettezza della semplice e modesta mo* bilia .
Entrati nel salotto, non fummo poco meravigliati al ve- dere apparire una giovine, la cui chiara bellezza ci fece di- mentichi di tulle le cose che avevano richiamata la nostra ammirazione ; le sembianze , la voce, Io sguardo, tutti i suoi alti esprimevano la squisita grazia di che era debitrice alta sola nalura. — Es misobrina. — È. mia nipote, ci dis- se il giovin curalo. — Nipote certamente poco canonica, di cui si trovano al più dei modelli, ma non cosi seducen- ti, in quasi lutti i presbilerii del Messico e delf America gpagnuola. Per altro il contegno, il linguaggio e tutte le apparenze dello zio e della nipote palesavano la più per- fetta convenienza , ed esprimevano il più rigido decoro \ massime la giovine nipote aveva nelle sembianze qualche cosa di degno e di maestoso , che contrastava coir abban- dono e r amabile gioialilà del felice zio . Alcuni rinfreschi ci furono graziosamente offerti dalla bella giovine, innanzi alla quale rimasi in estasi ; ma tutto finisce , ed io fui tolto alla mia contemplazione dalla voce dei mulattieri, che
VIAGGIO IN AMERICA
81
venivaDO ad avvisare esser compiti gli apparecchi della partenza • Ci dividemmo con rammarico da quelle nuove ed amabili conoscenze , promettendo bensì di rivederci al ritorno . Solo al partire sapemmo che il villaggio cbiama- vasi San-Thomè-de-Xalisco.
Nei tragitto che ci rimaneva da fare ^ la grata figura che avevamo veduta sì presto sparire, fu materia del nostro dì- scorso; e la sua rimembranza ci accompagnò ajutandoci almeno a dimenticar V ore che corsero velocemente . Giu- gnemmo la sera sul far della notte ad un casale, ove fummo alloggiati da un buon vecchio indiano , la cui premurosa famiglia mise a nostra disposizione tutto quello che posse- dea ; ma noi eravamo poco inclinati a profittar delle offerte; accettammo solo alcune melarance , ed un ramoscello di banani portato di verso la marina.
Il giorno seguente ritrovammo la medesima contrada sassosa ed arida ; e verso sera , dopo aver camminato in mezzo a coltivazioni di muguey , scorgemmo «davanti a noi, danna eminenza, Santa-Maria-del-Oro, ove dovevamo pernottare.
Sanla-Maria-del-Oro ha titolo di città, ma non è vera- mente che un grosso borgo popolato di creoli e d' Indiani ; 0 deve il nome alle miniere d'oro che si è lungamente cre- duto esser ne' suoi contorni , ma che si cercarono indarno. Gli abitatori , delusi nelle loro speranze , volsero allora gli occhi verso F agricoltura^ e quantunque il suolo fosse ben altro che fecondo, trovarono nella cultura del maguey ì soccorsi che formano oggi la loro sola ricchezza. Tutto è in questo borgo e nei suoi contorni tristezza e desolazione; la maggior parte delle case sono in massima rovina; quelle de' creoli circondano Timmensa piazza, che è in mezzo del borgo ; la chiesa , fabbricata in mezzo al cimitero , è nella
^
XII.
11
8à LAFOND DI LURCT
uoica via la quale conduce alla campagna ; il resto è com- posto di casuccie isolate abitate dagP Indiani .
Santa-Maria possedeva un meson, cioè un albergo dMnfl- ma qualità , o per meglio dire una di quelle osterie solo praticate dai mulattieri: ci fu d'uopo però d'accettar quel- l'asilo. In quella si remota parie di mondo, l'arrivo di due forestieri , e massime d' un francese, era un avvenimento ; onde , quando verso la sera ci posammo per respirare libe- ramente sul banco di sasso posto alla porta del nostro tu- gurio , non tardammo a veder comparire successivamente a tutte le Gnestre della piazza teste di donne che volgevan gli sguardi verso di noi ; i loro lìgliuolini s' avvicinarono come tanti scimmiotti , e il bel sesso segui l' esempio ; gli uomini imitarono le donne, cosicché presto fummo circonda- ti dalla folla come una mostra di Gera . L'alcade vedendo quella riunione, aperta la folla venne diritto a noi, e con aria composta e magistrale ci domandò chi fossimo ; ma quando sul passaporto vide il nome , in tutto il paese notis- simo, di Morgado, Mi casaes totad^ Usted, senor , la mia casa , signore, è tutta vostra , gli disse ; basso complimento che per lo meno annunziava i riguardi succedere troppo d'appresso all' arroganza .
Appoco appoco, come si avanzava la notte , la folla si
disperse, ed ognuno tornò al suo alloggio, e Morgado si r- tirò nella camera a lui preparata . Per me , io preferii di passar la notte sul sedile di pietra ov'era assiso; ravvoltomi nel mantello , e sospeso il mio coltello da caccia alla cinto- la, mi stabilii al sereno . La posizione non era molto co- moda; e malgrado della fatica del giorno, mi fu impossibile di conciliarmi il sonno ; verso le due del mattino presi il partito di passeggiar sulla piazza , e di lì mi diressi verso la strada, ov'era la chiesa, per arrivare alla campagna . Le
TIACGIO 15 AKEBICA S
stelle brìlbvaDo dal fimumeDlo . U luna nel «no iiiJis;siore splendore spandeva riva e dolce diiarezza . cbe iUmiìBava quella passeggiala ootUirna .
CanimìDava leotameDle e pacìGcaiDeDte in preda a dob so quali vaghe faotasie. quando, giunto alTiogresiso del cimitero , udii distintamente dei fremiti : al nkooMsto cbe torceva gli sguardi dalla parte onde venivano . vidi improv- visamente, con sentimento che è facile indovinare, una testa di morto venire verso di me . ruzzolando sul suolo come per im|iedìrmi il fiassaggio : confesso cbe quelfap- parìzione al momento m* intimorì , e la mia prima mossa fu di gettar gli occhi in dietro per assicurarmi, ad ogni evento, della rìtirata ; ma colf animo certamente turbato dal fascino che cominciava a impadronirsi di me , fui stranamente sor- preso in vedere air angolo della piazza una mano che mi faceva de* segni , come per cbiamarmi e invitarmi a toma- re indietro.
Un gelo rapido aveva percorso tutto il mio corpo ; tutta- via richiamai il mìo coraggio , e snudata la spada mi sca- gliai su quella testa che mi ruzzolava sempre d* avanti , e le lanciai un colpo sì ben assestalo che doveva spaccarla in due parli ; ma Tarme mi saltò via di mano, e restai stupefatto in preda alio spavento : corsi subito per riprendere la mia scimitarra , quando nel momento che m' abbassava per ri- coglierla, un grosso topo usci dalla testa di morto, passan- domi tra le gambe come per buriarsi di me. Il mistero era scoperto ; il topo aveva eletto domicilio in quella testa dalla quale non poteva sprigionarsi, e la faceva ruotolare ne^ suoi sforzi per uscir fuori .
Mi rimaneva da conoscere la causa de' gemiti che aveva uditi . Essendo allora nel cimitero, montai sul muro cbe ne chiudeva il recinto , e saltando nella strada d' onde parevan
8t LAFOHD DI LUHCV
venire i Iciiueiili, poco mancò cbe non cadessi addosso ad un' ludiano briaco , che smaltiva il pulque a ciel sereno , e ad intervalli mandava fuori quei gemili che m' avevano spa- venta to .
Recuperali allora lutti gli spirti seguitai fierainente \aaaa passeggiala, e arrivalo all'angolo della piazza, vidi od bando ma ause ri Ito del seiior atcade , afSsso alla CRDtonala della via, da una parte slaccato dal muro e dall' altra alLac* calo ancora , cbe da lontano , mosso dal vento , poteva pa- rere i]iie]la mano amica che mi faceva i cenni , che con tutte l'altre circostanze avevan fatto una certa impressione suir animo mio.
Qualunque sia la rutilila di questo piccolo accidente , ba creduto doverla raccontare: e servirà a provar la saviezza di quel precetto dato da Berquin ai fanciulli , che in tutte le coae soprannaturali e in tulle le apparizioni spaventose bisogna andar dritto al segno , e riconoscere arditamente la causa dell'illusione dei nocttriseusì . Darò pure il consìglio alle madri di famiglia di non spaventare i loro figliuoli con racconti di spiriti ; ne resta sempre quiilcbe cosa allorché, adolescenti , occorre loro un avvenimento in apparenza so- prannaturale .
Il giorno di poi dovemmo attraversare un paese sempre tristo, arido e deserto . Quella contrada è nota col nome del paese di Xalisio, parola che significa in indiano cotk- tra<ia sferiVe,- e conservò il medesimo carattere per le due lunghe giornale, cbe scorsero prima d'arrivare al Equitlao.
Gl'Indiani dei villaggi, però assai radi. Ira Santa-Ma- ria-del-Oro ed Equìllan , parlano un linguaggio particolare, cbe non ha alcuna relazione con quegli dei loro vicini, e differisce affatto dagli antichi dialetti ; credesi che quei pae- sani sieuo i discendenti degli antichi Sciscimequi, torme
VIAGGIO IN AMERICA 85
barbare, che Nudo de Gusman cacciò o forzò a sottomet- tersi, quando, disobbedeodo agli ordini di Gortez, si trasse a settentrione e fece da se il conquisto del Mechoacan , del paese di Xalisco, di Sinaloa e della Sonora.
Equitlan è villaggio indiano assai belto , situato in con- trada tutta romantica. Nói vi albergammo, e il giorno ap- presso giugnemmo di buon ora a Guadalaxara .
Io viaggiava con un' uomo opulentissimo , con un famo- so mercatante, che aveva capitali locati in immense intra- prese alle Filippine , neir India ^ nella Gina, alle Molucche e su tutta la riva occidentale del Messico; si comprende, cbe non fummo coslretlì di ricorrere alle Posadas o alle Fondas di Guadalaxara , ebe si dice per altro esser ben te- nute come quelle del Messico : il noslro alloggio era pre- parato in casa di don Andrea Naffarondo , uno de* suoi cor- rispondenti, ove fummo accolli con massima cordialità. Le nostre stanze erano pulite e comode, e le attenzioni onde fummo ricolmi,, ci consolarono delle fatiche e delle pris^ vazioni per noi sofferte.
/
/
(
/ /
GAP. Vili.
(ir AD.\i..\XARA — Popolazione— Edifizi — Uiiese — Cor-
«A ALLE DAIIRANCAS DEL RIO -GRANDE, O IIIO DE SaN VAGO .
G
uadalaxara deve la sua fondazione a Nimo de Gd- sman , che ne fece il luo^o principale dei suoi conquisti, il centro delle sue operazioni, dopo averla elevata sulle mine di Tonala , celebre cillà azleca .
Rispetto alla popolazione , la Puehla-de-los-Angeles tie- ne il secondo grado Ira le città messicane, perchè novera più d'ottanta mila abitanti; ma in questo numero vi sodo almeno sessanta mila Indiani . A lilessìco , in cento ottanta mila abitanti vi sono trenta sei mila Indiani. G uadalaxara possiede cinquanta mila abitanti, quantunque Ilumlxildt non ne conti che venti mila ; ma fra quei cinquanta mila abitanti vi sono quasi trentasei mila Creoli : onde Guada- laxara è veramente la seconda città del Messico .
Ella è stata sempre considerata come T emula e la rivale di Messico, a cagionedella sua importanza , dei suoi mona- menti, delle sue istituzioni e dei vantaggi di sito.
VIAGGIO IN AMERICA ^^
Altra volta il Messico era diviso per i^ amministrazione in tre gran divisioni, o^una delle quali aveva la sua aih (liencia real : quella di Messico pel centro , quella di Guali- niala pel mezzogiorno , e quella di Guadalaxara pei setten- trione del vicereame.Gualimalas'èresa indipendente col no- me di Repubblica Centrale; Guadalaxara volle pure , nel 1822, erigersi in Repubblica di Ponente^ ma il general Bra- vo infrenò quelle voglie ambiziose .
Al mio entrare in città restai ammirato del suo aspetto di grandezza e d^ opulenza . Le strade , regolarmente ta- gliate e larghissime, son tutte flancheggiate di case ben co- struite, vaghe e spesse volte sontuose ; molte sono rivestite di vivaci pitture , e quasi tutte hanno terrazze e balconi di ferro lavorato, carico di dorature di gusto eccellente . Tutto ciò è ad un tempo grande e piacevole • Vaste e sim- metriche piazze, circondate di belle case con portici , e or- nate di fontane zampillanti pure acque neir aere, accre- scono magnificenza alla vista ; e Guadalaxara sarebbe an- che in Europa collocata nel numero delle nostre più belle città .
Le vie son tutte irrigate da rivoli di chiara e limpida acqua , che viene in città per un mirabile acquedotto di quattro o cinque leghe , monumento degno dell' antichità; e trae V origine dalla falda di un monte di forma perfetta- mente conica, che s' inalza isolato al pari di piramide, in mezzo d' una pianura coperta di bellissima verzura , di po- deri, di casali, di villaggi. Oltre di questo acquedotto ve ne sono molti altri minori, destinati a portare nei varii quar- tieri le acque del piccolo fiume Tonala , che ha preso o da- to il nome alla antica città azteca.
M' atfrettai a visitare i principali monumenti. La catte- drale è certamente il più degno d' attenzione, malgrado
r
W< L AFOM) DI L r aCT
della sua bizzarra arcbileltura: e se la sua costniiioiie sem- bra essersi voluta francare dalle regole dell' arte , T edìfi- zio è noo di meno maestoso per la sua mole: massime den- tro è assai osservabile per li suoi ornamenti capricciosi e leggeri , e per le pitture , fra le quali si ammirano quadri di Murillo ^ di Velasquez , di Zurbaran e degli altri gran maestri della Scuola spagnola. Gli arredi erano allora di una impareggiabile ricchezza; non si vedeva altro che lampade , candelieri.^ ostensori! e vasi d* argento d* ogni maniera; ed alcuni d* oro e ricchi di pietre preziose.
La chiesa di san Francesco è quasi ugualmente magnifr- ca , e costrutta eziandio sopra più regolare disegno. Ve ne sono molle altre tutte bellissime.
. Il palazzo del governo, vasto e di nobile architettura , sorge sopra una vaga piazza piantata d* alberi , che forma piacevole passeggiata.
Aveva ammirato i mercati di Tepic, ma non possono stare punto a confronto, per T ordine, per la varietà, profusione ed eleganza , con quelli di Guadalaxara. L' eleganza parrà una parola strana ris|>elto a un mercato ; nulladimeno è la vera espressione , perchè nulla è più grazioso di quelle provvisioni , tutte senza eccezione, ornate di ghirlande e di mazzi di fiori disposti con uguale arte e gusto : è una ve- duta incantevole ; e la mia passeggiata al mercato , era una delle più grate distrazioni.
Dopo la rivoluzione , Guadalaxara ha, dicesi , molto mi- ^Miorato. Ella deve alla sua lontananza dal campo delle tem- peste politiche r essere stata il refugio di molte famiglie ric- che e amanti del riposo , e la sua popolazione è notabil- mente cresciuta : è d* allroode città letterata ; ha sei stam- perie , delle quali una inglese e una americana , e vi si pub- blicano molli giornali.
I
I
\ I \ G G 1 O I .> A M B R I e A f-'
Il clima <> ti'Iebre per lu salubrìlà; e la campa^'na per la I bellezza ; da <]ualuti(|ue parie si volga il piede fuur di lillà , ai ammirano siti e vedule varie, tbe ad o|{dì momeolu si .presentano all' occhio.
La società di (ìiiadalaxara era assai più delicala di qtian- ,to avessi fino allora vedulo uel Messico , e può slare al con- tfronlo con lutle quelle delT America spagDuola. QuhdIuii- que nelle Teriultas dominasse il dolce ubbandono delle riu- Dioni creole , il tuono di squisita urbanità, il buon gusto di abbigliameulu delle signore, la franca cordialità de^li uo- mini, e la sunluo^ità delle suppellettili, tutto mostrava che io mi trovava in un centro di civiltà.
Una sera la conversazione volse intorno alle famose ca- dute del Rio Grande , Los Barrancas del UÌo Graitde , e se .ne raccontarono le meraviglie : le cadute del Niagara non erano nulla in paragone. Si formò tosto una brigata per an- dare a vederle, e due giorai appresso partivamo in nume- ro di otto o nove persone a cavallo sul far dell' alba , per- chè dovevamo fare quattro o cinque leghe per arrivare al fiume, e tante per tornare, ciò che formava una buona giur- iialn di cammino.
Il Rio Grande è , dopo il Rio del Norie e il Rio Colo- irado, i) più gran linme del Messico , poiché ha cento ses- santa cinque leghe di corso nel rialto e nel pendio occiden- tale della Gordigliera ; e il suo corso attraverso a quelle moniagne, dalle quali discende colla velocità di furioso torrente , è veramente un curioso e straordinario fenomeno. Quando fummo giunti a una lega e mezzo o a due leghe dalle sue rive , udimmo un sordo roniorc che cresceva e di- ventava più chiaro a misura che audavamo innanzi ; era la (ice formidabile del Duuie. Migliaja d' uccelli , fuggenti con grida di spjvenLu , ci annunziarono pure la vicinanza
■B iftrOTD DI iriCT
ééf JaénaHn tormle. Pmln ritmino $a9e 9» rive , ed io riaiai eomprem di ttapore. S' inumgìni un fiame, die ii fntìifM da «elle ptu plerale dHle vette dell* Alpi per m tango e oon iolermlUj declìvio di pili di sessaoU Icgbe . Egli s'apre ìrapptoo^meare il passaselo a traverso del SQO- lo,e roma riMt una rooirnua «stala, la pio maraviglioM Cane che sia al moodo sens^ rallenUre il rafmio tfmo ■Uro che ad almae leghe dal in.-ire,quando ^ange nei pit- ai liitora)) , uve preode il nome di Rio-Tulotlan.
Hi venivano le vertigini, al vedere in Tondo d' un abi^ M di più di dui^renlo piedi le acqae ^bnlzare e precipiUnti nia^gbiando Tra gli sn^ti. No '. io non dimenticherò giam- mai quel sultlinie s|ietl3colo , e il profondo sentiioento dì amniiraxione e di terrore che mi suscitò.
Di li atid imnio a vedere il Si^tn di Gunnanutìlan. Pri- ma d' arrivarvi , vedevamo correre il fiume incassato fra rive srnscese; 1' udivamo mug;^iar con furore , ed un tre- nieiido rumore lontano , simile allo scoppio continuamente rinnuoiato del tuono mi colpiva di stupore.
Tulio ad un tratto il fiume ci scomparve dagli ocrbl. (Jm nebbia cbi.ira, formata dui vapori dell' acque, s' inalzava Mipra unii v.-ille che copriva d'un velo trasparente , in mil- le (luise hllellendo i raggi del sole. L' indomilo torrente si precipitav;: dall' allo d' uno scoglio perpendicolare di pili d* ottanta piedi, andando ad infrangere ìt volump delle sue acrfue cimlr» tre rocce piramidali , e più lungu mostran- do ai nostri ocelli meravigliati una conca d' acqua chiara e Iratiqoilla come in un vaso di cristallo ; variando quindi dì fomiH , si divideva in mille minori braccia, le rinujva di nuovo e spariva in fondo agli abissi , uscendo poi fuor del- la ti-rra bollente di rabbia , per serpeggiare graziosamente fra vafthe isole coperte d' alberi niaeslosi .
]
V I A G Gì O 1 N A «E K I e A -'t
in fondu itila valle, Don lungi dalla ciidula di Guanacual- lan, una povern Taniìglia indiana avva fabbricalo la sua wodcsla ca|>anna. lo la reputava avvi>nUir»sa per essere stala eiella fra mille ad assistere di conlinuo al Diaguìfìco spettacolo ; ma non pnlci fare a meno di comoiuovermi alla visla di <|UL'llii miseia capanna, pensando quanto fossero sterili ed inipotenlì gli sforzi dell' uomo il paragone di ijue- gli (iella natura.
11 Rio Grande attraversa il lago Chapala , il più gran la- igo del Messico , che ha trenta sei leghe di lunghezza e da quattro a nove di larghezza; e nella maggior parte di sua etrconferenza confina con montagne a picco, dirupale esel- |vaggie,e con scogli che presentano aspetti inlinilamenle Pittorici : ma ()uando i monti s' allonlauano , lasciano sulle sue prode ammirabili piani , sui quali oalura ha versalo lutti i suoi doni. La na>igai[ìone non é mollo frequente sul lago, perchè non é akuua lìllà importante sulle sue riv:? ; Chapala non è altro che un borgo , ma dicesi nmllo ricco. Il mìo soggiorno a Guadalaxara non durò più dì dodici giorni. Avrei da dir mollo intorno ai costumi ed agli U5i de- gli abitanti ; ma c^nie Dell'America spagnuola la gocielà ha sempre sembianze uniformi, serbo questi particolari per al- cune città ov' abbia dimorato piti lungamente, tlomunque a , il poco tempo da me passalo a Guadalaxara cutilernl- sempre nella memoria fra i più dolci momenti di mia fTita; questa ciKÀ m' aveva sedotto, e nella mia grovenile intasìn desiderava di slanziarmici; ma unavore segreta mi rammentava e la madre e la patria.
Fu à' uopo alfìn dì partire , e dire addìo a quella cara cit- k ed ai suoi amabili abitatori; il giorno della partenza Mor- [ado riceve una specie d' ovazione ; più di trenta persone a cavallo l' accompagnarono per alcune leghe fuori della ciltà.
■J-ì LAFOS D DI i.inr, V
Non iiliuserò della pazienza del lettore a raccontargli le tribolazioni del nostro ritorno , in tuLto simigliatili a quelle doll'anduta; dirò tuttn via , che non diniL-nlicava d' andare a visitare il giovane curato di San Thomè e la sua sobrma ; ma aliiiiic ! quando vi giuugemmo erano assenti aoibedue.
Uiposatici due giorni a Tepic, seguitammo il cammino [ter San-Blas. Al mio arrivo Pulmero invilomini ad allog- giare da lui, quando non fossi di servizio sul naviglio; ed io accettai 1' ull'erla, della quale però protiltai di rado.
CAP. IX.
- Otto 01 PRSCB CANE.— Monte n
>EB l' InSALriRI TA
RB ~ Stoi pauticoi
Mkstobk come LCoao temeste.
X min assenza erano giunle molte i aS^n-Blas; il Tiberw, brigan- Blinn itijilese npparlvnente all'aleman- D Virraout, col quale in seguito feci ronosconza iu America, e la cui nave veniva da Giiayaquil carica di caccao, ci annunziò la sollevazione di quel paese contro gli Spagnuoli e la fondazione della repubblica di Guayaquil : egli aveva imbarcalo molli passeggieri Spa- gauoli implicati negli avvenimenti che fuggivano, e fra gli altri don José Maria Calvo, della famiglia Ansualegui , una delle più potenti di Guayaquil, Rodrigues padre e figlio , e molli altri.
Una goletta del Perù, chiamata la Proxerpina, giunla da Lima, annunziò il blocco di tutta la spiaggia per parie ilella armata di lord Cochiane , e lo sbarco dell' esercito solleva- lo, sollo il governo del capitano San- Marlin, che faceva
'•1«««>* t» aAUUCA
fW Mk kCfl CMlilaito a qwfc Wr arbitn» : na Mri ■»- 4tlÌM> iMBf* fMi Bbcri Cwiigli—i, che pnsm A lara »- tonfvaB» i WÈigÈO M capriecia, ToleraDo laUatia filMBW
# >MW*riaiia loleU^npalaodo «rceUeole pcrgr^veN» S dm f«McaievaDo frvdrare gti altri : Unto è rm ck« te ^•Miea, e»iM « ogni oecasÌDae, il pk è semitre la pJim
Ut «ra ifMppa fcktfaoe per «ppatsionanoi a qudle tilo- pte^ tUé latte quelle questioni non avevano allora aliro «a- tvre al Miri ocdii; ed avendo rilfovalo i miei due amici Otitiall ilH Fflice^cite era ancor nella rada, ripresi con e»- •I r anUcu UMi di vita. 1^ pesca e la caccia oicuparuno tut- ti I BMtrJ iizii f « dfsgrazialiiiaeotc uun dc maticaviuno. I
I, A F 0 S » Il I t, e B e Y y">
eros ei pellicani erano a vicenda scgnu delle nostre perae- ■Dzioni; alcuna voUa uiidnvamo alta caccia dei coniali nei Msdii l'Ile cirrondano San- Blas, e ne prendevamo in gran liOopia; altre volte restavamo sulla spiarla o nei paduli leir Ai^'uada , alla posta dei germani d' assai bella spezie, l'idei quali facevamo grande strage.
Verso i[uesto tempo mancnvaino nel naviglio d' olio , che
raci indispensabile. Lo mescolavamo col catrame per spai-
' mare il sotto della nave , alfine di preservarla dai vermini ;
questa operazione doveva frequentemente ripetersi , e I' olio
era estremamenle raro a San-Blas. Proposi di farne coi pe-
^iftci cani che spesseggiavano nella baja di'll' Aìguada. Fa- 'Cemmo perciò una rete di corda di scandaglio , e andam- mo a gettar la nostra rezzuola. Ogni gettata di rete ci frut- tava cinque o sei di quei pesci ; ma ci era impossibile di ti- rarli fuori. Molte volte dovemmo lasciar la preda: le cnda- ^1e che davano eran sì forti che ci avret>ber lirato giù , e ^oi non avevamo alcuna voglia di andare in loro compa- gnia. Pensammo di mettere forti stanghe di argano a tra- verso alla rczzuola per servirci d' appoggio, e poi cim pa- I rancbini appiccali a forti alberi tiravamo a riva la rezzun-
>la ; allora due uomini posti nella scialuppa , armati di mano- velle e di lance; ammazzavano i pesci cani, ed aprendone ^ ventre , esiraevano il fegato che lasciavamo colare a) sole velie botti. In tal guisa ne ammazzavamo quanti volevamo ; perchè i loro corpi , gettati in mare , erano immantinente divorati da altri che, ade^^cati da quella preda, crescevan di numero in modo maraviglioso: così potemmo fare una buona provvisione d' olio. Quest'olio , come tutto 1' olio di llpesce, non asciuga, onde non può servire alla ptttura;ma I li mescola col catrame che rende più Ouìdo, o collo smal- 0 che rende più elastico.
ri
'.« LAFO.no di LtlRCV
Iiilanlo la niurte aveva mietuto mulli dei iiuatr Blas , don Juao Babeli e il suo compagno di via{j{;io , il se- condo passegijiero , il mastro delia ciurma don Manuel Re- yes ed alcuni marinari europei venuti da Manilla, eran ite- rili; molti altri soiTersero terribili malattie. Io Tui Ira quc- itli, le felibri pestilenziali di questa regione nou mi rispet- tarono. Devo però confessare , che passai molte notti sulta spiag{;;ìa a veder ballare le ragazze del paese , ir cbe il se- reno, si terribile in quei climi a^li Europei, fu la causa delle mie prime febbri : una ricaduta, più pericolosa anco- ra , fu l'effelto d' un imprudente caccia ai girmuiti fatta in pieno sole ne^^li stagni dell' Aiguada. Quelle malattie sono spaventevoli , e si rivelano con tale dolore ai v isceri ed al- la testa, da render quasi folle.
Alla mia ricadula , io dormiva con alcuni compagni in casa del capitano. Ci levavamo spesso la notte, ansiosi di cenar dell' acqua per bagnare le asciutte labbra. In una di quelle notti , uno de miei compagni , chiamalo Sunico , e me , e' iuconlraaimo presso la brocca che stava sulla line- stra ; nel momento che eravamo per prenderla , mi cascò addosso e va^d'i svenuto ; Sunico , dal suo stato di debolez- za e dalla oscurila impedito di fare attenzione a quel die accadeva , tornò a letto, ed io restai disteso sul pavimen- to; fino alla mattina non fui rialzalo. Allora, credendomi morto 0 per morire , fui portalo allo spedale. Fortunata- mente un giovane Indiano delle Filippine che mi servi- va , vi porlo il mio letto ed ogni giorno veniva a mutarmi ed assislurmi. Restai tutta una settimana fuori ili me.
Finalmente tornai al senso della vita ; apersi gli occhi, ma a rrella gli richiusi, all'aspeltu del funebre apparalo che mi circondava. Tullavia ruccolsi gli spìriti , ed invo- cala tutta la mia costanza , volsi di nuovo gli sguardi sulla
»
^ 1 A G (■ I O I > A M E n t e v m
■paventosa veduta che m' avea si dolenlemeDte colpito. Uo cadavere nudo, eoo una croce di bambù sulto stomaco ^ giaceva dinanzi a me, ste .so opra una ielle; amai]ca,un altro cadavere ; a dritta, un malato che gettava orrende grida, e s' agitava a pie del mio letto negli ultimi spasimi della morte; ed uoa piccola candL'la nera, posta sul piuo- lo che formava uno de' predi del mio letto, illuminava col suo tristo lume queir orribile spettacolo. Credei ad un trat- to d' essere in fondo all' inferno, e preso da un moto terri- bile di spavento, raccolsi tutte le mie forze per saltare in terra ; ma trafelato dallo sforzo che faceva, ricascai sve- nuto in quel canile, ove finii coli' addormentarmi traoquil- lameote. Il giorno di poi stava molto meglio e non aveva quasi più febbre.
Quello straordinario sforzo aveva egli prodotto la salu- tare rivoluzione , oppure l'aveva io fatto al momento che quella operavasì ? K cosa ili competenza dell'arte, ed io m' asterrò da risolverla.
Potei allora esaminare il luogo ove mi trovava ; era un gran corritojo fornito da ciascuna parte di letti formati con quattro pinoli fitti in terra , sui quali era slata dislesa una pelle secca di bove col pelo voltato di sotto. Era lo spedai militare, e il malato che v' era messo , se non vi portava niente , non riceveva altro che la pelle sulla quale stende- vasi; onde i più non avevano altro addosso che una catti iperta in cui si ravvolgevano, la quale lasciava i lo* ro corpi affatto scoperti al menomo accesso febrile che ri- sentissero. No , io non provai (p^mmai piò profondo senti- mento di scoraggìmento , giammai più acuta e più dolorosa isperazione mi comprese 1' anima. Ahimè ! il mio primo -pensiero fu verso la mia povera madre : mi misi a pianger- a deplorare il suo dolore , quando sapesse che il figlio
!1N LAFOKD DI LIIRCT
da lei taoto amato , a cui aveva rivolto si tenere rarezie , era stata abbandonato qnasi senza soccorso in terra stra- niera ed in luogo cosi ributtante.
Mi vestii come potei , non volendoci restar più a lungo , e lasciandomi andare carponi, mi spin^'eva con piedi e con mani , perchè le gambe non facevano il loro uffizio , e pò- tei cosi arrivar nella strada. II dire dove andava , sarebbe diffìcile : tutto quello cbe io voleva, era dì fuggire dell'or- renda stanza.
Il soldato di [.'[lardra [ un Guchinungo, Messicano ] mi domandò dove andava, e , caso singolare , io non potei rr- spond erli che in francese. M' accorsi allora che nella ma- lattia m' era uscito dalla memoria quanto sapeva di spa- gnuolo e non mi ricordai d'una sola parola per esprimer- mi. Uabla christiatto ( parla cristiano ) , mi disse il feroce soldato, e dandomi il calcio dello schioppo nel petlo , mi stese per terra. Qiicst' atto di fredda barbarie, questa cal- ciata di schioppo a un moribondo , è qualche cosa di si e- norme, che si durerà fatica a crederlo. Alcuni servi dello spedale dovetter venire ad alzarmi e riportarmi nel letto : la natura aveva fatto il suo ultimo sforzo. Alla visita del me- dico lo pregai di lasciarmi partire; ma egli non volle mai concederlo : sol mi promise , che se fra cinque o sei giorni io stessi bene , mi metterebbe in libertà. Mi manlenne la parola ; ed uscito da quel luogo infame , mi recai alla spiat;- gia presso un doganiere , la cui moglie mi prestò ogni sor- ta di cure e d'attenzioni. Ivi linii di guarire, senza serbar altro di quella terribile malattia che gran magrezza. Pre- sto seppi, che il nostro degno capitano don Andrés Palme- ro, men fortunato di me , avea soggiaciuto al micidial clima.
Appresso a poco in quel tempo giunse a San-Blas una dih ve americana venendo da Cadice, con merci apparlenenli
_J
VIAGGIOINAMERICA 99
a mercataDti di questa città ; e il capitano, scontento de' suoi oflziali , s' era visto costretto a sbarcarli : avendo bisogno d'altri per ricondurre il naviglio, m' offerse d'imbarcarmi come luogotenente. Io i' avvertii , che , non parlando ingle* se, mi sarebbe difDcile. di comandar la guardia sui basti- mento ; ma questo ostacolo nulla trattenne, e mi rispose che in poco tempo potrei farlo , e il suo maestro di casa essen- do di San Domingo, col suo ajuto e con un po' d' intendi* mento saprei dopo otto giorni tanto d' inglese da coman- dar la manovra. Onde fatti i nostri apparecchi , m' imbar- cai come luogotenente sul bastimento a tre alberi ameri- cano, di quattro cento tonnellate, il Mentore^ col capitano Georges Gardner. L' altro ufiziale era un allievo del capita- no , imbarcato con lui fin dall'infanzia , e non lardai ad ac- corgermi che quel giovine era un lusinghiero, ed era stato la causa dello sbarco de'suoi compagni, ai quali attribuiva r intenzione d' aver voluto portar via il bastimento.
Dissi addio ai miei due compagni, ai miei due amati com- pagni di brigata , che non doveva più rivedere : seppi più tardi che eran morti ambedue , Quesnel di malattia , e l'al- tro assassinato in una piccola nave che comandava su quel- la marina. Presi ugualmente commiato dall' eccellente Ri- chardson , che m' avea sempre mostrato tanta amicizia , ed a cui dovea il mio imbarco. Ahimè ! la nostra separazione doveva esser parimente eterna, perchè molti anni dopo pe- ri in una tempesta.
Credei di potermi astenere dal prender congedo da Pena, al quale doveva il mio grazioso soggiorno allo spedale ; mentre comprendesi , che con vero dolore io mi divisi dal- la famiglia del buon doganiere che m'avea largite tante cu- re , e dal mio povero Pepito, dal bravo Indiano che nella mia malattia mi die tante prove d'affetto e d'attaccamento ;
j
<00 LAFOND DI LURCT
gli lasciai , partendo , qualche segno di mia grata ricordan- za , che forse mitigarono V amarezze del suo dolore* Molti anni appresso ebbi la consolazione dì ritrovarlo a Manilla , domiciliato e attorniato da giovane famiglia , godendo in modesta condizione tutta la sommi^di felicità, che deve o dovrebbe toccare ai cuori ben fatti.
Noi prendemmo un carico di sevo , che doveva avere smercio vantaggioso a Guayaquil o a Lima. Siccome doveva- mo scorrere V oceano Pacifico , ebbi V avvertenza di do- mandare ad ufiziali della marina spagnuola ragguagli in- tomo alla navigazione di questo mare, ai venti dominanti, secondo le stagioni, sulla riva occidentale del Messico, del Gfaoco , di Panama , del Perù e suir ingresso del fiume di Guayaquil ; e vedrassi in seguito , che V avvertenza non fu inutile.
-o^Oc^'
CAP. X.
PARTB5ZA DA SaH-BLìIS — CaUR PBOPOSTDB — ÌL MEU- TORE SI DIBIGB TIMO ACAPTIXO— La EADA, IL POSTO B LA CITTA* — Sua DECADB9ZA — COHCHnrrTTBB Sn. SCO ATTE5IBB — llfSALUBBITA* — DbSOLASITB AOTTTO COITTRADA.
I
I primo Febbraio diernsio alle Tde eoo booD veoto di tramontana, che favoriva il eammino del navìglio; ma dopo due giorni di navigazione volse a levante, poi a mezzo- giorno , e finalmente ci trovanuno in profooda ealma . Niente ai marinari è più doloroso di questo stato : temon la calma quasi al pari della tempesta ; avvezzi alla vita attiva e faticosa , ai vigorosi contrasti cogli elementi , passano le giornate in mortale inerzia ; la nave , senza moto e qoast senza vita , non va né avanti né indietro ; le distrazioni che sempre si cercano in nave per abbreviare il tempo , perdo*' no d'attrattiva , ad un solo pensiero conversi gli animi, tat- ti gli sguardi fissi nel mare per cercar di scoprire qnalcbe leg{{iera ruga sul Tacque, e l'impazienza vince alla fiae i più impassibili. Questo stato durava da quattro giorni, al- lorché un debole venticello di levante venne ad intervalli a soffiar negli attrazzi ; e il capitano Gardner decise subito di profittarne per giugner nel porto d'Acapulco. Quella parie del lido messicano non tardò a mostrarsi a
tie LMFOTfD hi LCnCV
Doslri occhi, e benché il suo aspetto non avesse nulla di dilettevole, la saiuLimmo tutti con le lizze. Triste monta- gne senza verzura o vegetazione ergevansi , quali gigante- schi colossi , dalle prode del mare ; ma allorché se ne alloD- tanavano , la riva ornavasi di lieti boschi di cocchi . Que- st' albero é, come é noto, interamente marittimo; e trovasi difTuso su tutte le isole e spiaggie del mar del Sud e l'acqua salata sembra essere il suo naturale alimento, e dicesi Gno, che quelli che crescono a qualche distanza dal lido non pro- durrebbero frutti , se non fossero impregnati dair aria salata che vien dal mare; io la credo esagerazione.
Finalmente, iH7 Fehbrajo, quando il sole maestoso sor- geva dal balso della CordìgUera d'Anahuac, ci vedemmo di- nanzi il porto di Acaputco; e ci adoperammo per entrarvi da uno dei due ingressi onde comunica col mare. Il suo in- gresso è pericolosissimo nei mesi di luglio e d' agosto , oei quali vi soffiano terrìbili uragani da mezzogiorno a ponen- te; ed in tutta la stagione invernale fìerissimi venti, ooti col nome di papayos, han fatto fare più naufragi alle navi che frequentano quelle marine . Questa baja forma il porto più bello e più sicuro di tutta la riva del Messico ; è im- mensa, e si avanza per più di tre leghe dentro terra eoa una larghezza di circa una lega: vi é per lutto eccellente ancoraggio e sicuro da tutti i venti , perché circondalo da ogni parte da montagne, che la chiudono quasi affatto to- gliendo fìno la veduta del mare : tutte le sue apparenze sono triste e severe, e spirano profonda malinconia; la spiaggia contigua olTre l'immagine del caos; il calore poi è eccessi- vo , perché è rinchiusa io una stufa, e quale stufai a sedici gradi dall'equatore; di più la sua insalubritàé spaventevo- le, e nel verno rapisce con celerilà le ciurme più sane e {riù rigogliose .
V I A n G I O t !i A M B in e A lir>
La baja d'Acapulro fu probabilmeolo rorinata daqnalrhe lerremota: i monti che la circondano son vulcanici, e l'iso- la elle sta suir ingresso e ne divide le due burelle , è tutta eoDiposta di lave e di basalti .
All'entrar nella rada non si scorge né il falil)ricato né l'ancoraggio vicino a lui; solo da presso sì scopre ad un tratto quella città si celebre nei fasti della mercatura.
È assai credibile cbe questa città, quando era l'umporìo dei tesori dell' India e del Messico, abbia visto circolare nel proprio seno tante ricchezze , quante Genova e Venezia, i cui nionuuienti gridano la passala grandezza; (|iiivi non ne resta il menomo vestigio, ed invece delle ruiue di lìurente città , si ha sotto gli occhi un misero borgo .
Al mio arrivo la città d'Acapulco era aOTatto decaduta; Alcuni anni d'interruzione ai viaggi dei famosi galeoni eran liastati a produrre una rapida rivoluzione : tanto è vero che quando il commercio s'allontana da un porto o da una città , la lascia in uno slato incerto e precario , e soggetto a subile vicende. Nella maggiore prosperità di Acapulco vi si noveravano fino a quattro mila abitanti , e questa somma ascendeva lino a dodici mila nel tempo dell'arrivo dei ga- leoni . Ma dove tanta nenie potesse alloggiare è assai diffi- cile a coni prendersi, poiché il numero delle case non eccede cinquanta o sessanta, non contando le baracche di rami d'albero al pari suntuose di quelle di San-Blas. U'ediGzi pubblici non vi è che una chiesa, la quale non farebbe trop- po onore ai nostri minori villaggi. Per spiegare ìl mistero fa d'uopo pensare, cbe Acapulco fosse al tempo della Bua prosperità, non tanto una città quanto una fiera che attraes- se da tutte le parti del Messico, all'arrivo dei galeoni, una moltitudine di mercanti e di speculatori .
Acapulco ba fatto intanto una grave caduta. La indipen-
lui LAFOSU DI Lt'BCl'
denza del Messico l'ha affatto rovinata; al presente la i popolazione riducesi a quindici o venti famiglie di creoli. » cinquanta o sessanta famiglie che discendono da lodìaoi di Manilla , e ad alcuni Neri o Indiani , formando io lutto d& novecento a mille abitanti . La maggior parte delle case non «on altro che rovine, e il castello di San-Diego, fabbricalo fiopr'una penìsola all'ingresso del porlo, cade parioieote in rovina; quivi si trovano i magazzini , le carceri e Ireola pezzi d'artiglieria, i quali, se tirassero tutti ad un tempo produrrebbero certamente l'intera rovina del forte.
Il clima è orribile ; ciclo infuocato, soffocanti calori, senz'aria, onde la circolazione è impedita dai monti. Nel 178i fu pensato al ri/iiediu di questo quanto mai grave danno, perchè è diffìcile comprendere l'esistenza d'una città , i cui abitanti non potessero respirare; un viceré fece far dunque un'apertura nel monte dalla parte del mare, perchè il vento marino potesse penetrare fino in città. Vane fatiche! Acapulco è rimasta tuttavia un'orribile stufa, un' intollerabile stanza . Quando viene la stagione delie pioggic, la popolazione, come a San-Blas e per lutto il li* do, fugge dentro terra per evitare le febbri e la morte: non restano in città se non alcuni impiegati [che preferirebbera andare altrove, ma vi sono ritenuti dai doveri del loro qQ- zio), alcuni soldati senza ufiziali, e pochi miserabili, che non stimano tanto la vìlii da cercare di conservarla.
Nulla compensa stato sì tristo. La campagna, tranne al- cuni alberi intorno alle case, è alfetta di sterilità: né ru- scelli, né erbe , né fiori, uè ombre; per lutto un terrr«no Econvolto, strane vedute, valli calcinate, che rivelano la terra Iravagliatii da fuochi sotterranei. M'avventurava tal- volta attraverso a quelle triste contrade, e ad ogni passo umpre meglio scorgeva quanto ha di sinislro la sua luguj
VIAGGIO IN A UE Rie A 105
natura. Nelle vallate c^me sulle eminenze calcava le lave , le scorie, avanzi vulcanici d'ogni maniera; sulla marina, il grido dei gabbiani e il flotto uniforme dell' onde che ve- nivano a infrangersi negli scogli nerastri , rompevano solo il silenzio di quelle solitudini. Il mare stesso è deserto ; non una' vela appariva all' orizzonte , e nel porto non v'era al- tro che il nostro bastimento e un baleniero americano.
Quale sarà la sorte di questa città ? Può ella sperare un giorno di risorgere e prosperare? Il credo; e malgrado dell' orribile clima , Acapulco farà immensi progressi in ricchez- za, e popolazione, quando, col tempo, il commercio di Asia e d'America vi si fermerà stabilmente. La sua situa- zione a mezzo a Ila riviera occidentale, che le permette di fa- re il più vasto commercio lìttorale del mondo ; il suo ma- gniflco porto , il più sicuro del Messico , e al quale può so- lo paragonarsi sulla proda americana quello di Coquimbo nel Chili; la sua vicinanza a Messico, distante solo ottanta leghe; tutto fa presagire , che Acapulco diverrà un giorno un gran deposito marittimo del commercio delle Indie, dellaCi- na,delle Filippine, dell'Australia e delle Isole delMaredelSud.
Tal cambiamento avverrà, quando sarà costrutta una via carreggiabile da Acapulco a Messico, la quale serva al tra- sporto del commercio d' Europa attraverso al continente Messicano. Si ha quella di Vera Croce ; non trattasi dunque d'altro che di continuarla fino a Acapulco, cioè d' eseguire intorno a settanta leghe di strada. Ma prima di tutto fa d' uopo che sia riformato il sistema doganale, e che le merci
«
abbiano passo libero da Vera Croce ad Acapulco ; e mas- simamente fa d'uopo , che un savio governo, capace di ap- prezzare e di eseguire cosi grandi concetti , governo stabi- le e regolare, venga a por line alla lunga e sanguinosa a- nan bla , che da venti anni desola il Messico.
xir. li
lau LA FOND DI LURCY
Ora voglio ehMUBare seriaiiKnte i' attediione del lettore su questa contrada : è vero , io T ho poco praticata in per- sona , ma essendo vissuto in iotiinità con mo Iti uomini» che iì lianno avuto considerabii parte negli avvenimenti della rivoluzione messicana ^ o hanno esercitato alte funzioni in quel paese , ho ottenuto da molti di loro note e documenti più o meno curi(»i, che , aggiunti alle mie proprie osserva- zioni e ad un carteggio prolungato Ano ai pia recenti av- venimenti , mi concederanno di trattare il soggetto con tut- to r interesse che merita.
CAP. XI.
SoBTB dbol' Indiani — Schiavitù* personale ed ENCO- MIENDAS —La coeona s' impadronisce di tutte le ter- re — Sequestrazione deul' indiani nei loro villag- gi — Tutela degl' indiani considerati come in stato d' infanzia ~ Il clero si fa difensore dbgl' indiani. Conversioni— Analogie tra le superstizioni messi- cane E il cristianesimo— Testatico degl'indiani— Alcadi — Carattere e fisonomia degli indiani.
I
I conquisto del Messico operato dal Cortes e dai suoi com- pagni produsse i più tristi frutti sulla sorte degli Indiani : tutti furono spogliati delle loro proprietà ( fu principio fon- damentale di legislazione ,' che nissuno poteva posseder le- galmente , e che il sovrano era padrone del suolo ) ; i pJA potenti furono trucidati ; una inflnilà gettata nelle miniere; il resto fu riunito intorno alle chiese: la schiavitù personale restò ordinata col nome di encomiendas. Furon divise le ter- re e gli uomini , che ebbero per padroni i capitani ed i fidati, che s' eran distinti nel conquisto , e quindi i favo- riti alla corte , i monaci i legisti noti col nome di licencior dos. » Il semplice soldato di fanteria ebbe 68 varas quadra- li to di terra ( circa un acre) per fabbricarvi la casa, 2760 » per r orto, 15,086 pel pomario , 188,556 per la colti-
I(* l.AFOM) 1)1 H' BC V
n vazione dei granì d'Europa, e iK,8SG per guelfa dH a granone. Ebbe iriollre il terrt-no necessario pel nianleui- » menU) di tO poni, 20 capre, 100 pecore, 5 ravnili " e 20 bovi o vacche, — Il snidalo di cavalleria ebbe dop- I' pio terreno per le sue provvisioni e stissislenze , e quiii- » tuplo pel resto. i>
GÌ' Indiani non erano più considerali che un vile bestia- me! Questi modi erano degni d' un tempo in cui impassi- bilmente disputavasi se quei dis;;raziati fossero esseri uma- ni , e in <'ui, secondo le consuetudini dei monarchi aztechi , »' impie{.'avaoo a mìgliaja come bestie da soma ai trasporti d' ogni natura. Quando Corlez volle rifabbricar Messico, cento mil.i Indiani , chiamati per servitù al lavoro , giunse- ro da tutte le parli del Messico; tre anni dopo la distruzio- ne Tenocblitlàn , la novella metropoli conteueva trenta mi- la abitauLi,e quìndici anni dopo ne conteneva ottanta mila.
li fanati>inio religioso , che ha fallo spandere tanto saa- gue , ha pur prodotto grandi cose : il suo ardore, come bo già fatto notare , unito alla sete dell' oro , fu il maggiore stimolo del conquislo. Gli Spagniioli consideravano gli India- ni idolatri e nemici della fede. Per la profonda loro igno- ranza , li confondevano con gli Arabi d' Affrica, loro anti- chi signori , e Corlez, nella sua corrispondenza , come la maggior parte degli storici del conquisto , indicavano sem- pre r imperatore o i Cacihi dì quelle contrade col nome di tullano , e i loro soggetti con quello di Stori.
Malgrado degl' ordini della corte e della protezione del clero , gli Indiani doveltern soffrire a lungo anche dopo i| conquisto, grandi rigori: fu loro applicato il sistema feu- dale allora si comune in Europa ; furono sottoposti al tri- bolo o testatico , ai lavori delle strade e dei pubblici edilì- 2i : teaaeslratì nei loro villaggi senza comunicazione col
r ■ ' " I
ì VI AGGIO IN AxMERICA 109
I bianchi ; addetti alla mt/a, servitù che obbligavali a lavora- re alle miniere: varii provvedimenti però furon presi per alleviare il peso di questa servitù ; non dovevano stare che per breve tempo a sì penoso travaglio. Finalmente gli In- ! diani furon legalmente considerati (a causa della debolezza I del loro intelletto ) come ih stato d' infanzia , e sottoposti a
i
i perpetua tutela: non poterono contrattare avanti a notaro
per somma maggiore di cinque piastre, uè deporre avanti
\ ai tribunali • Dimentìcavasi nel sottoporre quei disgraziati a
; simile degradazione, che avevan saputo governarsi da sé
j per dei secoli !
Il clero sdegnavasì d'un ordine di cose cosi opposto ai
principj del cristianesimo : per mala sorte quello zelo non era del tutto senza interesse. I sacerdoti negarono Tassolu- zione a coloro che la chiedevano o tenevano encomìendas ; giungevano fino a bandire anatemi dal sacro pergamo con- j tro coloro che autorizzavano cosi crudeli ingiustizie: ma i loro sforzi furono vani per dei secoli ; e malgrado del rispet- ; to e della pubblica venerazione, che circonda vali, la cupidi- gia trionfò.
L'umanità riprese però i suoi diritti; e dopo due secoli
di servitù, nel 1720 tutte le encomiendas furono abolite,
tranne quelle stabilite a favore dei discendenti di Cortez; fu
I resa la libertà agli Indiani, poterono possedere, fu tolta la
i mita; il tributo notabilmente diminuito; poterono entrare
I nel sacerdozio ed esercitare alcune funzioni municipali; in
j breve furon sottratti alPautorità deMoro signori feudali, ma
I per cadere sotto quella del clero. I servi furono tramutati
in serventi. I preti ed i frati, che avevano con tanto ardore
I sollecitata la loro libertà, contribuirono a non lasciar loro
fare alcun progresso nella civiltà , assoggettandoli alla più
I severa disciplina monastica, ma per ottener tale intento, fu
1.AF0S» »■ LCBCV
^ a ìatm cdlo pcvìlif a .
t tn rmtàa Mobbii eie L'A^Hfa fon «caccaU te Messìran i mmaie h cobAm cello Sfirilo Sasu» : b Caere imiirnìriiii éhtamt b vergìBe Xarb . FìnalBMDtc , per laa delle pìA tfn>c CHatiiBazkwu , (o verificalo rbe it mito ddla Craa ovilabiiloio molte coDtrade, come [ter esempio, nelTisob éiOaand esolle riie d«irYuca(ao,oie questo se^tMen «e*Cfalo coMe dh aiti delb piegfia , allegoru delU fecoo- 4ilj . OvelulctMil, a legisbbMv degr iDdiuii , era rappre- •oMjIa eoa Teste coperta della rroee. Non è meno rurtoso I riinnrare in queir aotko rullo IradizìoDÌ inloroo alla ma- in dd itcsere duisdo decaduta dal suo stato prìmilivo dj Teltciti e d* ioDocenza : inlorno a uo diluvio universale, od qoak ma iola famiglia s'era salvata sopra ana zattera; la Morb d'aaediGiio piramidale elevato dall'orgoglio de- (liiioBiai e dbtrulto dalla rollerà de^li dei ; cerimonie dì aMazioae aule alla oascita dei fanciulli; piccoli idoli di fa- rina di fn-aoooe distribuiti io particelle al popolo riunito nel leoipto; dk-faiarazioni confidenziali de*pecca(i fatti dai pcnì- teolì : pelle^iuaggi , associazioni religiose analoghe a quelle de' nostri conienti: un Giano a due faccie, come quello dì Uoma antica. Sì %ede come quelle singolari similitudini reo- doserò facili le conversioni : ma non vi si guardava cosi da ricino ; le conversioni si facevano a torme; v'era io questo ai» meravigliosa emulazione ; questo vescovo si glorùva d'aver battezzato quatlrocenlo mila ludiauì, quello lUi mi- Uooe . Lo splendore e la pompa delle cerimonie catlolicbe placevaiio d' allronde agi' Indiaoi : e non sì andò pia ia la •
J
VIAGCIU l> AMEBICA HI
]}erchè quel popolo era si niile e sommesso, che sareb[>L> stiiU crudcUà a Tolcrli far comprendere misteri superio- ri alia sua inleiligcnza, reputata sì debole cti^ era esente dal comparire avanti l'inquisizione : fu pur dispensato da) giorni (li digiuno. Vennero riuniti in piccoli villaggi cbia- Bialt pHi-lAos^ dai quali non era loro permei^so d'escire,e la cui interna economia era affidata ad uno di loro col nome di golieniadovillo; Ai distribuito a ciascuno di questi pueblot uii territorio più o meno vasto , indicato col nome di fowh legali. Una parte di quel territorio era coltivalo in comune per provvedere ai bisogni della comunilii, l'altra distribuì- vasi a vita tra le famìglie per la loro sussistenza particola* re: la legge non concedeva che T usufrutto dctle terre; on- 4e non potevano trasmettersi per testamento , ma dovevan passare alla morte del possessore, nelle mani del magi- strato , che ne faceva la nuova distribuzione .
In tRtto questo è facile riconoscere ta mano e il potere idei clero regolare , cbe cercò d' istituire una società civile ■enza la sua base fondamentale , la proprietà, e volle crea> re in America tanti monasteri, quanti formava villaggi df^ suoi catecumeni. Per altro i parrochi erano i naturali pro- tettori delle loro greggie, ardenti e zelanti iu ogni occasio- ne a difenderle , a proteggerle contro ogni iagiustizia , ciò cbe però non gì' impediva d'applicar loro pubblicamente la frusta sulla porta delle chiese per la unenoma infrazione alla disciplina monastica, per mancanze al divino uRìziu,alla predica , alla confessione, e altri delitti di simil genere.
Ho detto che gì' Indiani erano stati sottoposti al paga- mento d' un tributo , per verità moderato : era uno stimo- lo giudicato non senza ragione necessario per astringerli al lavoro. La riscossione del tributo era affidala ad un alca- de mayor , incaricato inoltre dell' iuumiutstraziooe della
HO LAFOND DI LDBCT
di mestieri transigere. Milioni d'Iodiani erano slati baltez- tati : ma quegl' incoslaoli neoQli non erau cristiani fuor cbe di nome, e non era maraviglia a vederli tornare frcquen- lemenle a loro culto primitivo . I preti scopersero allora singolari analogie tra l'aDtica idolatria e il cristianesimo . L'Aquila d'oro venerata dai Messicani come simbolo na- zionale fu coufusa collo Spirilo Santo : la Cerere messicana divenne la vergine Maria. Finalmente, per una delle pia strane combinazioni , fu verificato che il cullo della Croce era ttlabililoin molte contrade, come per esempio, nell'isole di Cozumet e sulle rive dell' Yucatan , ove questo segno era veneralo come divinità della pioggia , allegoria della fecoD- dità . Quetzalcoail, il legislatore degl' Indiani , era rappre- sentato con veste coperta della croce . Non é meno curioso il ritrovare in queir antico culto tradizioni intorno alla ma- dre del genere umano decaduta dal suo stalo primitivo di felicità e d'innocenza ; intorno a un diluvi» universale , o^ quale una sola famiglia s'era salvala sopra una zattera; la storia d'un edilizio piramidale elevato dall'orgoglio de- gli uomini e distrutto dalla collera degli dei ; cerimonie di abluzione usale alla nascita dei fanciulli; piccoli idoli di fa- rina dì granone distribuiti in particelle al popolo riunito nel tempio; dicfaiaraiioni confidenziali de' peccati fatti dai peni- tenti ; pellegrinaggi , associazioni religiose analoghe a quelle de' nostri conventi: un Giano a due faccìe, come quello dì Roma antica . Si vede come quelle singolari similitudini reo. dessero facili le conversioni ; ma non vi si guardava cosi da vicino ; le conversioni si facevano a torme; v'era io questo Dna meravigliosa emulazione; queslo vescovo si gloriava d'aver battezzalo quattrocento mila Indiani, quello un mi- Uooe. Lo splendore e la pompa delle cerimonie cattoliche piacevano d' altronde agi* Indiani : e non si andò più in la ;
VIAGGIO ÌS AMERICA IH
perchè quél popolo era si mite e sommesso ^ che sarebbe stata crodeltà a volerli far compreadere misteri superio- ri alla sua ìQtelligenza, reputata si debbile che era esente dal comparire avanti V inquisizione : fu pur dispensato dai giorni di digiuno . Vennero riuniti in piccoli villaggi chia- mati pnddos^ dai quali non era loro permesso d*escire , e la cui interna economia era affidata ad uno di loro col noHie di gobemadomllo ; fii distribuito a ciascuno di questi pueblos un territorio più o meno vasto ^ indicato col nome di fondo legali* Una parte di quel territorio era coltivato in co/nune per provvedere ai bisogni della comuniti, T altra distri bui- ! vasi a vita tra le famiglie per la loro sussistenza particola- i re: la legge non concedeva che T usufrutto delle terre; on- ! de non potevano trasmettersi per testamento , ma dovevan I passare alla morte del possessore, nelle mani del magi* I strato , che ne faceva la nuova distribuzione . I In tatto questo è facile riconoscere la mano e il potere
Hei clero regolare, che cercò d'istituire una società civile senza la sua base fondamentale , la proprietà, e volle cre»> re in America tanti monasteri , quanti formava villaggi dei suoi catecumeni « Per altro i parrochi erano i naturali pro- tettori delle loro greggie, ardenti e zelanti in ogni occasio- ne a difenderle, a proteggerle contro ogni ingiustizia^ ciò che però non gP impediva d'applicar loro pubblicamente la frusta sulla porta delle chiese per la menoma infrazione alla disciplina monastica, per mancanze al divino uffizio, alla predica , alla confessione, e altri delitti di simil genere.
Ho detto che gV Indiani erano stati sottoposti al paga- mento d'un tributo, per verità moderato: era uno stimo- I lo giudicato non senza ragione necessario per astringerli al lavoro. La riscossione del tributo era affidata ad un a/co- : de mayor^ incaricato inoltre dell' amministrazione della
LAFUM) I
L ti H C T
giustizia, (Iella polizia, dulia Diilizia , ec. Le sue I erano graliiite , e (|uin(li iiiblto care , cnine si é detto di quelle (ii'i Dx^mbrì <1' una d«;lle nuslre usseiiiblee rappre- aenlalive ;t;; ed erano lemporarie, non durando, cbc uinque anni : onde coloro cUe o' erano iuvoslili avevano gran cura di mellere il tempo a protìUu per far furluna; cosa assai facile , perchè s' erano allribuìlo il aionopolio del cummer- do cogl' Indiani nella loro giurisdizione. Prima di recarsi al loro posto, non onietlevano di provvederti a Messico ut(ni genere di tnercaiixie ordinariauiente inservibili, gua- ste u a vii prezzo : e al loro arrivo forDiv.iuo ai loro ani- mioistrali, cappelli, vesti , biancheria , uleuiìili , mobili, sel- le, liardature, armi, cavalli e bestiami ; insomma quanto era lor necessario; vendevano a respiro, e sempre a prezzi eccessivi. Spirato il termine, gì' Indiani erano convenuti, se non pagavano , colla più barbara severità, e il tribunate ov' eran chiamati , il giudice clie doveva proferir la senteo- ta,ei'alo stesso akade mayor! Con questo semplice e spedilo procedere giungevano ad accumulare, ne) breve tempo di loro amministrazione, ricchezze da cento cinquan- ta mila fmo a un mìlìime di franchi .
in iieguito furono tolti gli alcadì, soitiluendo loro dei lUddelvgali, ai quali fu severamente vietato II commercio, ma trovarono modo di rifarsi con altre concussioni , e la «urie degl'ludiani non si cangiò.
l'no dei primi alti della rivoluzione fu di [lorli in stato di perfetta uguaglianza coi hiauihi;lep(ir£Ìoiii di terra che
(l'i fi nnta come nei m*. (Uron dlKUfM al cmpMio ili Luigi XV1U le diapniiiuii) ilclla carta elio vuluva ronrcilcrne; e iiusiido >i giiiiiiie hII' irti- nito liiliiriiD iilff rijtitìuiii KratiiUe ilei à'/mUilì, 11 TaliejrgiK) •H.'lani'i. • Cumc uritliiliii 1011 irii|>|io r»ie. ■
I
i
I
I
VIVGGIO IN AMEltlCi li:,
go4evasìo A vita , furuuo loro concesse in perpetuo e per eredità: alla lioe eraa liburi; ma qiial uso uomini ilcgra- datj (la Ire secoli d' avvilimento potevano far di quei beni '! Siccome il Messico ba imitata la sua costituzione da quella degli Siali Uuilt ^ una delle più democratiche del mondo, i suffragi sono universali; gì' Indiani volano ; sono elettori come eli^ibili: ma quivi il potere sacerdotale, ancora forte io quel paese, sì manifesta; i parrorbi conducono jiroces- sionalmente, come io Fiandra , i loro parrocchiani all' ele- zioni, ove ei depongono uu voto obbligato.
Tuttavia, malgrado del poter clericale , ì germi d'indi- pendenza son cresciuti fra gì' Indiani ; essi bauno proposto e tentato di formare un sistema di governo puramente in- diano, nel quale soli avrebbero avuto parte. Nel 1K2£ uu Indiano delle province settentrionali , imitatore d' Itur- bido , sollevò i suoi paesani , e alla loro testa si fece pro- clamare imperatore col nome di Juan ile la Baiulera; fu d'uopo far muover milizie, e quell'improvviso sovrano fu preso e a(ipìccato dopo otto giorni dì regno. Questo non impedì llemandez de Cuemavaca dal tentare noi 1829. un'altra sollevazione, la quale ebbe la medesima sorte e il medesimo line. Ma questa volta la forma repubblicana era stata preferita alia imperiale.
Quei teulativ) degl' Indiani , quand'anche Si rinnovellas- sero, non potrebbero esser coronati dal successo; ei soD troppo deboli ìnLellettualmente e tìsicamente per poter com- battere con eflicacia culla razza bianca e colla mista, la quale , dopo proclamata 1' indipendenza, cresce ogni anno rapidamente, mentre la razza bronzata, vagante, indolente, senza vigore e senza attività, cala rapidamente; sol nei villaggi d' Indiani inciTìliti , le Dascile sorpassano dì molto le morti.
114 LAF0.1DDILDRCY
Ecco come intorno a questo favella il Mora nella sua ito- ria del Mrmco . " Se 1' uguaglianza è stala senza elTetlo per
• gì' Indiiini , ciò dimostra la dil!ìcolià di riparare in pochi I giorni r abiezione di molli secoli . Per altro , se non ban
> prolittato dei vantaggi che il novello ordine offriva loro ,
< hanno perù migliorato di condizione : pongono a prezzo
> il loro lavoro , e non son forzati a lavorare ; sono aio- ' messi in tulli i Inogbi d' istruzione ; in breve, non v' ha
< per essi esclusione d'alcuna specie: se non hanno taoto potere tiuanto le altre condizioni in società , se soffrono
' più di quelle, non possono però rimproverarle diesKre
■ esse la cagione di quelle soQereuze. Assuefalle a pochi
> bisogni e senza desiderio di cercare il superfluo, senza I cure né previsioni , non agognano altro che il puro ne- ' cessano ai bisogni del momento; qualche ruzzo alimen-
■ lo e meschine vesti lor bastano; e se il possono proca-
> rare col lavoro d' un giorno, si riposano il resto della
> settimana : se viene la malattia , mancano gli alimenti , ' il ricovero , gli aiuti del medico e della medicina , ed I ogni mezzo di procurarli : allora muoiono a centinaia , I senza che né il governo, né ì particolari possan bastare a I soccorrere un intero popolo in preda a lutti i bisogni . I Tranne questi difetti , indivisibili dalla condizione e dal
• carattere loro, gì' Indiani son forniti di qualità le più I stimabili. La loro costanza e rassegnazione a sopporta- le più dure fatiche sono veramente eroiche: qualunque
I sia r avversità che gli opprime, non si odono mai pronun- ziare una parola d' impazienza ; questa rassegnazione , la
• gravità delle loro pene , le loro prolungale sofl'erenze,
> l'umiltà e la dolcezza del loro caraltere, destano in loro
• favore i più alTelluosi sentimentielapiùcaldacompasdio- ' ne. La fedeltà e la costanza della loro amicizia sorpassaoo
VIAGGIO IN AMERICA 115
M tutto quello che si potrebbe immaginare. Sospettosi n per carattere e per V oppressione, che si è lungo tempo N aggravata sopra di loro, non son facili a contrar ami- M cizia fuori della loro razza ; ma quando vi si sono ab- M bandonati , nulla può rompere la fedeltà delle loro af- M fezioni. »
Gr Indiani del Messico formano una classe simile a quel- la de' nostri villani in Francia e nel resto di Europa, e la ; parte fatta ad essi dalle leggi nello stato sociale , avanti e I dopo la rivoluzione , non consente quasi loro d' elevarsi so- j pra a quella condizione. Oppressi dagli oltraggi e dalle ves- j sazloni d' ogni maniera dopo il conquisto , il loro carattere ; primitivo ba dovuto risentirsene. La diffidenza, il ritegno , 1 la doppiezza ne formano il principal distintivo, e non po- teva quasi essere altrimenti per le violenze e V ingiustizie i da questo sciagurato popolo in tre secoli d' oppressione sof- ; ferte ; quindi pone mistero nelle sue menome azioni ; non ba DÒ Tespansione né la franchezza dei popoli cbe banno rotto le loro catene; in loro l'astuzia tien sempre il luogo della audacia. Serii e taciturni , le passioni sembrano aver per- duto in essi r impero , e non poter mai alterarne V impas- sibilità ; ma se rompono il freno , se escono da quella apa- tia , il loro impetuoso furore prende allora un tremendo ca- cattere. Sotto uno aspetto stupido ed abbrutito , banno giu- stezza nelle idee ; i loro fanciulli mostrano anzi più preco- ce intelligenza di que' degli Europei ; ma mancano di genio e d' immaginazione. Notabilissima è la loro attitudine al- le arti d'imitazione, e sono eccellenti in tutto quello cbe richiede pazienza ed attenzione. Hanno conservato il gusto della pittura e della scultura , ma si risentono dell' aspra durezza dell' opere dei loro antenati : la loro disposizione alle arti meccaniche ha fatto speciale meraviglia agli stra-
1
• Ki LAFO.NU DI LCRCT
Qieri , e qm-U' aUilmJine poireltbe un gierno diveiiìrc, nel Messico, funte ili gran potenza arligiiiDa. Non inancaDO di coraggiu , come T lian mostralo nello guerre dell' indi- pcndeDza ; ma io credo che il loro vigore non possa para- gonarsi a quello degli amichi Messicani , che si oDerivano in olocausto sulle ruine della loro patria. Hanno carattere particolarmente impresso di probiida mestizia; tristi i loro balli, i canti monotoni e lugubri: diresti che, dopo tre- cent' aoni, portassero ancora il lutto dei loro antenati. Il dotto Clavigero ,che ha meglio illustrate le anticbilà mes- sicane, r HimiholdI , il Robertson , il Washington Irwing, e tutu gli scrittori di primo grado , sono ugualmente d'ac- cordo nel fare osservare l'evidente rassomiglianza tra lo raz- ze dell'Asia Orientale , i Monguli , i Mantsciù , e lutti ì po- poli dell'America; i nativi del Canada , della Florida , del- la Luigiana , del Messico , del Perù , del Brasile , tutti han- no il medesimo carattere indelebile e Id medesima Qsono- mia ; la sola razza Garaibi forma eccezione. Hanno larga fronte, il pomello delle gote riulto, il taglio degli occhi vol- to inverso le tempie come i Ciuesi ed i Tartari ; i capelli neri e lisci ; poca o punta barba , labbra grosse, corpo di statura minore dell'ordinaria, ma traverso, ben fatto ed av* veuente; piedi e mani singolarmente jiiccole , pelle di color di bronzo, e grand' espressione di dolcezza e di rassegna- zione , cha fa strano contrasto al complesso della loro fred- da , impassibile e severa fìsouomia.
lo non posso resistere al desiderio di riferire l' immagine che Coxe fa degli Indiani ; i lettori me ne sapranim buon, grado , come pregevole per fedeltà d' immagini e per soave eleganza di stile. « È nell' Americano indicibil freddezza ^ '1 che respinge da se qualunque familiarità ; straniero alle » nuelre speranze, ai timori, alle allegrezze, ai dolori , dì
VI AGGI O I N AMERl CA 117
>i rado la lagrima Itagna i suoi occhi e il sorriso abbella le j » sue sembianze : o il sole verticale lo scaldi de* suoi raggi nei | n piani del fiume delle Amazon! , o il verno etemo V avvol- » ga dei suoi geli nelP Oceano Artico , ovunque! medesimi » occhi neri e penetranti , il medesimo volto immobile o » severo sfidano la scienza del fìsonomista. «
s^j'?>'"^ >«»7 ic=-i-:-. .-*
GAP. XIL
Origitir dei popoli dell* America — Vestigia d* un'an- tica civiltà ESTINTA — Rovine di citta antiche sul- le RIVE DEL RiO-GiLHA B NELL'AMERICA SETTENTRIONA- LE— Procedimento del genere umano in America — Invasione dei Toltéchi , dei ScisciMécai e degli AstA- COI NEL Messico — Sacrifizii umani — Piramidi — Mo!vuMENTi — Antichità' — Rovine di PALENCA.
Vallar era dunque T origine dei popoli dell'America? Onde venivan le razze che popolarono il Messico ? Invano si cercò di scoprirlo; la loro cuna rimane celata sotto la polve dei secoli , e quindi la scienza , inutilmente tentali* do di sollevare il velo che la nasconde, è ridotta a spigola- re nel campo sterile delle congetture . E stato dunque sup- posto , che il naufragio d' alcune giunche Giapponesi o Ci- nesi avesse recato i primi elementi di quella popolazione ; ma gli studii osteologie! avendo dimostrato grandissima diflerenza tra la conformazione del cranio degli Americani e quello delle razze mongole , è svanita la congettura che presentava maggiori probabilità. Vi sono nel mondo fisico e nel mondo morale ben altri misteri che confODdoDO r umana ragione , e sarebbe forse pari saviezza a ricercare r origine delle piante, che vegetano nelle medesime zone,
\
IO IN AHenii
dall'
e da due mila leghe
idi-
I
I
lensilà dei man e stanza. Io cilerò un sul fatto , quantunque fuori del cerchio del mio soggetto. L' isola di San Giovaoui , alla foce del Qu- me San Lorenzo , tia jiiù di quaranta legbe di lunghezza e quattro o cinque di larghezza. Nel 1820 era coperta d' una folla e impenetrabile selva d'abeti; un Incendio , suscita- tovi per negligenza d'alcuni pescatori che vi avevano ap- prodato, dilatossi e durò per più settimane, divorando lut- to r alta vegetazione dell' isola : negli anni seguenti si vi- dero nascere e crescere nuove piante, ma non d'aheli ; gio- vani querce, folle al pari di quelli, coprono e aduiulirano tutta la superfìce dell' isola. Come spiegare 1' origine di questa nuova vegetazione ! Per qual prodigio la terra ne aveva per dei secoli celati i germi nel seno?
Si trovano in una moltitudine di monumenti Americani , Dei geroglifici, sui vasi e sulle urne antiche, figure d'uomini con nasi aquilini di smisurata lunghezza. Quella eccessiva protuberanza era ella emblema di forza , indicava guerrieri oppure non era altro che capriccio d'artisti , o finalmente esisteva, in secoli dimenticati, una razza le cui fisonomie «"ano uniformemente decorate di quel siugulare orna- mento ?
Tutto infatti , in America , porta l' impronta d' una antica civiltà, estinta in una epoca sconosciuta. Razze civili , i cui Domi sono obliali, scomparvero dalla faccia del mondo, forse per qualche cataclisma , per qualche fenomeno di na- tura , 0 per gli strazi dei conquisfi. Che è stata del popo- lo, che fece quelle città , che scavò quei canali , che inalzò quegli eilifizi, che fortificò quei campì, che coslrusse quelle immense file di fortificazioni fatte a muro, che scolpì riuelle statue colossali, che il viaggiatore incontra nel mezzo delle foreste, in seno ad immense salìludìnt sulle rive del Missurì
•e^H
dtfltt Culombla e dell'Ohio, nel Messico, nel l'eli Chili e (ino oeir isola di Pasqua? Ove sono gli abitatori di quelle ^Tandi cillà . le cui vestigia si ritrovano in mez- zo al deserto ? Chi ha eostruito qtiei colossali moanmeotì Imnularit, cretti alla giuria degli eroi, i cut nomi soii pu- re scomi>arsi neir eternità '!
Nel Ì773 alcuni religiosi spaijnuoli scopersero di là dal Rio-GiDia , die si getta nel Itio-Colorado , le rovine d'una cilt^ la cui costruzione difTeriva interamente dair ar- rhilottnra aztéca; diiitendevasi per piti d' una lega , e la campagna all' intorno era coperta di rrantumi di vasi di terra colta perfettameitte inverniciata, vestiti di vìvi colori e vagamente ornati; vi si ammirava una casa quasi intatta composta di Ire piani e distribuita in più quartieri : la lan- gÌKiza di questa fabbrica era di quattrocento quaranta- cinque piedi , e la larghezza dugento sellautatre; le mura principali avevano quattro piedi di grossezza . Molle altre città simili sono «tate trovate nelle contrade al presente ahi* late dai selvaggi .
Il dotto aliate Clavigero ha spiegato i geroglifici messica- ni, e gettato delb luce sull'origine storica dei popoli nativi, che abitavano il Messico al tempo del conquisto.
Il genere umano avrebbe , secondo le sue investigazioni , seguito appresso a poco in America il medesimo movimen- to che io Europa al principio dell' era nostra . 1.' invasione sarebbe seguita da setteDlrlone a mezzogiorno : a barb.iri coD([uìslatori sarebbero succeduti altri barbari, che li spin- gevano e cacciavciDo dal territorio prima invaso da essi, Per altro é da supporre , che in quelle violenti invasioni parte dei vinti dovesse per mille ragioni restare unita al suolo e mescolarsi coi vincitori , poiché gli uni e gli al- tri avevano almeno on principio di civiltà .
VIAGGIO IN AMERICA i2l
La prima invasioDe si pone in mezzo al settimo secolo . Il famoso libro divino Theo-Arnoxili , pone T arrivo dei Toltechi nelF anno 648 dclF era nostra : recavano seco coltura , calendario, arti agrarie e leggi; eressero, dicesi, la maggior parte delle piramidi , e il loro culto , dolce ed umano , non offriva agli dei altro che frutti e fiori . Dopo cinquecento ventidue anni furono discacciati dagli Sciscìmé- cfai, che si sostennero soli otto anni, e furonoa vicenda caccia- ti dagli Anabualtécbi , i quali sembrano aver dato il nome alIMna/iuoc, da cui per altro furono discacciati diciolto anni appresso dagli Acolubàni : a questi successero , nel 1196 , gli Aztèchi, i quali portarono seco quella feroce e sanguinaria religione , cbe faceva rosseggiare gli altari d'umano sangue , stabilita da loro sulle ruinc del mite e pacìfico culto dei ToUécbì. Si vedono in fatti assai sovente , nei manoscritti geroglifici Aztécbì, guerrieri indicanti colla lancia antìcbì Teocali , e tenenti nelF altra mano una tor- cia : è T atto del vincitore , cbe stermina fino al culto del vinto .
Chi narrerà la storia e i costumi di quei primi abitatori, costretti ad abbandonare la terra dei padri loro? Cbi ci descriverà i loro feroci vincitori, e gli avvenimenti cbe ban seguitato? Chi ritroverà le vestigia del passaggio di quei popoli venuti dal Settentrione , incalzandosi e rovesciando- si gli uni sopra degli altri per arrivare nel Messico , e quin- di fino agli ultimi confini di queir immenso continente, seguendo di valle in valle, di monte in monte, la giogaia delle Cordigliere fino alla sua estremità australe? In fatti quella giogaia servi di strada ai conquistatori ; poiché è da notare, cbe la civiltà trovata dagli Spagnuolisu tutta la ri- va cbe guarda T Asia , non era su quella opposta cbe guarda r Europa e l'Affrica.
XTT. 16
1
1^ LAPORD DI LCrilC V
Al tempo ieiV arrivo di Cortei erano trecento ventic|uat- iru anni che gli Asterhi dominavano l'Anahaac ; e Messicn era fiibhricata da cento novaototto anni, (ili Aztechi , popo- lo guerriero , avevano minacciato l' iudipeodcnza dì tatti fiì stali coatigai ai loro territorio. Questo bellicoso rarat- tere era forse imposto a iiuel popolo come dovere relifposo per sodisfare alle necessità d'nn barbaro culto che richie- deva migliaia d' noiane vittime : quindi gì' intensi odi) , dei quali Cortez seppe si accortamente giovarsi.
Tranne quelle abominevoli pratiche , è innegabile che i Tollechi e %\\ Aztechi erano popoli assai culti : i monumen- ti e massime le piramidi loro abbondantemente il dimoerà- no. in Tatti le ruJne di quei monumenti , onde il suolo mes- sicano è da un canto ali' altro per cosi dire coperto , il loro aspetto di grandezza , la maestosa mole e 1' ordine d' archi- teltura indicano l'alto inlellelto de'popoU,che gliinalzaro- no, ed alcuni ili quei monumenti rivelano la loro «islenca mollo avanti all' invasione Tolteca del 64^^.
La maggior pnrie di essi rimembrano l' architettura egi- ziana di più pcrretLa creazione ; le piramidi son costruite collo slesso sistema : questa causa di solidità unita alle g^ (fantesche proporzioni dei materiali adoprali , doveva a»* cicurar loro una conservazione per lo meno uguale a quel- la delle piramidi della terra dei Faraoni, e (ultavia, come elle sono in uno stai» di ben più avanzala decrepitezza , é ragione il concludere, che la loro antichità sia per lo maa- co uguale.
Quelle piramidi son tulle perrellameole orientate , ìnsi- gui per li geroglilici che le coprono , la politezza e regola rità del taglio delle pietre, che le compongono. Sì chiede, vedendo il loro colossale volume, con quali mezzi mecca- nici si è potuto giungere a muovere si enormi massi : e &
I
VIAGGIO IN AMEBICA iSS
stupore il pensare, che tutti quei gran lavori furono ese- guiti senza il soccorso d' animali da tiro , di bovi muli o ca> vaili , che quei popoli non conoscevano , ma solo a Torza di braccia.
La piramide principale è quella di Cbolula, che si reputa la più antica ed è la più notabile per la grandezza delle sue proporziuni. Cholula , sì celebre al tempo di Cortez , era la città lanla, la Boou messicana, come Tezcucu u' era 1' A- tene e Tlascalà la Sparla . Clic sono divenute queste cit- tà che figurarono tanto ? Al tempo del conquisto , Cortez stimava la popolazioue di Tlascalà trecento mila abitanti : le altre due, da quei die si scorge nei racconti del conqui- sto, dovevano ognuna contenere per lo meno cento mila abitanti. Prcsenteiiiente se ne contano a Tlascalà men di tre- mila, a Gliolula sedici mila, e Tezcuco, antica rivale di Mes- sico , é uu meschino villaggio di cento cinquanta case.
La piramide di Cholula non é ben conservata , tempo e negligenza l' bau danneggiata : la strada da Messico a Ve- ra- Croce passa anzi sopra un dei suoi lati. L' enorme mo- le si scorge da lontano , ma rasscmbra meglio ad un monte che ad un monumento. La base é il doppio dì quella delle egiziane piramidi; ma l' altezza , che non sorpassa cui- quantaquattro metri , è mollo inferiore. Una scala assai danneggiata conduceva incima dell' edilìzio, ove s' ergeva- no gli altari degli idoli dagli Spaguuoli distrutti , alzandovi incambio una piccola cappella di vaga forma.
Oel 1 778 , facendosi la strada da Messico a Vera-Croce , la quale, come ho detto , passa attraverso alla piramide , una frana di terreno fece scoprire, nel!' interno di quella mule, un'ampia tomba con pareti di pietra e dì mattoni, ove erano duecadaveri, idoli , vasi e diversi utensili; crede che l'interno del monumento racchiuda altre tombe.
LAFOND DI LL'BCr
Le allre principali piramidi sono: le due pirauniilidi T( tihuaoan, otto leghe fuori di Messico, alle cini]uant^cin' qiie e ([uaranidcinque melri , dedicate al sole ed alla luna , e circondate ila più cenliaaia d'altre piccole piramidi po- ste a Ilio come le strade; la piramide di Papantla , la forma della quale differisce affatto dalle costruzioni di questo ge- nere , ppf essere a palclii sovrapposti e per le scale e le nic- chie ond' è ricoperta; la piramide di Tehuautepec, nelTistmo di questo Dome , che ha setlanladue piedi d' altezza ; quel- la di San-Christovat di Tehuantetcc in vicinanza della prece- dente; quella d' Altamira, prodigiosa mole che a' alza iso- lata in mezzo ad una sterminata pianura; e multe altre di minore importanza.
Dentro dei (raca/i v' erano sempre piramidi . I tendali si componevano d' un recinto murato, assai vasto per conte- nere diversi ediGzi, case perii sacrificatori, giardini, pri- gioni per le vittime ; net mezzo sorgeva la piramide , coro- Data d' idoli spesso giganteschi e d' altari ; il popolo sparso di fuori poteva cosi dilettarsi nell'orrendo spettacolo . Que- sti edifizii servivano spesso lf^ fortezze ; tanto orano di solida costruzione. Nell'assedio di Messico, gli abitanti opposero la più valida resistenza nel gran li'ocali.
Fra la moltitudine d' antichi monumenii che ad ogni passo s' incontrano sul rialto del Messico , è notabile la fortezza o palazzo di Milla vicino ad Oiaca, decoralo di greche e di mosaici, nei quali fa stupore di ritrovare i graziosi disegni che s' ammirano nei vasi etruschi; l'acquidotto e le rovioe del palazzo e della città d' Otumha: le furtilìcazioni milita- ri dì Xuochicalco e la fortezza di Tiaxcallan ; i bagni di Montezuma; i ponti di Pablo-Millau, di Chilmillam, diChal' co ed altri: quanto agli utensili, alle urne, alle statue , se
I
VIAGGIO IN AMERICA 135
ne |iuù vedere a Londra luagnilica mostra nel museo mes- iirano , formato per le cure di Bulloch .
Ma fra lutlc le anlichìtà messicane, le più sorprendenti e straordinarie, quelle la cui apparizione ha levato maggior grido in Riiropa, sono senza contrasto le rovine di Culbua- ràn, indicate pure col nome di rodine di Palenca . Quelle imiDciise rovine dimostrano l'esistenza d' un'antica città grande come Parigi , i cui avanzi stavano obliati e nascosti da molli secoli in mezzo aduna folta e cupa foresta dello stato (li Chìapa.
Verso la mela del passato secolo , le relazioni degl'Ia- diani annunziarono quelle rovine , che chiamavano col no- me di C'ojKU da Pìfilra. case di pietra, le quali coprivano uno spazio di selle o otto leghe : i loro raccouli giunsero Q- DO al viceré , e ■' attenzione puhhlica per qualche teu)|io vi fQ richiamati! ; magli Spagnuoli erano più solleciti di trovar miniere che di scoprire le più venerande antichità.
Per altro nel t7H(J il re Carlo 111, principe istruito, che aveva attinto in Itnlìa sua patria il gusto delle arti e delle scienze, diede ordini al viceré, il quale incaricò il capitano Antonio del Biodi tale esplorazione. Ltu-Ca^os dePi></ra, come dicevan gì' Indiani, erano infatti sepolte in mezzo d'una quasi impenetrabii foresta; la pronta e vigorosa ve- getazione di quelle contrade aveva coperto la maggior par- te dei monumenti, e fu d'uopo disseppellirli. VeriGcossi die quelle rovine occupavano uno spazio d'otto leghe, a pie d' una Ola di culliue che dividono lo Yucatan dallo sta- to di Guatimala , e si distendevano con una punta verso il fiume Micol , ove avevano ancora mezza lega di larghezza.
Antonio del Rio fece abbattere i boschi per cercare i mo- numenti; ne scoper^^e molti , ne fece disegni, e mandò la sua rulaziunu al viceré, accompagnandola d'un certo numero
I3tì L APOXD DI t DnCT
d' idoli : mi quella scoperta ebbe assai mescbina arcoglìea- za : irritò il clero , e l'arcivescovo di Messico dicliiaró cfae quei segni dell' amico culto potevano risvegliare l<! natie superstiziuui degl' Indiani : la relazioue, d' altronde assai imperretla , del capitano del Rio rimase dunqne sepolta ne- gli archivi , e solo quaranta anni dopo , nel tK22, ne com- parve a Londra la traduzione inglese ; e poi Warden , anti- co cougole degli Stali-L'uili in Francia, ne puhblicó a Pari- gi la traduzione Francese, la quale destò l' attenzione dei dotti.
Ne! 1806, il re Carlo IV. ordinò nuove ricerche, che vennero aflìdale a Diipais , capitano nelle milizie coloniali , il quale ani a sé don Juan Ga^Ianeda, valente disegnatore.
Le loro fatiche svelarono l' esistenza d' un' immensa cit- tà , la cni salda e maestosa costruzione poteva attraversare trenta secoli, e i cui monumenti ditTeriscono pel carattere da tutti quelli che sono sulla faccia del globo , anche dalle costruzioni azieche del Messico , le quali son sempre a cie- lo scoperto , meulre a Culhuacàn o Palenca tutti gli edilizi son coperti ; dunque tutto annunzia che quel)' antica cit- tà appartenne ad una civiltà anteriore a quella dei Toltécbi, e degli Aztèchi loro sucocssori.
1 manoscritti di Dupais e i disegni di Ostaneda erano Inviati a Madrid, quando surse la rivoluzione otesaicMia ; e rimasero alla dogana di Messico , ove furono scoperti oel 1838 da Baradére , che ne ottenne )a cessione dal governo a condizione di tmbblicare tanto preziosi manoscritti lo Francia , come fece alcuni anni appresiio , aggiungendovi le sne osservazioni e quelle di Farcy , d' Alessandro Lenoir e di Warden. Poscia queir antica città , che Jomard ha con ragione chiamata la Tebe messicana , abbandonata nel grembo del Messico, come Memfl fra le sabbie della Libia o
VIAGGIO IN AMERICA 1^
Palmira nei deserti di Siria, quella famosa metropoli è ;)re- seolemeDle se^oo alle esplorazioDi dei viaggiamoli , che ti liaono comunicato intorno a quei magniGci avanzi della passata grandezza pregevolissimi particolari.
Nella sua tornata del 31 marzo 1826 la Società Geogra- flca di Parigi aveva messo a concorso V esame delle rovine di Palenca e de!le contrade air intorno , offerendo una me- daglia d" oro di 2,400 franchi al viaggiatore, che ne facesse ana descrizione più perfetta e più esatta di quelle che si e- rano avute. Il termine del concorso era fissato al primo gen- naio 1850 ; ma fu prorogato per molte successive delibe* razioni fino al principio del 1839. Il programma , pubbli- cato dalla Società di Geografia, richiamò T attenzione dei dottie degli artisti : Nebel, artista alemanno , che trovavasi a Messico nel 1850, recossi V anno seguente a Palenca ; il dottor Corroy , domiciliato a Tabasco , andò a visitare quel- le rovine ; e don Juan de Galiudo , dello stato di Guatima- la , vi cominciò le sue numerose ed importanti esplorazio- ni ; non aveva ricevuto nessuno incarico dal suo governo , e per solo amore di scienza e per illustrare le antichità del suo paese , segui con zelo il corso di sue ricerche. La sua prima memoria scritta in mezzo alle rovine di Palenca fu diretta alla Società di Geografia il 27 d'Aprile 1851 ; pre- senta la descrizione dei principali monumenti già esaminati dall'autore, ed è accompagnata da alcuni disegni e da un frammento di vocabolario della lingua maya , quella degli antichi abitatori , che si conserva ancora nel vicinato.
Waldeck andò Tanno seguente a Palenca, e diresse alla Società di Geografia , il 28 agosto e il primo novembre 1832, i primi appunti sulle sue ricerche e sui numerosi edi- fizii, dei quali aveva Tatto le piante, misurate le parti e di- segnato tutti gli ornamenti . Questo artista era andato d'Eu-
14S LAFO.ID PI LPRCT
ropa al Messico nel 182.'!; e dopo essere slato addello t\ ad una compagnia inglese formala per lo scavo delle minie- re, s'era dnto allo studio delle antichità e dei monuiuenli del paese. Dopo il suo ritorno in Europa mostrò alla Socie- tà di Geografia uoa quantilà di liei disegni , cbe porgono alta idea dello stato a cui aotichissimameule giunsero If arti a Palenca.
Dipoi Stephen , minislro degli Stali-Uniii , e Federig') Catberwood , viaggiatore inglese , visitarono insieme nel d840 le rovine di CopAn, di Quiriguà, di Quiche, e di Pa- lenca : e pubblicata la relazione del toro viaggio : e le (avo- le che vi hanno unite, risgnardano tn parte ì monuoienli già visitati dal colonnello Galiudo.
Quest'ultimo viaggiatore fece pervenire alla Società ili Geografia, nel principio del 1840, dodici lettere o memo- rie, accompagnale di disegni, di verJQcazioni geografiche, di documenti riguardanti la popolazione , la stutistk-a ; r co- stumi, le antichità; le sue ricerche abbracciano una grandi* estensione di paese tra lu baia di Campécbe e quella di Hon- duras; e questo nuovo lavoro fruitogli da parte della So- cietà di Geografìa ima medaglia d' incoraggianiejito ; ma co- me le sue memorie giunsero dopo la spirazione del concorso aperto sulle amichila di Palenca, la Società non poteva più occuparsi, sotto quest'ultimo aspetto, delle memorie e delk- ricerche di Galiudo. fiv\ mese di settembre del 1H4I è stata annunziata la sua funesta morte. £ra uomo d'onorato ca- rattere, zelante del bene del suo paese, e mescolavasi con ardore nei pubblici avvenimenti: fu vittima dell'anarchia che allora sconvolgeva quella contrada.
Le rovine di Palenca destano un sentimento di tristezza e d'ammirazione; tulli quei vestigi d' amichila, o ritti o che
VIAGGIO! N AMERICA 139
il piede calpesta , rammentano un popolo grande e potente, che ha pur calpestalo quel suolo . Che è mai divenuto ?
Nel centro della città sì vede una mole di figura pirami- dale formante un parallelogrammo, e composta di tre corpi posti a scarpa gli uni sovra gli altri; la lunghezza di quel- Tedificio è di più di trecento quaranta metri, cioè più d'un quarto di lega; T altezza è di sessanta metri ; le mura hanno quattro piedi di grossezza ; la copertura è falta di lastre cosi grosse, da stare, dice Dupaix , a prova di bomba *, le porte sono di pietra , e nulla indica che sieno state mai guarnite di ferramenti : un lucido intonico ricopriva tutto r edifizio, sormontato da una torre di quattro piani, alta settantacinque piedi ; una grande scala stava in fronte della facciata rivestita di geroglifici , d' ornamenti di stucco e di personaggi alti sette o otto piedi , le cui sembianze differi- vano affatto dal carattere delle fisonomie, che si trovano su i monumenti aztechi , prova evidente che tali costruzioni sono state elevate da un altro popolo. LMnterno deir edifi- zio non aveva minore magnificenza , e sotterranei non visi- lati si prolungavano sotto la sua estensione. Da ogni parte scoprivansi acquidotti , sepolcri , colonne, capitelli , statue colossali, idoli, vasi, bassi rilievi; finalmente rottami di ogni spezie dimostravano l'alto grado di civiltà, al quale eran giunti quei popoli • Sopra uno di quei monumenti fu ritrovata l'impronta di quella croce, della quale ho già fa- vellato, la cui scoperta porse occasione a strane congetture, almeno nel Messico e in Spagna : è una croce latina sor- montata da un gallo a due code e circondata da diversi ornamenti; a pie della croce, dalla parte sinistra, si vede una donna avente in braccio un fanciullo testé nato , che presenta a un sacerdote situato dalla parte opposta ; ciò in- dica, dicesi, che quello era T emblema della fecondità.
XII. 1 7
GAP. XIII.
Le COHDIGLIEHE—FOBKA STRAXA DBL SfOL
Hsssico— U CIMA, o TIBRRÀS FRIAS : TIERRÀS TEUPLAltAS : il littokalb CJi./E.VrE5-Ft!BBaE CI ALLA— Clima— 1
r ■v^ o abbiamo rapido s^'uardo su I iiinnumentiroslruUi d.i {loiioli , dei ì quali perfino il nomee perduto: 000 i restano cbe gli avanzi , ed es$i , eccitando la noslni ammirazione, Irislamenle rammenlaDo la fragilità dulie umane grandezze e la vanità delle nostre effimere glorie . Ora «ianio per contemplar monumenti beo attrimenli degni d'eiritar entusiasma , perchè elevati dulia mano della natura; intendo parlare della Cnrdiglifra (kilt Andes , di qtiella catena di gigante»clie montagne, cbe fan parere giuoctii infantili i nostri piU superbi monumenti , tanto, ci sorprendono le loro colossali proporzioni ; und' é che gli antichi popoli ^ per trovare abitanti paragonabili a disi maestosa grandezza , supposero le montagne già abita- le dai Tilan' , da raz/.e di giganti . Queste IradiEioni cono
.J
VIAGGIO IN A M E K I C A 151
uDìversali , si ritrovano ovunque , nelle Tavole nostre , co- me in quelle d' India e d' America .
Se col pensiero trascorrasi la immensità delle contrade attraversate dalle giogaie della Cordigliera, vedrassi,che colle due estremità ella tocca quasi i due poli, ed è senza fallo la maggiore e la più maestosa armatura del globo , com'è la più curiosa per la costruzion geologica, per le ve- dute, per li fenomiui.
1/ altezza di quelle montagne è assai disuguale; in certe parti la vera sua elevazione non supera quella delle Alpi , dei Pirenei o degli Appennini; mentre in altre parti aggua- glia quella delle più alte montagne del mondo. » La parte )i più aita è tra V equatore e il i^ 45 di latitudine austra- » le. Solo in questo breve spazio, dice Humboldt , si trova- »» no monti che superano i 3847 metri d' altezza . >»
Le Andes si scorgono dal mare a si enormi distanze , che i naviganti non potendo credere alla verità della loro appa- renza, le prendono comunemente pcrnlibi. Duhaut-Cilly ha fatto a questo rispetto ui.'ossorvazione essenziale, che credo di
dover qui referire ; ed è, che vedute col canocchiale, delle linee d'ombre partono dalla cima di quelle montagne, e discendono verticalmente nel mezzo e obliquamente dai due lati come gli spigoli d*un ventaglio, e guardandole at- tentamente non vi si scorge alcun movimento di forma , ciò che non accade delle nuvole per quanto tranquilla sia r atmosfera .
Su quattro punti diversi queste montagne formano enor- mi masse, sul cui dosso sostengono pianure di varia am- piezza: questi sono i rialti; tre dei quali rinvengonsi nell'emi- sfero australe, ed uno, quello del Messico, nel boreale. Ma è ben da notare, che i rialti a mezzogiorno dell'istmo di Pa- nama sono incomparabilmente minori di quello del Messico ;
ISa LAFOKD 1>I LERCV
i primi non sono allro elio lunghe vallale o (Iirii()ali burroni, rlie rompono )<i Coriligliera in varie ilireziunt , la profondila dei quali varia dai sette agli ollorenlo inelrì ■ La cuiilinuì- là degli elevati piani essendo cosi frequentemeole intvrrotta t tjli abitanti del Perù non possono viaggiarvi se non conbes- lie da soma. Nel Darien , nel Cboc» ed a Panama la immensa giogaia sembra interrompersi , abbassandosi ad un tratto, e le più elevale cime di essa ivi non passano i dugento metri; ma nel Messico si rialza, e il suo allungato dorso forma un solo ampissimo rialto , che dà a quella contrada un aspetto alTatto singolare .
Il suolo del Messico è composto d' alte e dì basse ter- re. Queste si distendono sul Udo orientale ed occidentale, quelle occupano la maggior parie del territorio , sull' allo del quale son posle le più importanti e più popolate cit- tà. L' elevazione del rialto é dì 1^200 a 3<XX) metri sopra il livello dell' Oceano ; e la sua figura é tanto più singolare , che non é iulerrotta per traverso da alcuna valle come nel Perù ed altrove ; ei forma un piano senza cimlìni , parallelo nella sua maggiore estensione all' orìi- zoute, con pendenze generalmente assai miti formate da una successione di valli , elle disrendono come a scala fino ai mari Atlantico e Pacifico.
I.a Cordigliera del Messico, che dopoGuatimala si pre- senta riunita con una larghezza proporzionata al ristringi- menlo dell' istmo, s' allarga ad un tratto verso il 19 di 1»- tiludine prendendo il nome di Sierra- Madre ^ind'ìcazioDe metaforica derivala senza dubbio dalle due diramazioni Ìd- ferìorj, le quali , formatesi in questo puuto , dilungaosi a levante ed a ponente per andare, degradandosi , verso tt settentrione del Messico ; quivi la Cordigliera si riabca ai un trailo, e giunge ud un' alle/za uguale a quella delle più'
VIAGGIO IN AMERICA 135
grandi monlagne ; cilo per esempio il picco di Sant-Eiia ? che è elevato 5512 metri !
Il rialto, quantunque riunito , si divide pero in molti im- mensi bacini o vallale lunghe venti , quaranta e cinquanta leghe, e solo separate tra loro da piani inclinati di medio- cre altura , o al più da colline superiori appena dugento metri al livello delle medesime valiate. » In generale , dice 1 M Humboldt, il rialto messicano è tanto poco interrotto da i M valli , e la sua pendenza è si mite , che fino alla città di j n Durango , 140 leghe lontano da Messico , il suolo è con- i » tinuamente elevato da 1700 a 2700 metri sul livello dell' j
I I
» Oceano; altezza pari a quella del San-Gottardo , del Gran n San Bernardo e del Monte Genisio nelle Alpi Europee ; »
Si può scorrere ovunque il rialto in vetture ; e per dare più \
perfetta idea della sua figura , basterà dire , che la dìstan- |
za di 84 leghe, che divide Messico da Yera-Groce , scorre |
per 56 leghe sul rialto o piano superiore , e per 18 leghe 1
i
soltanto nella rapida e continua pendice che conduce sul li- . do ; e dalla parte opposta , la via che si dirige verso Aca- i pulco per una estensione di 76 leghe , ne ha 60 sul rialto superiore ed il resto sulle pendici. 1
Da questa disposizione del suolo , che ho dovuto minu- tamente spiegare, si comprende che il Messico deve presen- tare innumerevoli contrasti per vedute , variazioni di siti • di climi , e come presso a romantiche , fertili e popolose vallate si trovino deserti, inaccessibili vette, nevi e climi glaciali, che fan contrapposto alle contrade littorali arse dai raggi perpendicolari del sole de' tropici.
Il lido sui due mari del Messico è formato da una con- tinua pianura più o meno ristretta dalle montagne ; quivi la riva è generalmente coperta di vigorosa vegetazione , di folte ed impenetrabili Corcsle , che s'estendono fino ai primi
t";4 LA FONO DI LIKCY
^T:i<lì;ii della Conli^liera. Quelle baise lerre son chia- mate lierras calientes, terre (\ Ide ; le pendici delle moDla- gne soQ delle* tierras templadas , terre temperale ; e sul rìaW lo sono le tierras frias , terre fredde; nomi derivanti , co- me si vede , dalla ualura del clima.
Sul lido^ nelle tierras calientes^ la naiura fa mostra di lut- tala sua magnilicenza vegetale; là crescono sponlaneamen- le, senza attenzioni e senza cultura , il banano, frullo si prezioso alla sussistenza dell' uomo nelle regioni equa- toriali, il cotone, r indaco, la canna da zucchero, la vai- niglia , il caffè , la cocciniglia , il caccao, tulli ricchi e pre- ziosi prodollì , che diverranno un giorno V oggetto di gran- di coltivazioni e di florido commercio; ma al presente man- can le braccia ; vi sono appena sei o otto abitanti in ogni le- ga quadrala. In quelle solitarie campagne liltorati una ca- panna e poche piante di banani bastano a tutti i bisogni deir uomo , e nelle città , ove il lavoro si paga a prezzo ec- cessivo, la mercede d' un giorno basta alla sussistenza di una settimana. Illittorale del Messico è tutto favorevole alla rcltura del cotone, come la Luigiana e il Brasile, e a quella dello zucchero , come la Giammaica e San-Domingo ; la prima era mollo antica presso i popoli aztechi , e quella del caccao , della vainiglia e della cocciniglia eravi nativa. Questa contrada è chiamala in agricoltura ad alti destini, ma prima richiede esser liberata dair insalubrità , e dalla febbre gialla che tutti gli anni la visita.
L'abate Clavigero afferma, cbe quella terribile malattia chia- mata nel paese el vomito nrj/ro, mostrovvisi la prima volta nel Miii; per altro la sua presenza none slata ben veriGcata, come il suo periodico e regolare ritorno, se non dopo il 1793.
Ix stragi della febbre gialla furon tali , che più volte é stato proposto di radere al suolo la città di Vera-Croce e
V 1 A G G I O I N A 91 E B 1 e A 1^5
trasportarne gli abitanti a Xalapa; e dopo proclaoQata V in- dipendenza faceva si grandi stragi fra i soldati della guar- nigione, che il governo della repubblica propose, nel 1829, nel 1830, e nel 185o, di cominelterne la difesa ad una schiera particolare di Negri e d' uomini di colore ; tuttavia non si credè poter confidare alla loro fedeltà la chiave del Messico. In somma, liUorale è parola di terrore agli abi- tanti del rialto, i quali non vi discendono, se non quando non possono fare a meno : invano natura versa i suoi be- nefizi nelle feconde pianure ; Tludiano e il Messicano pre- feriscono le loro elevate e salubri montagne ai ricchi ricol- li, che potrebbero attendere dalla cultura delle terre basse. I forti calori, uguali a quelli del Senegal , si fan sentire sul littorale nel mese di maggio ; e sono immancabilmente accompagnati dalla febbre gialla , la quale prosegue senza interruzione le sue stragi per tutta la stagione piovosa , e principalmente nel luglio e nell'agosto; la febbre non co- mincia a cedere che neir ottobre, quando i venti di tramon- tana vi portano il loro soffio salutare. Quella crudel malat- tia è più terribile e più distruttiva sulle prode del Messico , che in qualunque altro luogo del mondo ; numerose espe- rienze sembrano provare che non è epidemica, ma solo en- demica ; le sue cagioni fino al presente sono ignote, quan- tunque sembri dimostrato che sono neir ammosfera. Il con- gresso di Vera-Croce fece , son pochi anni , la pubblica of- ferta d'una ricompensa di 100 mila piastre ( 525 mila fran- chi ) a chi trovasse il preservativo o il modo curativo per quella malattia ; da quel tempo si è presentata una molti- tudine di ciarlatani, che hanno imbrogliato il soggetto an- zi che schiarirlo; tuttavia , un medico Inglese ha ofierto di guarire ottanta malati su cento per mezzo dell' aspirazione di diversi gassi esalati da varie piante ad un certo grado di
calurt; ; cliiedeva^ che i mainili ai quali iIov(^\a porgere le sue riire gli fossero aFQdali all'apparir del morbo ; c4ie doo funsero attaccati da altre croniche malattie ; cbe gli (osse couiDiessa la veolilazìone e la dispo$izìoDe del casauiL'nlo destinalo a servir di spedale , e cbe , ripetuta 1' esperìeoM Ire volle di seguito con successo , gli fosse destinato il pre^ mio. I|:noro qual sia stato l' effetto di tale esperimento affat- to recente.
Il senlimenlo prodotto nelV animo dall' aspetto della or- renda nialatlia , della cri^ e della line, é forse uoa delie jttù operose cagioni delle sue stragi : il modo più eflìcace di evitare la febbre gialla è di fuggirla , di non restare nel luogo deir infezione, e d' abbandonare il lido o imbarcandosi o facendosi trasportare io luogo più allo : è noto , che giun* geodo alla regione ove cominciano a crescere i lecci ( e il conline segnato dalla Provvidenza al morbo ) non è più da temere il suo attacco. Quando Builoch giunse a Vera-Cro- ce, la maialila infieriva in orrenda guisa; egli restò in bar- ca, e commise una vettura tirala da quattro buone mule^ ove fece subito portare i bagagli : e quando tutto fu pron- to , sali in vettura e andò via di galoppo senza arrestarsi lino a Xalapa.
Il littorale é soggetto anclie a febbri eudeoiiche e per lo pili mortali, che vi fan grandi stragi ; sono in certi tempi violente all' estremo , e attaccano massimamente i foreslivrì elle non sono acclimatati.
A partire dalle basse contrade del lido , il terreno andan- do sempre a salire, le varie sedi delle piante sì sua-edono ì cordine della loro zona vegetale. Perebé qui la temperatura non dipende dall' altezza del polo , ma dall' elevazione per> ]iendÌcol.ire del suolo sopra il livella del mare. Cosi in una città del rialto fabbricata in cima d' una delle più emiaeiili
VIAGGIO III AMERICA 137
monlagoe del Messico , quantunque a pochi gradi dall' e- quatore , si ha la temperatura di Russia.
Le basse terre hanno V altezza media di 500 metri sopra r Oceano, ed una temperatura di 2d a 50 gradi, del termo- metro centigrado , che però sale spesso a 45 e 48 : è questo il clima dcir India. — Le terre situate nel declivio , alte da 1200 a 1 700 metri , hanno la media temperatura di 18 a 20 gradi , e godono di perpetua primavera ; air altezza di 800 metri comincia a crescere il leccio ; in questa regione cre- scono il melarancio , il melagrano , il cedro , V ananasso , ecc. — La temperatura del rialto delle Herras frias è ben lontana da rassomigliare a quella del lido riarso dai calori dei tropici ; quelle terre sono alte 2400 metri , e la loro temperatura è di 16 a 17 gradi. Vi si gode il clima della Francia meridionale , della Grecia, dell Italia; ivi cresco- no la vite , r olivo, il gelso , il fico, e tutti i cereali del- l'Europa.
Cosi in poco tempo salendo dalla marina in cima al rial- to ,si può scorrere tutta la scaia della vegetazione; dal coc- co che cresce in riva del mare, fino all'abete che copre le vette delle montagne; e sopra alcune più alte cime, bassi , come abbiam dello , la temperatura delle contrade polari.
Generalmente il clima del Messico, rispetto all'altezza del suolo , è molto più freddo che non sembrerebbe indi- care la sua latitudine , e le montagne vulcaniche di quella regione si copron d'abeti come le Alpi delta Norvegia. Le province settentrionali del Messico,